potere_denaro.jpgÈ giusto che, come avviene nel carcere di Santa Ana in California, un detenuto, pagando 82 dollari a notte possa avere una cella migliore di quella standard? È giusto pagare 6.250 dollari a una madre indiana che affitta il suo utero per garantire la gravidanza a una donna occidentale (che nel suo paese pagherebbe il triplo per la stessa cosa)? È giusto pagare qualcuno perché faccia la fila al tuo posto (esiste una società a Washington che offre questo servizio)?
È giusto pagare 2 dollari a un bambino delle elementari per ogni libro che legge, pensando così di stimolarlo allo studio (avviene a Dallas)? È giusto pagare 13 dollari il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica (cosa possibile secondo i principi che regolano il mercato delle emissioni a livello internazionale)? È giusto comprare la polizza assicurativa per una persona malata, pagare il premio annuale sin che questa è in vita e poi riscuotere l’indennità di morte (questo è un mercato che c’è e vale 30 miliardi di dollari l’anno)?
Ci fermiamo qui, ma si potrebbe continuare ancora a lungo, perché quella di Michael Sandel, docente di filosofia politica alla prestigiosa università americana di Harvard, è sì  filosofia ma che viene costruita partendo dalla vita di tutti i giorni. Decine di situazioni cui siamo abituati, che sentiamo citare nei notiziari, ma sulle quali forse non abbiamo riflettuto, le diamo per scontate, mentre invece nascondo mutamenti profondi della realtà in cui viviamo, del senso che attribuiamo alle cose.
Il cuore della riflessione che Sandel propone è legato alla constatazione che col denaro oggi si può comprare quasi tutto.
E questo, dice lui, proprio non va bene: perché il mercato, che ha plasmato la società a sua immagine e somiglianza, deve avere dei limiti, ancorati a principi morali a loro volta fissati sulla base di una discussione pubblica esplicita, trasparente e partecipata.
Proprio per questa sua straordinaria semplicità e per la sua capacità comunicativa, le lezioni di Sandel sono seguite da decine di migliaia di studenti in tutto il mondo, specie in Asia (i video su You Tube hanno milioni di visualizzazioni). In Italia è venuto a presentare il suo ultimo libro (“Quello che i soldi non possono comprare”, ed. Feltrinelli).

Professor Sandel, cosa sta succedendo alla nostra società, qual è il cambiamento che lei denuncia? 
Veniamo da tre decenni di quello che chiamo il trionfalismo dei mercati, nei quali ha regnato incontrastata l’idea che la logica degli scambi di mercato avrebbe sempre garantito il miglior equilibrio possibile. Il punto è che siamo passati da una economia di mercato a una società di mercato, cioè in cui tutti gli aspetti del vivere venivano regolati dalla logica del mercato. Tra i tanti esempi che si possono fare, partendo da cose minime, cito quello secondo me più pericoloso che è la privatizzazione della guerra. In Iraq e Afghanistan c’erano più contractor privati che soldati dell’esercito Usa. Abbiamo appaltato le guerre a soggetti privati e la cosa è avvenuta senza nessuna discussione pubblica, è successo così come se fosse una cosa normale…

Ma cosa è che il denaro non può comprare?
Il denaro non può comprare l’amicizia e l’amore, ma sono sempre meno le cose che non si possono comprare col denaro. La logica dei mercati, come si vede dai tanti esempi che faccio, sta pervadendo ambiti sempre più ampi, la famiglia, l’istruzione, le relazioni personali, la politica e la vita civile. È chiaro a tutti che se compro un amico si dissolve il bene dell’amicizia. Ma è giusto che qualcuno metta in vendita il proprio rene secondo una mera logica di mercato? È questo su cui dobbiamo ragionare e decidere. 

La sua idea è che il denaro modifica e quindi corrompe il valore e il significato di molte cose?
Esatto. Secondo gli economisti il mercato non modifica il valore dei beni che vengono scambiati. Questo è vero se sono beni materiali, un frigo o una tv. Ma la cosa cambia quando parliamo di cose immateriali, di beni comuni o del corpo delle persone. Se io associo l’idea del sapere, del leggere a essere pagato, ne modifico il valore e il significato. Per questo io dico che abbiamo bisogno di ricollegare l’economia con l’etica, con la filosofia morale. Non in senso astratto, ma perché la comunità e la politica siano di nuovo il luogo della decisione, sulla base di principi etici. Il mercato promette una idea di libertà che erode il senso di comunità e ovviamente che aumenta le diseguaglianze, perché più aumentano le cose che hanno un prezzo e più sarà tagliato fuori chi ha redditi più bassi.

