RUBRICA - Italiani brava gente

Siamo donne o astronaute?

Questa è una storia di incroci. Si incrociano un uomo e due donne. E i discorsi sulle donne. L’uomo si chiama Simone Pillon, è un senatore. Non gli è piaciuta una decisione dell’università di Bari, che ha scoperto di avere tra i suoi studenti una maggioranza di ragazze (il 62%) ma anche alcuni corsi in cui le studentesse sono molto poche. Allora agevolazione economica: tasse ridotte del 30% per le ragazze che si iscrivono ai corsi di studio tradizionalmente “maschili”, quelli con un tasso di frequenza femminile sotto il 30%. Come Informatica, Fisica, Scienze e Tecnologie agrarie, Storia e Scienze sociali.

Questo è un errore, secondo senatore Pillon, perché «È naturale che i maschi siano più appassionati a discipline tecniche, tipo ingegneria mineraria per esempio, mentre le femmine abbiano una maggiore propensione per materie legate all’accudimento, come per esempio ostetricia». E quindi imporre ai maschi di pagare più delle femmine «è un modo di fare ideologico, finalizzato a manipolare le persone e la società».

La prima donna che incrocia questa storia è Samantha Cristoforetti, astronauta. Si sapeva che sarebbe tornata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) nel 2022 per la sua seconda missione di lunga durata. Ma pochi giorni dopo le dichiarazioni del senatore arriva la notizia che sarà lei il comandante dell’ISS, prima donna europea a ricoprire questo incarico.

L’attività di comandare una stazione spaziale parrebbe afferire – per la divisione di Pillon – più alle discipline tecniche che alla dimensione dell’accudimento. Anche se i locali dell’ISS bisogna anche tenerli puliti ed in ordine e allora, forse, questo rientra in quell’accudimento che spetta al femminile. Portar fuori il sacco della spazzatura è invece attività più di pertinenza del maschio di casa, ma nello spazio non si fa perché non è stata ancora attivata la raccolta porta a porta.

La seconda donna si chiama Teresa Mattei. Non c’è più, è morta nel 2013. Nel 1946, a 25 anni, è una delle 21 donne dell’Assemblea costituente. È la più giovane, i maschi sono 485. Nel 1938, a 17 anni, in seconda in seconda liceo, viene espulsa da scuola perché contesta le leggi razziali fasciste. Poi è staffetta partigiana, nome di battaglia Chicchi, poi si impegna molto per il voto alle donne. L’articolo 3 della Costituzione, quello sull’uguaglianza, porta la sua firma. Insiste fino allo stremo per inserire due paroline: “di fatto”. «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini…». Le visioni come quella del senatore Pillon – “È naturale che i maschi…” – sono di fatto una limitazione all’eguaglianza tra i cittadini, stanno fuori dalla Costituzione e andrebbero con cortesia rimosse dal discorso pubblico. 

Teresa Mattei non riuscì ad ottenere l’accesso delle donne alla magistratura. Arriverà solo nel 1963 perché i maschi, anche nell’Assemblea costituente, temevano il ciclo mestruale: «Signorina Mattei – dice un deputato liberale – lei non sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?». «E lei lo sa che ci sono uomini che non ragionano mai per tutto il mese?». Ragioniamoci su. E buone vacanze.

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