RUBRICA - Terra, uomini e clima

Sull’ambiente passi avanti, ma serve un salto di qualità

Cresce la preoccupazione ambientale dei cittadini italiani e la voglia di informarsi sul futuro. Lo dicono i sondaggi, lo rilevo io stesso con la quantità di richieste per lezioni e conferenze che ricevo da associazioni, scuole e aziende. È un fenomeno che lentamente conquista una fetta più ampia della popolazione rispetto alla nicchia dell’ambientalismo tradizionale. Secondo il sondaggio Metrica-Consumatori, raccontato in queste pagine la situazione ambientale, sia in Italia sia nel mondo, è giudicata problematica (per il 50% del campione molto grave) e si ha la percezione di un netto peggioramento negli ultimi anni. Questa visione mi sembra omogenea con gli allarmi della comunità scientifica, basti pensare che i recenti rapporti delle Nazioni Unite sul clima e sulla biodiversità usano termini forti come “danni senza precedenti” e necessità di interventi rapidi e incisivi per evitare il collasso dei sistemi biogeochimici e ovviamente dell’umanità che su di essi si fonda.

Tuttavia l’informazione non appare all’altezza della situazione, visto che per il 45% degli intervistati i dati disponibili sulle problematiche ambientali o non sono sufficienti o sono poco attendibili; la Tv è la principale fonte di notizie, seguita da internet. E anche questo è vero, considerata la poca offerta di approfondimento su giornali, Tv e social media, quando non addirittura la diffusione di notizie false, negazionismo climatico e sottovalutazione dei problemi. Pur percependo la poca considerazione di chi governa verso l’ambiente, gli intervistati non sono convinti di cosa si debba fare: meglio per ora cautela e attenzione. Risultato che riflette la scarsa e confusa informazione ed educazione sul tema ambientale, che è molto complesso, va esplorato con continuità da parte dei vari esperti di settore, e negoziato con i cittadini.

La soluzione del problema ecologico richiede una profonda riforma del sistema economico, che veda non solo provvedimenti isolati e talora poco compresi, come il divieto verso la plastica usa e getta o le zone a traffico limitato nelle città, ma un progetto trasversale che includa uso efficiente dell’energia e maggior penetrazione delle fonti rinnovabili, sobrietà nei consumi, economia circolare e riduzione dei rifiuti, agricoltura ecologica e abbandono del Pil come indicatore di benessere. Invece, anche se il 60% del campione dichiara di aver modificato negli ultimi tempi i propri comportamenti, tuttavia la maggior parte di loro si è limitata a una maggiore attenzione alla raccolta differenziata dei rifiuti, un po’ poco, se si pensa che ancora meno (il 17%) sono attivi in iniziative comuni a favore dell’ambiente e ben il 40% non sarebbero disposti a spendere di più per prodotti sostenibili.

Da questi dati emerge dunque un elevato potenziale di reazione dei cittadini italiani ai problemi ambientali che tuttavia in mancanza di un chiaro indirizzo politico del Paese, si disperde in tanti rivoli producendo aspettative deluse e pochi e modesti effetti pratici nella vita individuale, una netta asimmetria tra il dire e il fare. L’impressione è che, pur consci dei problemi, si stia tutti in attesa di qualcuno che faccia il primo passo, rischiando che i fatti ci travolgano prima dell’arrivo delle nostre soluzioni.

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