gente_in_strada.jpgDati, cifre e tabelle che spiegano la difficile situazione sociale ed economica del nostro paese, il Rapporto Coop 2014 su Consumi e distribuzione, presentato nei giorni scorsi a Milano, ne contiene davvero tanti. E ovviamente ve li racconteremo in dettaglio. Ma vogliamo partire da una considerazione del presidente di Coop Italia, Marco Pedroni. Una considerazione che non si limita a fotografare le difficoltà, ma prova a indicare alcuni spiragli di (cauto) ottimismo per il futuro: “Dopo anni di crisi economica e sociale e nonostante le notizie ancora negative di questi mesi, come Coop pensiamo che il 2015 possa essere l’anno della inversione di questo trend. A patto che, come già avvenuto con il provvedimento del governo degli 80 euro in busta paga a milioni di italiani, si operino scelte di rafforzamento della domanda interna, sostenendo in particolare il potere di acquisto delle classi più deboli. Servono investimenti strutturali, politiche di riattivazione del credito alle imprese, una nuova ondata di liberalizzazioni a favore dei consumatori. Se sarà così si può invertire la tendenza, si può ritrovare quel segno “più” che aiuti a rompere un clima di sfiducia e pessimismo. Ma occorre determinazione e nuovi concreti passi in quella direzione giusta e condivisibile che sin qui il governo ha tentato di imboccare. Il tema di una redistribuzione del reddito, di aiutare le famiglie che hanno meno è decisivo per rilanciare i consumi e il mercato interno. Non si esce dalle difficoltà pensando che basti l’export. E sui vincoli europei occorre operare per una loro riduzione”.

Il risparmio torna a crescere Si potrebbe dire, dunque, che esiste un percorso per un futuro possibile. Questo anche perché ci sono dati del Rapporto Coop che evidenziano come, dopo i cali nel 2011 (-0,3%), nel 2012 (-4%) e nel 2013 (-2,6%), quest’anno i consumi delle famiglie torneranno a crescere anche se solo di un modesto 0,2%. L’altro dato incoraggiante è che le famiglie italiane hanno ripreso a risparmiare. La propensione al risparmio (in percentuale sul reddito disponibile) che era risalita al 13% nel 2013 (contro l’11,4% del 2012), nel 2014 arriverà al 13,5%. Cosa significa questo? Che, anche nelle difficoltà (che hanno comportato modifiche profonde alle scelte di spesa che raccontiamo nell’articolo che segue), le famiglie hanno potuto ritornare a mettere da parte un po’ di soldi come forma di tutela di fronte prospettive quanto mai incerte. Si risparmia pensando al futuro dei figli (21%), per eventuali emergenze legate alla gestione della casa di proprietà (16%), per integrare la pensione (13%), per problemi di salute o di perdita del lavoro (10%).

È però chiaro che l’aumento del risparmio (dunque di denaro che c’è) è strettamente legato anche alla dimensione psicologica e alla percezione della realtà esterna. Il 91% delle famiglie giudica negativamente lo stato di salute dell’economia del paese, ma solo il 49% giudica negativamente la propria condizione economica. Le nuvole sono in casa, ma molto di più fuori. Dunque nell’incertezza, gli italiani si tutelano. Ma se la percezione sulla prospettiva 2015 migliorasse, anche sui consumi e sull’economia potrebbe derivarne qualche segno positivo.

