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Taci, l’assistente vocale ti ascolta!

Una delle applicazioni più diffuse degli algoritmi di intelligenza artificiale è il riconoscimento vocale, che ci permette di dialogare con le macchine chiedendo loro di eseguire determinate azioni: telefonare, accendere a distanza il riscaldamento di casa, riprodurre un brano musicale, leggerci le previsioni del tempo e così via. C’è un assistente vocale nel tuo computer e nel tuo smartphone, e i comandi vocali sono sempre più diffusi su elettrodomestici e tv smart, e anche in certe automobili; gli assistenti domestici come Alexa o Google Home possono essere connessi ad altri dispositivi e diventare un vero e proprio centro di controllo della tecnologia di casa.

Tutto questo ci semplifica la vita e permette a persone con problemi di vista o mobilità ridotta un’autonomia fino a poco tempo fa impensabile; ma insieme ai vantaggi dobbiamo conoscere anche i rischi a cui andiamo incontro. La tecnologia del riconoscimento vocale si basa sul presupposto dell’apprendimento continuo, che consente agli algoritmi di raffinare sempre più la loro capacità di interpretare ciò che noi diciamo; questo avviene sia perché il dispositivo si abitua al modo in cui parliamo e chiediamo le cose, sia perché memorizza le nostre abitudini e azioni, che forniscono informazioni utili a profilarci e fornire le “risposte giuste”.
Quando l’assistente vocale è acceso, anche se non lo stiamo usando, è in uno stato di ascolto passivo, una specie di dormiveglia da cui noi lo riattiviamo con una formula (“Ehi Siri”, “OK Google”, “Alexa”) o toccando lo schermo; ma questo può succedere inavvertitamente, magari perché diciamo una frase che viene interpretata male, e in questo modo noi ci ritroviamo ascoltati a nostra insaputa e rischiamo di esporre anche aspetti privati e intimi della nostra vita.

Una parte delle nostre conversazioni viene anche ascoltata da operatori umani, che hanno il compito di verificare e migliorare l’interpretazione di ciò che diciamo: ma non sempre le aziende sono trasparenti nel comunicarcelo, anzi spesso l’opzione è nascosta nei termini di servizio e non è chiaro come disattivarla. In teoria le nostre conversazioni sono anonimizzate e gli operatori sono vincolati a mantenerle riservate, ma siamo tranquilli che questo accada? E se l’assistente governa funzioni come attivazione di allarmi e telecamere o chiusura di porte e finestre, la sua protezione da intrusioni e attivazione da parte di terzi diventa un fattore critico non solo per la nostra privacy, ma per la sicurezza nostra e dei nostri cari.

Come per molti altri strumenti che ci semplificano la vita – navigatori, WhatsApp, social network – anche gli assistenti vocali ci chiedono in cambio tanti, forse troppi dati: non siamo obbligati ad accettare passivamente questo scambio, ma dobbiamo abituarci a capire meglio che cosa comporta, se davvero ne vale la pena e come possiamo ridurre il più possibile i rischi.

Per tutelarci: il vademecum del Garante Sul sito del Garante della Privacy, otto consigli per un uso degli assistenti vocali più consapevole e sicuro.

Educazione e sicurezza se in casa ci sono bambini Il sito Educare Digitale ha uno speciale molto approfondito sull’uso di un assistente vocale in casa quando ci sono anche dei bambini; non solo per le implicazioni di privacy e sicurezza, ma anche per quelle educative.

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