Un libro custodisce sempre qualcosa. Spesso una memoria che rischia di dissolversi, affinché non vada perduta.  “Le mani in pasta – le mafie restituiscono il maltolto” sfugge a tale definizione. Narra infatti una storia di giustizia e di riscatto che prosegue da vent’anni e germina: è la storia della coop Placido Rizzotto – Libera Terra e delle altre cooperative, nate in seguito, che coltivano i terreni confiscati ai boss mafiosi. Oggi i prodotti frutto di questa vicenda, carichi di valori, vengono distribuiti grazie a Coop in tutta l’Italia per un fatturato annuo vicino ai 7 milioni di euro. La qualità, tutelata da marchi come Libera Terra e Centopassi, non ha nulla da invidiare a quella dei marchi più blasonati dell’agroalimentare italiano.

Anche sul piano editoriale lo sforzo pionieristico della Placido Rizzotto raccontato da Carlo Barbieri – una storia di grano, pasta, coraggio e attrezzi agricoli rudimentali – ha gemmato. Dal primo libro (pubblicato da Editrice Consumatori nel 2006), di grande successo, ne è filiato ora un secondo (Jaca Book, 2021, collana Contastorie diretta da Daniele Biacchessi), in coedizione con la stessa Editrice Consumatori che pubblica la nostra rivista: dal 15 luglio il libro è disponibile sugli scaffali, a cominciare da quelli delle librerie.coop, e online su www.jacabook.it.

Barbieri ripubblica così, a distanza di quindici anni, il suo testo aggiornato e arricchito da un’ampia parte iniziale (con il percorso di crescita e passione civile delle cooperative agricole firmato da Daniele Biacchessi e una prefazione di Marco Pedroni, presidente di Ancc-Coop, intitolata “Tutti possiamo combattere le mafie”), che ci mostra il lungo cammino cominciato a San Giuseppe Jato, in provincia di Palermo, ad opera di un pugno di giovani volenterosi. Un percorso sfociato oggi in una galassia di imprese, una decina le principali, che lavorano in varie regioni del Sud, ma anche del Nord Italia, grazie alla legge 109/96 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie.

Come sintetizza bene Biacchessi, «da prodotti di terre difficili, fino a poco tempo fa luoghi di orrori e illegalità, siamo arrivati ad avere nei negozi molti frutti di legalità di alta eccellenza, con una crescita dunque non solo quantitativa ma anche qualitativa, inimmaginabile fino a poco tempo fa».

La cultura mafiosa e noi Parliamo di vino, pasta, olio (nella pagina seguente i prodotti più venduti) contrassegnati dal marchio di qualità e legalità Libera Terra. Acquistarli ha un significato ben preciso. «La lotta alle mafie – spiega Marco Pedroni – si fa anche scegliendo prodotti e produttori che agiscono così, che sono puliti, che non cedono alla corruzione o alle intimidazioni, che rispettano l’ambiente, che pagano correttamente i lavoratori e le tasse».

La storia racchiusa in “Le mani in pasta” e le scelte compiute in questi anni da operatori di mercato come Coop, dicono che è possibile non piegarsi alle ingiustizie e a un mercato distorto. E farlo con successo.

Coop cosa fa in concreto? Oltre a vendere i prodotti di Libera Terra, argomenta Pedroni, «chiediamo ai nostri fornitori chiare scelte di legalità, controlliamo attentamente la provenienza e i processi che ci sono dietro ai nostri prodotti a marchio, incentiviamo pratiche commerciali stabili che danno certezza e prospettiva ai nostri fornitori. Ma se facessimo solo questo sarebbe ancora insufficiente per quella che è la nostra natura di cooperazione di persone»: Coop sostiene direttamente le cooperative di Libera e ne promuove la conoscenza. È seguendo questa strada, si legge nelle prime pagine del libro, che si semina la legalità per “contaminare positivamente tutta l’Italia”.
Ma vediamo cos’è successo, in sintesi, nei vent’anni dalla nascita della Placido Rizzotto a oggi.

