Spazzolino_elettrico.jpgLa conferma che viviamo tempi di crisi e al tempo stesso di grande attenzione al benessere della persona, viene da diversi macro e micro indicatori. Tra questi, e non sembri un’iperbole, la corsa agli spazzolini elettrici (+17,9% nel 2015) e la scoperta dei dentifrici specifici curativi (+6%) anche di provenienza farmaceutica. Due fenomeni che procedono di pari passo con la crescita di accessori come il filo interdentale o lo scovolino, che servono anch’essi a migliorare l’igiene orale e a spendere meno, poi, dal dentista. Questa fotografia del mercato in Italia riguarda tutti i canali di vendita e si rispecchia a grandi linee anche nei punti vendita Coop.

Ma quali sono le caratteristiche degli spazzolini elettrici e in cosa si fanno desiderare? Sono una miriade, anzitutto, per numero e varietà, pensati per “piacere” e consigliati spesso dai professionisti del settore.

Una premessa a questo punto è d’obbligo. È lo spazzolamento dei denti l’azione meccanica veramente importante per rimuovere residui di cibo e ridurre placca batterica, gengiviti, macchie e tartaro dopo il passaggio del filo interdentale o dello scovolino. Lo sottolineano i dentisti e non a caso gli spazzolini tradizionali (più economici, ecologici e facilmente sostituibili, anche con testina intercambiabile) coprono ancora circa il triplo delle vendite e per alcuni rimangono i preferiti.

La velocità di frequenza Tuttavia la rincorsa degli elettrici (che in fase di smaltimento sono classificati come Raee, cioè apparecchiature elettriche ed elettroniche) da un paio di anni è inarrestabile e ha dalla sua alcuni punti di forza. Uno di questi è la velocità della testina. Il suo movimento può essere rotante, oscillante o pulsante, ma comunque il risultato è di pulire più volte i denti nell’unità di tempo, un plus visto che mediamente un italiano dedica a questo rito (che andrebbe ripetuto due o tre volte al giorno), meno dei due minuti minimo consigliati dagli specialisti.

Se si è bravi, la pulizia con l’elettrico risulta meno faticosa e meno noiosa (per i bambini esistono modelli junior con sensori luminosi e bip sonori, a partire dai 6 anni) ma anche più approfondita (migliaia lei oscillazioni al minuto) e facilmente distribuita nei diversi quadranti della bocca. Questo perché ci si deve concentrare solo sul posizionamento dello spazzolino e non sull’azione di spazzolamento. Gli elettrici perciò possono essere più “motivanti” per pulirci più regolarmente e a lungo, con pazienza, oltre ad avere un’efficacia clinica su cui esiste già un’ampia letteratura. Di contro l’elettrico oltre a un piccolo consumo di energia, presenta il costo delle testine di ricambio che vanno sostituite all’incirca ogni 3 mesi.

Più semplici ed economici all’atto dell’acquisto sono i modelli a pila (senza cioè la base di caricamento), ma le pile devono essere sostituite periodicamente e, poiché sono consigliate quelle usa e getta, il costo lievita nell’arco di un anno.

Optional e testine di ricambio Tra gli optional più utili c’è il timer integrato che, con un bip o una vibrazione, segnala i 30 secondi dopo i quali cambiare quadrante o i 2 minuti necessari a una buona pulizia. Il sensore di pressione si attiva quando stiamo esagerando con il rischio di danneggiare smalto e gengive (causando abrasione o recessione delle gengive). Alcuni modelli hanno in dotazione un sensore di usura che indica quando sostituire le setole. Per chi non lo sapesse, gli anelli colorati in dotazione a tutte le testine non sono decorativi ma servono a personalizzare l’uso nel caso più persone si avvalgano della medesimaa base.

Quanto alla conformazione delle testine intercambiabili, quelle a coppetta in gomma imitano le professioniali degli studi dentistici, le più rotonde si adattano alla superficie di ogni dente che andrebbe spazzolato ad uno ad uno, le multidrezionali avendo diverse angolazioni raggiungono anche le aree più difficili dell’arcata dentaria.

Come vanno spazzolati i denti I denti andrebbero puliti almeno due o tre volte al giorno, anche se la placca impiega circa 48 ore per formarsi. Questa dovrebbe essere la regola e ricordatevi di non spazzolarli con troppa forza, bensì in modo delicato. Per rimuovere la placca ciò che conta è il tempo che vi dedicate. Piuttosto curate i dettagli, che tradotto significa spazzolate tutte le superfici, esterna, interna e della masticazione, suddividendo la vostra bocca in quattro parti a ciascuna delle quali regalate almeno 30 secondi del vostro tempo.

E ogni quanto sarebbe opportuno, invece, fare eseguire la pulizia al dentista? Ogni sei mesi circa. Questo perché nonostante possa non essere visibile esternamente, la placca di tartaro si accumula in zone nascoste o sotto gengiva causando infiammazioni orali. Rispettando queste poche e semplici regole, preverrete il danno e risparmierete soldi e fastidi.

 

 

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