Sul tema della condizione femminile durante e dopo il Covid-19, abbiamo intervistato Paola Profeta, docente di scienze delle finanze all’Università Bocconi.
Professoressa, la condizione femminile nel mercato del lavoro e nella società era drammatica e lo è diventata ancora di più in questa fase. Quali misure di welfare dovrebbe attuare lo Stato per limitare la disparità tra uomini e donne? E come giudica il recente disegno di legge del governo per il sostegno e la valorizzazione della famiglia?
Giudico positivamente il Family Act, soprattutto per la proposta di allungare il congedo di paternità, che va nella direzione di bilanciare il carico di cura tra padre e madre e quindi promuovere il lavoro femminile. Si supera la logica della conciliazione e delle misure per aiutare le madri a lavorare, parlando di genitorialità e quindi della cura dei figli come responsabilità uguale di entrambi i genitori. Giudico positivamente il superamento delle misure attuali, frammentate e poco efficaci, a sostegno dei figli, a favore dell’assegno unico. Deve restare elevata l’attenzione sullo smart working che va incentivato come strumento di flessibilizzazione del lavoro per uomini e donne, e non come politica di genere.  Il 74% delle donne – è un dato che riportiamo nella nostra ricerca – dichiara di non aver nessuna forma di condivisione del lavoro domestico. È quindi giusto porre il tema della condivisione attraverso congedi di paternità: anche i padri devono avere la possibilità di stare a casa e di occuparsi dei figli fino da quando sono piccoli, per rimuovere gli stereotipi derivanti da una cultura arretrata, per cui è la donna che deve occuparsi della famiglia e dei figli. In questa direzione vanno le forme di flessibilità del lavoro come quelle che stiamo sperimentando, però in maniera mista, con giorni a distanza e giorni in presenza sia per uomini che per donne, ovviamente.

Nella ricerca da lei condotta, lo smart working viene definito appunto come una forma di organizzazione del lavoro che può migliorare il divario di genere… Lo smart working nel vero senso del termine è fatto in alternanza, ovvero lavoro a distanza solo per un giorno alla settimana: in questo senso può offrire flessibilità, l’opportunità di organizzare meglio il proprio tempo, perché con un giorno a settimana in cui non bisogna uscire di casa presto, fare chilometri… è un vantaggio, e senza lo svantaggio di rimanere isolati, intrappolati nelle faccende domestiche. Insomma, ci vuole una situazione bilanciata perché il rischio di isolamento è alto.

Sulle misure adottate durante l’emergenza Covid – molto sfavorevoli alle donne – è forse pesato il fatto che i decisori sono quasi unicamente uomini? Difficile provare un rapporto diretto di causa effetto. Ma certamente una leadership bilanciata porta ad una visione più articolata che tiene conto anche del punto di vista delle donne e anche di alcuni temi che non vengono affrontati se ci sono solo gli uomini a decidere. Nel caso specifico non avere donne in queste posizioni ha portato a sottovalutare alcuni aspetti.  È anche vero che con le scuole chiuse, molti luoghi di lavoro chiusi, e tutto quello che abbiamo vissuto, non era così scontato che dovessero essere le donne a farsi carico di tutto, perché anche gli uomini erano a casa e avrebbero potuto collaborare. Ma la mentalità del nostro paese ha fatto sì che questa situazione abbia gravato più sulle donne che sugli uomini, c’è poco altro da dire.  E questo a causa della mentalità comune, e non tanto e non solo dei decisori. Siamo tutti intrappolati in questi pregiudizi, in questi stereotipi.

Una delle cose più avvilenti è stato anche apprendere  – da un’indagine Ipsos – che il 64% delle donne sa che le cose non miglioreranno affatto, finito il periodo Covid. Cosa potremmo dire a queste donne stanche e sfiduciate? In questi momenti di crisi, di cambiamenti epocali, ci sono da una parte molti rischi e dall’altra molte opportunità. Potrebbe essere questo il momento per prendere una strada migliore. Certo, le donne rispondono così perché si sentono abbandonate, non hanno visto nessuna collaborazione in famiglia, non hanno visto interventi da parte delle politiche pubbliche. Ecco, dobbiamo cambiare: il tema della disparità di genere deve diventare importante, prioritario, solo così le donne potranno acquisire fiducia. Per il momento però hanno visto che i loro problemi si sono aggravati. E che non sono mai in cima alle preoccupazioni del paese.

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