Pubblichiamo un intervento di Luca Bernareggi, presidente dell’associazione nazionale cooperative di consumatori. “L’assemblea delle delegate e dei delegati dell’Associazione Nazionale delle Cooperative di Consumatori che si è tenuta a fine marzo a Genova, a cui hanno partecipato 300 persone provenienti da tutta Italia, ha rappresentato un punto di consapevolezza non comune sul futuro dell’esperienza di Coop nel nostro Paese e sui temi che questa esperienza è chiamata ad affrontare.

Continuare ad essere una parte viva della società e dell’economia italiana, vivendone le enormi sfide di cambiamento e le numerose opportunità consapevoli di dover stare al fianco di quelle persone, e sono milioni, che hanno a cuore la Coop è il richiamo a cui dobbiamo dare un insieme di risposte convincenti, di quelle risposte che devono durare un po’ di più dello spazio di un mattino. Una volta sarebbero state definite, giustamente, risposte strategiche.

Il contesto non aiuta certamente ma abbiamo l’ambizione, in una certa misura il dovere, di dare il massimo del contributo possibile. La straordinarietà del momento lo richiede.

La disponibilità alla spesa tradizionale delle persone è in contrazione, preoccupa la sfiducia verso il futuro, quotidiani sono i cambiamenti nei comportamenti e negli stili di vita individuali e di gruppo, si affacciano anche in Italia prepotenti operatori mondiali del commercio on line, la difficoltà di far fronte a costi sempre meno competitivi e come contrastare pratiche commerciali censurabili, sono alcuni dei paradigmi che già sono entrati nelle nostre abitudini quotidiane e nell’agenda delle domande a cui, insieme, dovremmo provare a dare una risposta convincente.

Per esempio qualcuno pensa davvero che con 500.000 nostri concittadini che, in poco più di cinque anni, già usano l’automobile con la formula del car sharing  non cambierà nel profondo il mercato delle auto e dell’organizzazione dei  servizi conseguenti ?

Soprattutto le persone più giovani hanno maturato un rapporto meno banale con il denaro e con l’idea stessa di proprietà e io penso che queste riflessioni, in larga parte assolutamente compatibili con i valori di fondo di Coop, debbano entrare in questa ridefinizione di strategia e di missione.

A ciò si sommano, e sarebbe da ipocriti negarlo, alcuni ritardi del nostro mondo, la sua eccessiva frammentazione nell’organizzare al meglio risposte qualificate, contemporanee ed efficacemente mutuabili.

Occorre partire da queste consapevolezze per comprendere il passaggio importante che riguarda il destino di tutte le cooperative e dei loro strumenti di sistema.

Di tutto questo, con estrema franchezza, a partire dai presidenti si è discusso a Genova, sia nei contributi di coloro che nelle cooperative hanno un conto economico più marcatamente positivo che anche, a maggior ragione, nelle parole di coloro che stanno affrontando passaggi impegnativi nella ristrutturazione delle loro attività.

L’ attaccamento alla vita di Coop, a tutto ciò che Coop rappresenta per l’Italia, per i suoi cittadini e le comunità in cui vivono, ci impone di stare onestamente sui confini di queste frontiere. Che sono anzitutto economiche e sociali e con diverse intensità tecnologiche, comportamentali, sociologiche. Alcune delle quali, è bene precisarlo, hanno più di un richiamo a principi per noi irrinunciabili quali la  democrazia, la libertà e la dignità individuali.

Per tutte queste ragioni ho condiviso il richiamo dei presidenti delle cooperative ad aprire una vera e propria fase “costituente” di vita dell’Associazione, capace di valorizzare le differenze esistenti  in un quadro però di ridefinito protagonismo unitario della cooperazione di consumatori nel tessuto imprenditoriale e sociale italiano”.

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