La missione della Coop non cambia: difendere il potere d’acquisto dei soci, dei consumatori, delle famiglie, offrendo prodotti di qualità, accessibili a tutti. Soprattutto in momenti come questo, in cui ci confrontiamo con la tassa più ingiusta: l’inflazione, che colpisce in particolare le fasce meno abbienti della popolazione, perché i consumi di base, quelli per il cibo, oltre una certa soglia non si possono ridurre». Il presidente Coop, Marco Pedroni, racconta così come si potrà festeggiare con un po’ più di serenità il Natale e la fine dell’anno in arrivo, nonostante il carovita che morde. Anche grazie ai 1.400 nuovi prodotti Coop già arrivati nei negozi quest’anno e gli oltre 2 mila che nel 2023 faranno la loro comparsa nelle corsie di ipercoop e supermercati. 

Una rivoluzione gentile e saporita, che sarà il cavallo di battaglia di Coop nei prossimi mesi per fare fronte all’inflazione e alla crisi energetica che pesano sui consumatori e le imprese: «A Natale per gli amici – spiega Pedroni – metterò sotto l’albero i nuovi prodotti Fiorfiore come la pasta, il pandoro, il panettone, qualche buona bottiglia. Sarà un momento in cui portare i nostri valori di sempre: bontà, convenienza, sicurezza, trasparenza, etica e rispetto dell’ambiente». 

Se l’inflazione si era già affacciata da qualche mese in nord Europa, da agosto in poi i rincari sono diventati visibili in misura crescente anche in Italia dove, di pari passo con il lievitare dei prezzi e delle bollette, i consumatori hanno iniziato a tagliare le uscite. Fino a limare anche sugli alimentari, dove hanno ridotto il numero di prodotti acquistati pur aumentando la spesa. In altre parole: si rinuncia a qualcosa, lo scontrino è più corto, ma ciononostante si spende di più. 

Cosa accadrà sotto l’albero  Le prime avvisaglie sono state subito percepibili nelle insegne low cost, come i discount, dove gli aumenti chiesti dai fornitori sono stati subito trasferiti sui prezzi per i consumatori, subendo gli aumenti più consistenti.  Si stima infatti che da gennaio a ottobre di quest’anno l’inflazione per i beni di largo consumo, esclusi i freschissimi, sia stata di 5 punti percentuali nella grande distribuzione e di 8,5 punti nei discount. 

 «A tutt’oggi – racconta Pedroni – Coop è riuscita a non riversare interamente sui prezzi i rincari che pesano a monte sui nostri acquisti. Anche se i fornitori ci hanno proposto nel corso dell’anno listini sempre nuovi e sempre più alti: un fatto mai accaduto negli ultimi 20 anni. Questo è un anno particolarmente difficile, in cui tutta la Gdo vedrà una compressione molto forte dei propri margini». 

Sul territorio, ciascuna Cooperativa sta sostenendo i consumi e il potere d’acquisto dei soci con iniziative dedicate ai prodotti di uso quotidiano, centrate sul prodotto Coop. Una strategia resa possibile anche dalla riduzione dei costi e da una gestione molto oculata dei consumi energetici. «Non sorprendetevi – avvisa Pedroni – se quest’anno alla Coop troverete qualche luminaria in meno o un’atmosfera più sobria, meno sfolgorante: anche questo è un modo per riversare risparmio sui consumatori senza incidere sulla qualità». 

Non va dimenticato, infatti, che anche i punti vendita hanno subito rincari del 300% sulla bolletta dell’energia. Così è partito un “piano d’emergenza” che da qualche mese punta a ridurre del 10% i consumi di elettricità e del 15% quelli del gas utilizzati dalla rete di vendita Coop. Dove intanto continua a espandersi il ricorso all’energia autoprodotta, pulita e rinnovabile, grazie al fotovoltaico. 

«A novembre – sottolinea il presidente di Coop Italia – sembra iniziata una lenta discesa, con qualche segnale di rallentamento dei prezzi delle materie prime agricole e dell’energia. Ma questi risparmi si rifletteranno sui beni di consumo solo tra diversi mesi, probabilmente a metà del 2023». 

Una politica per redditi e consumatori Nel frattempo, per fermare la corsa dei prezzi che alleggerisce il carrello, servirebbe un intervento radicale. «L’innalzamento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali rischia di alimentare la recessione. Invece bisogna proteggere e sostenere la parte più debole del paese, la domanda e i consumi di chi vede lo stipendio o la pensione fermi mentre i prezzi salgono, e tutelare le imprese sane. Come è stato fatto per le accise sui carburanti – è la richiesta di Pedroni – il governo dovrebbe intervenire subito su un paniere di beni quotidiani più importanti come pane, pasta, latte, olio, uova, che oggi hanno l’Iva al 22 o al 10%, portandola al 4% o addirittura azzerandola, almeno per un anno». 

Una sorta di moratoria, da finanziare con l’extragettito Iva dovuto all’inflazione stessa e gli extraprofitti di chi, in questo contesto, ha fatto affari d’oro con l’energia e in altri settori protetti. «Inoltre – continua il presidente di Coop Italia – bisogna ridurre il cuneo fiscale, abbassare le tasse a favore dei lavoratori e detassare gli aumenti contrattuali, per consentire ai redditi di risalire». 

Proprio per difendere il potere d’acquisto di soci e consumatori, Coop ha avviato una fase nuova anche nel rapporto con i fornitori: «Alle grandi marche chiediamo di condividere con noi un atteggiamento responsabile e di tutela sui prezzi finali. Chi sarà su questa linea sarà per noi un vero partner, altrimenti ci sarà da litigare. Ai fornitori di prodotti a marchio, invece, proponiamo un’alleanza di lungo periodo per contenere i prezzi e attraversare insieme questa fase difficile, dando una prospettiva solida e di crescita alle imprese. Un approccio che sul territorio si sta costruendo anche con i piccoli fornitori locali di qualità». 

Invece, non sarà la sovranità alimentare (il nome scelto per il nuovo ministero dell’Agricoltura) a mettere la preziosa filiera del cibo italiano al riparo dalla crisi. «Se parliamo di difendere chi fa un lavoro efficiente e di qualità, accorciare le filiere, valorizzare i prodotti locali, dare una forte autonomia alimentare all’Europa siamo d’accordo – conclude Pedroni –: è una politica che Coop porta avanti da sempre. Ma l’autarchia del cibo no, è dannosa. Il nostro agroalimentare si basa su materie prime che arrivano anche dal resto del mondo e sull’esportazione di prodotti unici. Cercare di superare la crisi chiudendosi ciascuno in casa propria sarebbe un errore formidabile».

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