Un modello “alternativo”«È successo che è nato un modello economico e imprenditoriale alternativo – riassume Carlo Barbieri – contrapposto a quello mafioso, basato sullo sfruttamento volgare di risorse economiche e umane, sull’intimidazione e sull’arricchimento spregiudicato e al di fuori delle logiche concorrenziali, civili e sociali». È pensando a questo modello “alternativo” di economia (che poi dovrebbe essere quello normale) e all’ intreccio di anniversari che si verifica quest’anno, che in gennaio Barbieri, per 44 anni nella cooperazione di consumo, ha avuto l’idea di rieditare il proprio libro. «Soprattutto mi sembrava giusto riprendere in mano il discorso – spiega – vista la deriva culturale e sociale dei nostri tempi, che personalmente non mi aspettavo».

Nel frattempo altre cooperative si sono costituite sui beni restituiti alla comunità, alcune con nomi di località o di zone geografiche, altre di vittime innocenti delle mafie come magistrati, sindacalisti e uomini politici. Importante è stata la nascita, nel 2008, del Consorzio Libera Terra Mediterraneo, che consente la distribuzione in Italia dei prodotti Libera Terra nonché l’accesso ai mercati esteri.

Il consorzio gestisce anche l’organizzazione di visite e soggiorni negli agriturismi delle cooperative, per singoli, gruppi e scolaresche. Obiettivo: far conoscere soprattutto ai giovani realtà così particolari. I soci Coop sono da anni tra le presenze più assidue nei campi di Libera e questa riedizione del libro è anche un omaggio a loro.

Ettari e fiamme In quindici anni il bilancio delle terre assegnate alle cooperative è salito, raggiungendo i 1.222 ettari, con 62 soci (13 volontari e 49 lavoratori) e 26 soci sovventori, mentre i lavoratori non soci sono 129, inclusi quelli del Consorzio, per un totale di 178 occupati. Le cooperative, partendo dalla Sicilia, si sono sviluppate in Calabria, Puglia e Campania, ma anche nel Lazio e in Lombardia, dove le mafie si sono estese e ramificate. E accanto alla quantità dei raccolti è aumentata, come si diceva, la qualità, «perché i prodotti Libera Terra – continua Barbieri – non possono rappresentare soltanto un simbolo, seppur così importante, ma devono anche essere buoni, puntare all’eccellenza qualitativa e a un sempre miglior rapporto tra qualità e prezzo, nonché rappresentare il frutto del lavoro di un’imprenditoria sana, legale, competitiva».

Come in uno stagno in cui è stato lanciato un sasso, i cerchi ci sono ma le difficoltà non mancano nemmeno oggi. E vanno dalle poche risorse economiche all’amalgama non sempre facile della compagine sociale (i cui soci vengono reclutati per bandi pubblici), fino agli atti di natura dolosa come quelli contro la cooperativa Rita Atria di Castelvetrano, nel trapanese, i cui uliveti sono stati dati più volte alle fiamme.

Rivolgersi in agenzia Un’altra data da ricordare è il 2006, perché segna la nascita dell’Agenzia Cooperare con Libera Terra (che sostiene il libro e figura col proprio logo), oggi presieduta da Rita Ghedini: una vera e propria “banca delle competenze” messa al servizio delle cooperative di Libera Terra, per affrontare le più svariate problematiche: dall’elaborazione di piani di impresa alla selezione e formazione professionale, dalla redazione di bilanci al supporto in campo amministrativo e finanziario. Ne fanno come soci le coop aderenti a Legacoop di un po’ tutti i settori: dalle coop di consumatori alle assicurazioni, dall’edilizia all’agricoltura alle cooperative sociali, oltre alle rappresentanze regionali di Legacoop e ad alcune amministrazioni pubbliche.

«La fase pionieristica raccontata in questo libro è stata importante ed entusiasmante» conclude Barbieri. Acquistando i prodotti Libera Terra e leggendo “Le mani in pasta”, ciascuno di noi può farsi testimone di questa storia di grano, coraggio e legalità.

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