La fotografia del 2014 Nel descrivere lo scenario attuale Pedroni insiste poi su un altro punto urgente: “La deflazione, cioè il calo dei prezzi, che per l’alimentare Istat ha stimato nel -0,7% (ma che per Coop è di -1,2%) può essere un grave pericolo. Troppa inflazione è negativa, ma la deflazione è altrettanto pericolosa, nel senso che può alimentare un avvitamento che trascina verso il basso tutta l’economia. È necessario che le autorità politiche e monetarie italiane ed europee agiscano tempestivamente. Un po’ di inflazione serve per garantire lo sviluppo”.
“Se guardiamo ai dati del nostro rapporto – spiega il vicepresidente dell’Associazione delle cooperative di consumatori (Ancc-Coop), Enrico Migliavacca – possiamo dire che nel 2014 la caduta del paese è rallentata, ma la ripresa ancora non c’è. È come se ci fossimo fermati sull’orlo di un precipizio”. Da cui occorrere allontanarsi in fretta.
Del resto il Rapporto Coop certifica che dall’inizio della crisi ad oggi il paese ha perso 230 miliardi. Si tratta di 2.700 euro in meno all’anno per ogni italiano. Gli occupati sono calati dal 55% al 48% sulla popolazione in età lavorativa, mentre i disoccupati sono passati dal 4% al 9%. La pressione fiscale è aumentata di 2 punti di Pil (più di 30 miliardi), ma ciò nonostante il debito complessivo dello Stato, che nel 2007 era al 103,3% sul Pil, ora è arrivato al 135,2% (il peggioramento c’è anche in tutti gli altri paesi europei). Particolarmente difficile la situazione al sud. Infatti nelle regioni meridionali le percentuali risultano sempre molto più negative rispetto al resto del paese (disoccupazione al 21,7% contro il 10,3% del centro-nord). 

Consumatori che cambiano Ma lasciamo questi dati e torniamo a quel percorso di ricerca verso un futuro possibile. Detto di ciò che si auspica possa arrivare dalla politica e dagli scenari economici generali, ci sono poi anche una serie di cambiamenti di cui il mondo della grande distribuzione (e in primo luogo Coop che si conferma il leader nazionale con una quota del 15% del mercato) è chiamato a tener conto per essere in sintonia con ciò che famiglie e consumatori chiedono.
“La grande distribuzione vive anch’essa un momento di difficoltà – spiega Pedroni – per la prima volta il 2014 si chiuderà con un calo delle superfici di vendita complessive (-0,2%). Nel primo semestre 2014 c’è una diminuzione anche nelle vendite (che colpisce anche i discount). Questo trend è il frutto non solo di tagli e rinunce quantitative da parte dei consumatori, ma anche di nuove modalità di acquisto: si acquistano prodotti meno costosi, più prodotti di marca del distributore (il Prodotto Coop per esempio continua a crescere), più prodotti in promozione, ecc. Spendere meno non vuol dire però (fortunanatamente) abbassare la ricerca della qualità e della salubrità del cibo. Ricordiamo che le vendite di prodotti biologici continuano ad aumentare, così come quelle di prodotti etnici o del commercio equo; in generale cresce l’attenzione per il cibo e per la cucina, soprattutto da parte dei giovani. Dunque non sono tagli lineari.

Tutti gli acquisti via internet sono in crescita, +20% nel 2013 con un giro d’affari di 11,6 miliardi. Gli acquisti alimentari online sono una quota ancora minima, ma per diversi servizi alla persona, per i viaggi, per le tecnologie, come per abbigliamento e calzature siamo ormai a cifre importanti. Quasi il 70% degli italiani prende informazioni su internet prima di effettuare un acquisto. Sono mutamenti di fondo da cui non si può prescindere”. 

Cosa farà Coop E dunque Coop cosa metterà in campo di fronte a queste cose? “Indico tre elementi, tra i tanti su cui stiamo lavorando, tenendo anche conto del fatto che l’esperienza recente dimostra come le promozioni tradizionali funzionino sempre meno per migliorare le vendite – spiega ancora Pedroni – Punteremo ancora di più sulla convenienza dei prezzi a scaffale; le promozioni andranno sempre più nella direzione di consentire al consumatore di scegliere i prodotti su cui applicare lo sconto; lavoreremo con le industrie di marca per modificare il sistema dei rapporti contrattuali e semplificare e rendere più flessibile l’offerta. Infine, vogliamo continuare a far crescere i nostri prodotti a marchio: oggi il 27,6% di ciò che vendiamo è a marchio Coop, contro una media del mercato italiano del 18,6%. Vogliamo rapidamente superare il 30% perché il prodotto Coop è per noi la sintesi di quello che vogliamo offrire a tutti: convenienza senza rinunciare a qualità, salubrità e sicurezza. Si tratta di valori che devono sempre essere accessibili a tutti, se no non saremmo la Coop. La ricerca di una via d’uscita dalla crisi deve avvenire tenendo insieme questo binomio per noi imprescindibile: qualità e convenienza”.

ottobre 2014

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