Eichetta_semaforo.jpgAi primi di ottobre l’Unione Europea ha aperto una procedura di infrazione contro il sistema di etichettatura a semaforo (ne abbiamo parlato nel numero di settembre), valido solo nel Regno Unito, ritenuto discriminatorio e lesivo della concorrenza sul mercato. Erano mesi che l’Italia lo chiedeva e alla fine il buon senso ha prevalso. Si tratta di un sistema fortemente voluto dal ministero della Salute britannico per contrastare l’obesità. Sulle etichette dei prodotti alimentari distribuiti in Inghilterra c’è un piccolo semaforo che fornisce a colpo d’occhio al consumatore le informazioni nutrizionali. I colori del semaforo indicano il contenuto di zuccheri, sale, grassi e calorie per 100 grammi di prodotto. Il rosso sta per un contenuto alto di grassi, zuccheri o sale, il giallo indica una quantità media e il verde un contenuto basso. A prima vista sembrerebbe una soluzione perfetta se non fosse che questa informazione, avulsa dal contesto della dieta, non significa nulla. Alcuni esempi: il Parmigiano Reggiano, l’olio Extravergine di oliva, il prosciutto di Parma hanno il bollino rosso, le bevande gassate light hanno il bollino verde.

Anche Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura del parlamento europeo ha parlato di “un sistema di etichettatura volto a condizionare il consumatore e non a informarlo, penalizzando al tempo stesso i produttori agroalimentari”.

Un ragionamento analogo a quello sul “semaforo” è opportuno farlo anche per gli impatti ambientali di ciò che mangiamo. Partiamo da un assunto: in una dieta equilibrata, c’è posto per tutti gli alimenti sia dal punto di vista nutrizionale che da quello ambientale. Se non per scelte etiche, che ciascuno liberamente decide di compiere, non ci sono motivi né di salute né ambientali per eliminare un alimento dalla dieta, se, ripetiamo, quella dieta è equilibrata. Su questo aspetto abbiamo fatto fare ad un campione di cittadini un piccolo gioco. Usando il calcolatore ufficiale del Footprint network http://www.footprintnetwork.org/it/index.php/gfn/page/personal_footprint/ che misura se stiamo consumando risorse in eccesso rispetto a quanto il nostro pianeta può sopportare. Abbiamo richiesto come prima cosa di calcolare, ad un campione di persone tra loro eterogenee per abitudini, l’impatto del proprio stile di vita e di consumo (incluse le scelte alimentari). Quindi come seconda cosa, alle stesse persone, abbiamo chiesto di rifare il medesimo calcolo, provando, a parità di tutti gli altri dati, a togliere o mettere nel proprio menù la carne, l’alimento più dibattuto dal punto di vista dell’impatto ambientale.

L’esito conferma una sostanziale variabilità di comportamenti tra i partecipanti all’indagine. Gli estremi variano da un minimo di 2,1 “pianeti” (che sarebbero necessari a sostenere quello stile di vita, mentre la terra è una sola) ad un massimo di 4,2 “pianeti”. Tuttavia gli scostamenti tra i valori reali ed i valori del test rifatto “senza carne” risultano quasi insignificanti (0,1 “pianeti” di differenza). I dati ottenuti sono stati sottoposti ad analisi statistica e confermano che, sull’insieme del nostro stile di vita, il consumo di carne sia scarsamente rilevante.

Come nel caso del semaforo da cui siamo partiti, non serve demonizzare nessun alimento. Emerge infatti che ciò che aumenta il risultato in termini di impatti sull’ambiente sono, ad esempio, i consumi energetici o i trasporti. Bisognerebbe adottare, quindi, uno stile di vita sostenibile a 360° attraverso semplici azioni, come cercare di ridurre i consumi nella propria abitazione, non eccedendo con il riscaldamento invernale o il condizionamento estivo, scegliendo indumenti idonei alla stagione. O ancora limitando l’uso dell’auto, utilizzando mezzi pubblici o la condivisione di un mezzo di trasporto privato da parte di più persone. Provare per credere.

Poi certo, è bene che anche il consumo di carne avvenga rispettando le indicazioni della piramide alimentare fissata dall’Istituto nazionale di nutrizione. Un consumo eccessivo non fa bene all’ambiente e neppure alla nostra dieta.

gennaio 2015

 

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