RUBRICA - Terra, uomini e clima

Sovrappopolazione, ecco cosa si può fare

Un lettore mi scrive sottolineando come sia inutile parlare di problemi ambientali senza affrontare il tema della sovrappopolazione. Rispondo che ha ragione e purtroppo si fa fatica a far passare questa riflessione nell’opinione pubblica, trattandosi di un tema scomodo, permeato di implicazioni ideologiche, religiose e antropologiche. Eppure già il reverendo Malthus nel 1798 aveva sostenuto che se la popolazione umana si moltiplica seguendo una legge esponenziale, si sarebbe scontrata con il limite delle terre coltivabili che invece non sono infinite.

Poi vennero i combustibili fossili che per due secoli occultarono questo limite, fornendo all’umanità un enorme potenziale energetico e tecnologico che ha permesso di compensare i limiti di produttività agricola naturale grazie ai fertilizzanti di sintesi, alle lavorazioni meccanizzate e ai trasporti internazionali. Così dal miliardo di abitanti del 1800 siamo passati agli attuali 7,7 miliardi. Cresciamo al tasso di 220.000 persone al giorno, circa 80 milioni in più all’anno, come una nuova Turchia che si aggiunge alla carta geografica. I danni ambientali che tale moltitudine umana compie sono ormai sanciti dall’impronta ecologica, un indice che considera tanto i prelievi di materie prime – dai minerali ai pesci – quanto la restituzione di scorie – dalla plastica ai gas che causano il riscaldamento globale: il responso è che stiamo utilizzando più di una Terra e mezza, depauperando il capitale naturale di cui non potranno più disporre le generazioni più giovani e lasciando loro un ambiente inquinato e un clima impazzito. Era uno scenario anticipato già nel 1972 dal rapporto al Club di Roma “I limiti alla crescita”, volutamente ignorato per non nuocere alla crescita economica.

Oggi sempre più lavori scientifici nonché il Dipartimento affari economici e sociali delle Nazioni Unite ci mettono in guardia su questa imponente crescita demografica che non può che complicare la soluzione dei sempre più pressanti problemi ambientali. Secondo i World Population Prospects (WPP) delle Nazioni Unite nel 2050 saremo 9,7 miliardi e nel 2100 arriveremo a 10,9 miliardi. Ovviamente non tutte le regioni del mondo sono in crescita demografica, l’Europa è stabile, India, Pakistan, Indonesia e molti paesi africani sono invece fuori controllo. In tali condizioni è difficile pensare che gli obiettivi di sostenibilità globale (Sustainable Developement Goals) potranno essere raggiunti. Ricordiamo che già oggi 821 milioni di persone secondo la FAO sono denutrite e circa due miliardi non hanno accesso all’acqua potabile e a servizi igienici.

Aggiungerne altri due miliardi entro il 2050 non può che complicare il quadro. Come fare dunque per diminuire questa proliferazione della specie umana che rischia di trasformare il suo stesso successo in una trappola? Nell’ultimo allarme climatico curato da William Ripple dell’Università dell’Oregon e sottoscritto da 11.000 scienziati, alla voce popolazione si legge: “Ci sono consolidate politiche che rafforzano i diritti umani e diminuiscono la natalità, come i servizi di consultorio familiare, la parità di genere, l’educazione femminile”. Insomma, fare il giusto numero di figli non è questione di repressione ma di cultura.

2 Commenti

  1. finalmente qualcuno che sfida questo tabù e ne parla.
    vorrei però precisare che la sovrapoppolazione non è una realtà unicamente dei paesi in via di sviluppo,se si da uno sguardo alla densità abitativa si ci rende chiaramente conto che la leggera decrescita della natalità europea non può che ridare fiato ad un territorio drasticamente urbanizzato

  2. Non ho avuto un’infanzia facile e neppure l’adolescenza. Non ho figli e neppure i Miei fratelli ne hanno. Non siamo nemmeno sposati. Noi Ci fermiamo qui come stirpe. Auguri a Tutti.. Luca

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