Ma dal 2008 in poi con l’esplosione della crisi non avrebbe dovuto aprirsi una discussione proprio sui difetti e i limiti che il mercato aveva mostrato?
Quando la crisi finanziaria è scoppiata, nel 2008, molti, e io ero tra questi, si aspettavano che venisse messa fortemente in discussione questa fede cieca nei mercati, che si parlasse della diseguaglianza che aumenta. Questo è il grande dibattito che è mancato nelle società democratiche contemporanee. Ad oggi non vedo grandi segni che questa fede cieca nei mercati stia venendo meno. Però vedo una frustrazione sempre più estesa nelle società democratiche nei confronti di un dibattito politico condotto esclusivamente in modo tecnocratico e manageriale. Le gente vuole che la politica si occupi di grandi temi, di cosa è la giustizia, di beni comuni, di cosa significa essere cittadini. In questa frustrazione, in questo malcontento diffuso c’è la potenzialità e la speranza di un cambiamento. La gente è pronta per avere qualcosa di meglio di questo. Occorre coinvolgere nella politica la società civile, i movimenti sociali, le comunità religiose, i sindacati, i movimenti ambientalisti, i gruppi femministi e porre le questioni etiche al centro della discussione. I partiti oggi tendono a evitare controversie e polemiche, per questo vogliono che il discorso pubblico non cambi.

Noi siamo una rivista della cooperazione che va a casa di milioni di famiglie e cerchiamo di far sì che i consumatori siano sempre più informati e consapevoli nelle loro scelte. Lei cosa pensa dell’idea di cooperazione e, nello specifico, come deve evolvere il ruolo dei consumatori?
Sicuramente il movimento cooperativo, che ha una tradizione così forte qui in Italia, è un ottimo esempio di un soggetto sociale che può introdurre considerazioni di ordine etico nel discorso pubblico e può aiutarci a capire meglio i limiti del mercato. Quanto alla differenza tra un mero consumatore e un cittadino, questa è essenziale per la democrazia. La differenza è nella visione di cosa voglia dire essere liberi. Il mio pensiero, in un certo senso, è proprio una sfida agli eccessi di un’idea di libertà consumistica e individualistica. Una delle ragioni per cui la fede nel mercato è così forte anche dopo la crisi, è che il mercato sembra comunque esprimere una idea di libertà. Ma la libertà che si esaurisce nel compiere transazioni di mercato è una idea di libertà parziale, insufficiente e inadeguata. Dimentica l’aspetto fondamentale della libertà che è la liberta del cittadino di avere voce in capitolo, di pesare nell’autogoverno. Per questo è importante che i consumatori si trasformino in cittadini.

 

Crisi e logiche di mercato

Della crisi economica che dal 2008 continua a colpire l’Italia e il mondo occidentale, ci siamo occupati più volte sulla nostra rivista. Questa volta vogliamo proporvi le idee di un filosofo americano che, partendo da un discorso più ampio, arriva comunque a una riflessione sui valori e sulle “regole” su cui si fonda questa società di mercato. E, aiutato da tanti esempi concreti che sono realtà nella vita di tutti i giorni, Michael Sandel arriva a dirci che, nonostante gli evidenti guasti della crisi, la società di mercato è sempre lì, uguale a se stessa e continua a produrre diseguaglianze. Quel che occorre è un dibattito pubblico che definisca precisi limiti morali su ciò che i soldi non devono poter comprare. Ma per fissare questi limiti occorre che ognuno di noi inizi a riflettere partendo da ciò che vediamo tutti i giorni. 


Ecco quello che i soldi possono già comprare…

  • A Santa Ana in California, un detenuto, pagando 82 dollari a notte può avere una cella migliore
  • Per 6.250 dollari una madre indiana affitta il suo utero per garantire la gravidanza a una donna occidentale
  • Si può comprare la polizza assicurativa per una persona malata, pagare il premio annuale sin che questa è in vita e poi riscuotere l’indennità di morte (questo è un mercato che c’è e vale 30 miliardi di dollari l’anno) 
  • A Washington c’è chi fa la fila al tuo posto per 15 dollari l’ora
  • In Sudafrica si può cacciare il rinoceronte nero in via d’estinzione per 150 mila dollari
  • In una scuola elementare di Dallas si pagano 2 dollari per ogni bambino a basso rendimento che legge un libro
  • Una società privata può comprare per 13 dollari il diritto di emettere una tonnellata di anidride carbonica 
  • In Afghanistan si può combattere per una compagnia militare privata prendendo sino a 1.000 dollari al giorno

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