RUBRICA - Web&Social

Vedersi e parlarsi a distanza

Negli ultimi giorni del febbraio 2020, poco prima che scattasse il primo lockdown, io e mia sorella comprammo uno smartphone a nostra madre, che fino ad allora aveva sempre usato un cellulare di quelli “fatti solo per telefonare”. Io glielo installai il più in fretta possibile e, in quello che sarebbe stato il nostro ultimo incontro dal vivo per molti mesi, le spiegai come usare WhatsApp per rispondere alle videochiamate di figlie e nipoti: un cambio di abitudini importante per un’ultraottantenne, che però le portò un po’ di sollievo in quei mesi di distanziamento e solitudine forzata.

In quest’ultimo anno i sistemi di videoconferenza ci hanno permesso di farci compagnia da lontano, ma anche di portare avanti la didattica a distanza, tenere riunioni e incontri di lavoro, organizzare coffee-break, aperitivi e cene con parenti e amici, partecipare a eventi online. Abbiamo sperimentato il cosiddetto “affaticamento da Zoom”: parlarsi attraverso uno schermo rende difficile interpretare i segnali non verbali e al tempo stesso ci fa sentire costantemente sotto l’occhio di una telecamera, magari preoccupati per i rumori che arrivano dal resto della casa o le possibili incursioni di bambini e animali domestici.

Le piattaforme di videoconferenza sono diventate fra i software più usati e hanno ampliato e migliorato funzioni e prestazioni. Scegliere quale usare dipende più dalle abitudini – nostre o delle persone con cui vogliamo parlare – che non dalle caratteristiche dell’uno o dell’altro sistema che, per le funzioni di base, non cambiano molto.

Ogni piattaforma generalmente richiede la registrazione di un proprio account: raccomando come sempre di scegliere password sicure e non usate altrove. Sempre in tema di sicurezza, è bene ricordarsi di oscurare o spegnere la webcam quando non la stiamo usando, una protezione in più contro intrusioni indesiderate. Un ultimo consiglio: durante le videochiamate ricordiamoci ogni tanto di alzare lo sguardo verso la telecamera. In questo modo, la nostra immagine “guarderà negli occhi” chi sta dall’altra parte dello schermo e sarà come essere un po’ più vicini.

Le più usate  WhatsApp – Gratuita, dalla app su smartphone possiamo fare videochiamate di gruppo fino a 8 partecipanti; di recente anche la app per desktop (un programma a sé da scaricare e installare sul proprio computer, Windows o Mac, abilitandola poi dal proprio smartphone) ha aggiunto la funzione di videochiamata, limitata però a due partecipanti.
SkypeCon l’account gratuito e la app (disponibile per smartphone e desktop) si possono fare videochiamate di gruppo fino a 50 partecipanti.
Meet – Fa parte della galassia di applicazioni Google. Nella versione gratuita permette videochiamate di gruppo fino a 100 persone, durante le quali si può condividere il proprio schermo con gli altri. È la piattaforma usata per la didattica a distanza e funziona sia da smartphone che sul browser desktop.
Zoom e Teams – La prima è la regina delle piattaforme per uso professionale, è ottima per gestire corsi e webinar. Nella versione gratuita consente videochiamate a due di durata illimitata e videochiamate di gruppo fino a 40 persone. Un’alternativa molto usata in azienda è Teams di Microsoft.
Whereby.comMeno conosciuta delle precedenti, è l’unica a non obbligarci a registrare un utente. Funziona su browser Chrome e su smartphone; per invitare qualcuno (nella versione gratuita, fino a 4 persone) basta mandargli il link della nostra “stanza”.

