Da marzo 2016 ad oggi 8 filiere dell’ortofrutta, le più critiche (clementine, arance Navel,fragole, pomodoro pachino, lattuga, meloni, pomodoro da industria, uva) sono state setacciate da Coop con verifiche e controlli ispettivi in campo ad opera di un ente terzo, Bureau Veritas, che è andato a caccia di irregolarità nel trattamento dei lavoratori.
Il primo anno della campagna Buoni e Giusti si è chiuso così con 270 aziende agricole fornitrici di Coop interessate dagli audit (ispezioni sistematiche e documentate): un lavoro «complesso e delicato», come lo ha definito Maura Latini, direttore generale di Coop Italia, «che ha portato a risultati tutto sommato incoraggianti anche perché, è doverso dirlo, Coop è partita da una situazione di vantaggio avendo già da tempo avviato le ricognizioni». E così mentre è partita la campagna di controlli 2017 che vede salire a 13 le filiere sotto la lente d’ingrandimento (le 5 che si aggiungono sono anguria, finocchi, cavolfiore/cavoli, patata novella e zucchine), è già tempo di un primo bilancio per Buoni e Giusti.

Le segnalazioni di gravi non conformità, che non offrivano cioè una possibilità di recupero, sono state due. E precisamente nella filiera del pomodoro da industria dove, la scorsa estate, sono state sospese altrettante aziende agricole per gravi problemi di sicurezza e ostilità all’audit. È proprio questa, del pomodoro, la filiera più a contatto con il fenomeno criminale. La scorsa estate per tale motivo sono state più che raddoppiate le ispezioni in campo, per un totale di 48 prevalentemente in Puglia, ma anche in Campania, Abruzzo, Emilia Romagna e Toscana. Negli altri comparti le problematiche individuate hanno riguardato norme di sicurezza disattese su cui si è chiesto un pr0nto intervento, con verifiche di followup previste quest’anno per risolvere definitivamente problemi e criticità.

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