Anziani_in_piscina.jpgDa Sophia Loren a Giorgio Armani, da Andrea Camilleri a Gino Paoli. E poi Ornella Vanoni, Leonard Cohen… E che dire di Helen Mirren, la grande attrice inglese che, a 70 anni, ha stipulato un contratto milionario per una nota casa di cosmetici? Insomma, pare che i settanta e gli ottant’anni (o giù di lì) siano finalmente anni da celebrare, da vivere pienamente, fuori dallo schema del pensionato chiuso in casa, brontolone, senz’altro interesse che i nipotini, con molti acciacchi e poca vitalità. I grandi vecchi del 21° secolo – lo dicono le statistiche – guidano, usano il computer, viaggiano, leggono, fanno sport e hanno vita di relazione e anche sentimentale intensa. Magari divorziano e  si risposano. Vabbè, diranno in molti, i più saranno uomini e donne dello spettacolo, o personaggi di successo, ricchi e famosi… “Assolutamente no – spiega Giovanni Paolisso, presidente della Società di geriatria e gerontologia (Sigg) – dalla mia esperienza clinica direi che sono per lo più le persone comuni ad avere il dono di una vecchiaia attiva e in salute”. E le statistiche gli danno ragione. I nonni digitali, ad esempio, sono in aumento: nella fascia d’età 65-74 anni gli utilizzatori competenti di computer sono il 20% contro il 4,4 del 2003.

Insomma, la vecchiaia si avvia ad essere una nuova età dell’oro. Ma come si fa a conquistare e mantenere uno stato di benessere e di salute? Qual è il segreto della longevità? “Non ce n’è uno solo. Ma il primo è senz’altro l’attività fisica – spiega Paolisso – fatta sempre, fin da giovani. Certo si può cominciare anche a cinquant’anni, meglio tardi che mai, insomma, ma i grandi vecchi sono persone che hanno evitato la sedentarietà per tutta la vita” . Che tipo di attività fisica fare dopo i 65 anni? Il medico consiglia passeggiate a passo veloce tutti i giorni. Ma è perfetta anche la cyclette, il nuoto, la ginnastica in acqua, lo yoga. Poi conviene dimenticarsi il più possibile dell’ascensore. Se si è abituati anche ad altri tipi di sport, è bene continuare. “Come metodo per capire se stiamo facendo un buon lavoro – spiega meglio Paolisso – anche da un punto di vista cardiovascolare, è camminare fino provare un leggero senso di sudorazione”.
Bisognerebbe anche evitare di stare troppo tempo seduti in poltrona assecondando la pigrizia con la scusa dell’età. “Fare attività fisica 30 minuti al giorno va bene, spiega un endocrinologo americano, James Levine, che ha studiato la “setting disease” la malattia dello star seduti, ma non può certo contrastare gli effetti negativi dello star seduti tutto il giorno. Ciò che bisogna fare è alzarsi almeno 10 minuti al giorno ogni ora e muoversi”.

Il secondo segreto della longevità? “L’alimentazione, ovviamente – continua il professore – che dev’essere parca. Mi spiego meglio: nessuna delle persone che arrivano così in forma a un’età avanzata è mai stata obesa. La dieta mediterranea è la migliore carta che ci possiamo giocare. Quindi, frutta e verdura, poca carne rossa e soprattutto pesce, quello ricco di omega 3, che per gli anziani rappresenta un fattore nutrizionale importante, utile soprattutto a livello cardiocircolatorio. Raccomando l’assunzione degli omega 3 attraverso il cibo, perché solo nel cibo si presenta in un mix di sostanze assorbibili completamente dal nostro organismo. Il pericolo maggiore che corre l’anziano da un punto di vista alimentare è la sarcopenia, ovvero il deperimento muscolare, provocato da una dieta povera di proteine, che conduce rapidamente alla disabilità fisica. Perciò largo a pesce, carni bianche e latticini”. Anche bere molta acqua, è importante, almeno un litro e mezzo al giorno. I medici raccomandano anche di assumere fibre, che possono compensare la ridotta mobilità intestinale. Il terzo segreto della longevità è la genetica. “Se ho dei parenti che hanno vissuto a lungo posso essere avvantaggiato. Ma se peso 120 chili la genetica smette di contare”. Anche se si continua a fumare o eccedere con l’alcol, la genetica smette di influenzare positivamente la nostra salute. Secondo un recente studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’università di Cambridge, abitudini di vita più sane possono estendere la durata della vita di 14 anni. Il cambiamento più vantaggioso è causato dall’eliminazione del fumo.

Ma curare il corpo non basta. Altrettanto importante – il quarto segreto della longevità – è la mente. “È un muscolo al pari degli altri. Che va esercitato per contrastare l’inattività che segue al ritiro dall’attività lavorativa soprattutto continuando ad avere un contesto sociale attivo, in famiglia o nel volontariato, ad esempio. Bisogna coltivare degli hobby culturalmente significativi e andare al cinema, a teatro, viaggiare, leggere molto, o suonare uno strumento, imparare una lingua… L’enigmistica? Ma sì, anche l’enigmistica, anche se come ginnastica per la mente è – diciamo – vuota di contenuti culturali. Meglio certi videogiochi di nuova concezione studiati appositamente per allenare le funzioni cerebrali”.
Il maggior rischio da evitare, per un anziano, è anzitutto la solitudine. Che può compromettere un equilibrio già impercettibilmente instabile. “Chi è solo perde lo stimolo a mantenersi vigile e attivo, a combattere i piccoli deficit di memoria o i primi disturbi cognitivi. E questo può essere fatale”, spiega Paolisso. “Non bisogna mai far sentire l’anziano come un peso: mai dirgli, ad esempio: non posso uscire perché ci sei tu. Al contrario è necessario farlo sentire una parte attiva della famiglia e della società”.
Poiché l’aspettativa di vita è in continua crescita, è evidente che gli anziani saranno sempre di più. L’anno prossimo gli ultra65enni saranno il 22% della popolazione. In questo quadro mondiale, l’Italia risulta essere uno tra i Paesi con il più alto tasso di longevità. Secondo i dati Istat del 2012 gli over 65 sono 12,3 milioni, cioè circa il 20% della popolazione totale, che si stima possa arrivare al 26,5% entro il 2030. La sanità deve cambiare, perciò. Adeguarsi alle sfide di una società che cambia. “Per questo – conclude Paolisso – chiediamo da tempo che venga elaborato un piano sanitario nazionale per l’anziano, che metta a regime tutti gli interventi necessari e renda omogenei i servizi tra regione e regione”.

Silvia Fabbri (dicembre 2014)

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