1 Commento

  1. Buongiorno sig.a A. Farabegoli,
    Docente ed Esperta di Comunicazioni WEB,
    mi chiamo Roberto Baral, sono un socio Coop stagionato (70 anni), che ha lavorato anche in miniera ed ha potuto diplomarsi solo nel 2010, dopo la pensione; ma anche un utente amatoriale di computer dai primi anni ‘90 quando si impartivano i comandi da tastiera. Ho abbandonato definitivamente Microsoft dopo l’uscita del S.O. Vista.
    Da quando sono passato a GNU/Linux non ho più visto schermi blu e non mi si è mai bloccato un lavoro urgente a causa di un aggiornamento. Ora mi giunge un avviso e, se non si tratta di sicurezza, quando ne ho il tempo acconsento. La finestra di dialogo che si apre, e che solo a richiesta mi illustra i dettagli di quanto avviene, è un piacere che mi riporta ai bei tempi andati e prima che possa annoiarmi l’operazione è conclusa; quando ne è il caso, il gestore degli aggiornamenti rimuove anche i pacchetti obsoleti ed al massimo mi chiede un riavvio.
    Anche l’antivirus è gratuito, come il firewall e tutto il resto. Per mia scelta ho partizionato manualmente l’HD in modo da separare la Home dei dati dal S.O., così in caso d’emergenza posso formattare l’intero S.O. e ripartire a nuovo… Ma, in oltre 15 anni, non è mai accaduto.
    Se posso trovare un difetto nell’Open Software è l’aver disperso per anni preziose energie in troppe distribuzioni (o distro) anche se ora pare che, finalmente, abbia trovato il modo di “impacchettare” le utilità ed i programmi in modo tale da poterli riutilizzare ed eseguire sulle varie distribuzioni senza doverli ricompilare ogni volta…
    – Microsoft dopo aver dichiarato pubblicamente che l’Open Software: rappresentasse un cancro; si è salvata proprio grazie a questo e dal 2015 nè è divenuta una fervente sostenitrice… Mi scusi il pistolotto, da autodidatta innamorato dell’Open Software, ritorno a bomba.
    Ho letto con piacere ed attenzione tutti i suoi articoli, in particolare quelli che ci invitano a prestare attenzione ai pericoli della rete ed il più recente sul servizio svolto dalle varie piattaforme per le videoconferenze, che ci aiutano a sentire di meno la lontananza dei nostri cari.
    Rilevo che il problema sia: quanto tranquillamente possiamo affidare ad estranei la gestione dei ns. dati ed in particolare quelli dei componenti delle ns. famiglie, minori di età non certo d’importanza.
    Oggi ritengo che esistano valide alternative a WhatsApp, Skype, Meet di Google, Zoom, Teams Microsoft, Whereby.com che fanno bene il loro lavoro, ma appartengono ad imprese commerciali e che, se queste non ci chiedono nulla in cambio, significa che la merce siamo noi… Un esempio è JAMI il cui nome deriva dalla parola Swahili (comunità).
    JAMI versione Together è “Open Source”
    e supporta chat testuali, audio e video. E’ multipiattaforma, funziona con: Windows, macOS ed ovviamente con Linux, ma anche coi dispositivi mobili Android e iOS . Ci si possono fare chiamate audio e video, condividere un video come base di discussione o gestire videoconferenze. Nonchè attivare nuove funzioni tramite plug-in ( https://jami.net/plugins/ )

    – E’ focalizzato sulla privacy: non chiede informazioni personali, né ci invia pubblicità. Usa una rete punto-per-punto distribuita, quindi non ha un server centrale che possa subire intrusioni ed inoltre protegge i messaggi criptandoli con chiave RSA. Sui vecchi computer resta ancora qualche problema di stabilità, ma gli sviluppatori lavorano per risolverli.
    Tra le nuove funzioni c’è Rendezvous Point (una vera stanza per le conferenze, dove tutti gli iscritti alla lista possono entrare ed uscire senza il bisogno di doversi far accettare. Naturalmente i partecipanti con funzione di moderatori, che controllano il layout della chat room, possono rimuovere chi non rispetta le regole). Richiede una disponibilità di banda di circa 50 KB/s per il video, ma bastano 10 KB/s per l’audio.

    Dopo questa segnalazione, fatta col copia ed incolla dai miei appunti. La invito a considerare se ne avrà lo spazio e la voglia, anche l’Open Software tra le tante possibilità che il mondo attuale ci offre. E’ un lavoro cooperativo e gli sviluppatori hanno fatto molto per renderlo fruibile da tutti. Il Software Libero, od a codice aperto, permette alla comunità di osservarlo nei dettagli ed è per sua natura intrinseca un presidio delle libertà individuali, nel rispetto delle regole condivise.
    Mi scusi l’enfasi.
    Cordiali saluti, Roberto

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