E’ possibile risolvere il dilemma tra qualità e convenienza? E soprattutto tra convenienza ed eticità del prodotto? «La nostra risposta – prosegue Maura Latini – in linea con lo slogan che abbiamo lanciato lo scorso anno, “Una buona spesa può cambiare il mondo”, non è quella di proporre linee di prodotti, come si dice, di primo prezzo, che magari rinunciano a qualcosa su piano della qualità per costare meno. Qualcuno ha imboccato questa strada. Noi invece diciamo che occorre lavorare, e la cosa chiama in causa tutti gli operatori delle filiere legate al cibo, per ridurre le inefficienze, per eliminare difetti e storture che ci sono e pesano. Noi per questo ci batteremo: lo faremo al nostro interno e nelle relazioni con chi lavora con noi. Il nostro obiettivo è quello di riuscire a proporre il prezzo giusto, migliorando anche la relazione informativa con le persone, per far capire che prezzo giusto vuol dire anche garantire sì la convenienza, ma anche la giusta remunerazione per chi coltiva e per chi lavora nei campi».

Una filosofia, quella Coop, che è all’opposto rispetto ad altre catene, come quella che la scorsa estate ha proposto angurie in vendita a 1 centesimo al chilo: «Quella è una presa in giro – commenta Pedroni – un modo per svilire i prodotti e non riconoscere il lavoro di tante persone nella filiera. La spesa giusta non  è sempre e solo il prezzo più basso».

Dunque dando seguito al già citato slogan “Una buona spesa può cambiare il mondo”, il solco dell’impegno Coop è tracciato. E avrà il prodotto a marchio come elemento centrale, perché punto di sintesi naturale tra i valori, le cure e le attenzioni che Coop mette nella produzione e il prezzo finale.
Una conferma in questo senso viene dai dati di vendita di questa fase: la linea di prodotti biologici vivi verde è il primo brand bio venduto nella grande distribuzione in Italia, con oltre 150 milioni di fatturato nel 2019 e non ha cessato di crescere durante e dopo il lockdown, con un trend a valore del +9%.

Una spesa sostenibile e di qualità «Ma è più in generale tutto quanto attiene al tema sostenibilità e cibo su cui il nostro prodotto a marchio non teme rivali – aggiunge Latini – Voglio ricordare l’impegno che ci siamo presi con i nostri soci e consumatori, sia bloccando i prezzi dei nostri prodotti nel periodo di lockdown fino alla fine del mese di settembre, e l’offerta di 10 dei prodotti a marchio al prezzo di 10 euro (“Operazione Forza 10”). Il prezzo molto conveniente (sconto medio del 37% rispetto al prezzo normale), unito al valore dei singoli prodotti che hanno tutti la garanzia Coop, la tracciabilità e l’aggiunta di caratteristiche uniche, ha avuto un grande successo: queste 10 referenze in 3 mesi hanno registrato vendite di 9,5 milioni di euro”.
Ma l’incerto presente che viviamo consegna anche altri aspetti su cui Coop (ma non solo Coop) sarà chiamata a svolgere valutazioni importanti.

«I mesi del lockdown – spiega ancora Maura Latini – hanno cambiato lo scenario e modificato i comportamenti dei consumatori: in particolare è diminuita la frequentazione dei punti vendita. Si va meno a fare la spesa, si cercano negozi più vicini. Dunque i grandi centri commerciali escono penalizzati. Poi sono cambiati i contenuti del carrello. Si privilegiano i prodotti a lunga conservazione e confezionati rispetto ai freschi. Dunque sia sugli spazi che sull’offerta commerciale occorre cambiare, in un contesto che non sappiamo quanto durerà e che potrà cambiare ancora, a seconda di come riusciremo a fronteggiare la pandemia».
Infine, come spiega il curatore del Rapporto Coop, Albino Russo, dopo i due mesi di lockdown più stretto, che hanno visto i consumi aumentare nella grande distribuzione, nel terzo trimestre i dati dicono che i consumi sono fermi. Ad oggi la previsione di Coop è di chiudere il 2020 con un aumento di fatturato intorno all’1%. «Pesa un’incognita legata al fatto – spiega Russo – che sono ancora in essere le misure di sostegno pubblico all’occupazione, come la Cassa integrazione e il blocco dei licenziamenti. Solo quando questa fase sarà esaurita potremo capire cosa è rimasto nelle tasche degli italiani e che andamento potranno avere i consumi».

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