fragole_buone_e_giuste.jpgLa campagna “Buoni e giusti” di Coop, contro il caporalato e lo sfruttamento dei lavoratori nelle filiere agricole, continua con grande intensità. Continua con le ispezioni nei campi e continua con l’attività di confronto e condivisione con altri soggetti del mondo sociale, istituzionale e del volontariato, per costruire soluzioni strutturali che consentano di sconfiggere fenomeni ancor oggi drammatici.

Ricordiamo che la campagna Coop coinvolge tutti gli 832 fornitori di ortofrutta (nazionali e locali) di Coop che operano a loro volta in rapporto con oltre 70.000 aziende agricole. Sotto la lente dei controlli Coop sono le filiere più a rischio dell’agroalimentare italiano: il pomodoro, l’uva, le arance, le fragole, vari tipi di ortaggi. L’obiettivo è arrivare per la fine del 2016 a compiere 400 ispezioni. I controlli, partiti nell’autunno 2015, hanno dapprima riguardato la filiera degli agrumi (clementine e arance Navel) coinvolgendo tutti i fornitori Coop e un terzo delle aziende agricole di questa filiera su tre regioni (Calabria, Sicilia e Puglia). Gli esiti dei controlli sono stati incoraggianti: nessuna segnalazione di gravi non conformità (caporalato, lavoro nero o casi di discriminazione), mentre sono state invece individuate problematiche relative a norme di sicurezza disattese su cui è stato chiesto un pronto intervento.

A seguire le verifiche hanno riguardato la filiera delle fragole e hanno interessato tutti i 15 fornitori Coop e più della metà delle aziende agricole di questa filiera (in quattro regioni: Campania, Basilicata, Lazio e Calabria). Anche qui nessuna segnalazione di gravi non conformità, ma problematiche relative a norme di sicurezza disattese su cui è stato chiesto un pronto intervento.

In queste settimane si stanno concludendo le verifiche sul pomodoro ciliegino in Sicilia che riguardano tutti i 13 fornitori Coop, con  ispezioni su circa il 50% delle aziende agricole della filiera coinvolta. In corso anche le ispezioni sulla lattuga (area nord Italia) e stanno iniziando quelle sui meloni.

Se questi sono i risultati dell’azione Coop sul campo sul piano politico generale sono da segnalare altri passaggi importanti. Come riferisce qui il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, il Governo ha siglato un protocollo d’intesa con diversi soggetti del mondo sindacale (Cgil, Cisl e Uil), delle associazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura e Cna) e del volontariato (Libera, Caritas e Croce rossa), mentre tutti sollecitano l’approvazione del Disegno di legge 2217 presentato dal governo stesso (ora in commissione al Senato), che introduce nuove e più severe norme di contrasto al caporalato.

Anche se la situazione nei campi presenta ancora problematiche in diverse situazioni gravi (come quelli delle tendopoli ancora presenti che ospitano migliaia di immigrati), da più parti viene anche un riconoscimento che qualcosa si sta muovendo e che, anche grazie alla campagna Coop, la strada imboccata è quella giusta.

“Dobbiamo riconoscere – spiega Oliviero Forti della Caritas – che finalmente si sta ragionando del contrasto a questi fenomeni su tutta la filiera. Questo grazie all’impegno del governo e a un’iniziativa come quella di Coop che manda un messaggio forte agli operatori economici. Questi temi dello sfruttamento e di fenomeni di para-schiavismo che colpiscono soprattutto lavoratori stranieri non possono essere risolti solo dai soggetti del volontariato o dai sindacati. Per questo il fatto positivo è che ora ci sia una visione olistica del problema”.

Un ragionamento condiviso anche da Giovanni Minnini, della Flai-Cgil, organizzazione che ha studiato il fenomeno, denunciando gli interessi di ben 27 organizzazioni mafiose e il danno economico (stimato tra i 3 ed i 5 miliardi di euro) che ne deriva. “Sta maturando una responsabilità nuova e qualche primo risultato concreto si vede – spiega Minnini – Il lavoro da fare è ancora enorme. Ma questo Governo sta operando bene e gli va riconosciuto. In più Coop ha avuto il coraggio di promuovere questa campagna che manda un segnale forte a tante imprese e operatori”.

Valutazioni rispetto alle quali il presidente nazionale di Ancc-Coop, Stefano Bassi, aggiunge: “Il nostro impegno non comincia certo oggi su questo fronte. La battaglia per la legalità è una nostra bandiera da anni. Ora abbiamo impresso un’accelerazione ulteriore, investendo attenzione e risorse, perché vogliamo che questi standard ancora più rigorosi diventino elemento costitutivo stabile della nostra attività”. 

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