RUBRICA - Le parole per dirlo

Sempre al fianco di ogni donna che abbia subito violenza

La giornata mondiale contro la violenza sulle donne verrà celebrata – dalla sua istituzione nel 1999 – il 25 novembre. Violenza domestica, stupri, molestie sessuali, tratta, mutilazioni genitali: le declinazioni della violenza perpetrata contro il genere femminile sono innumerevoli. E c’è anche qualcosa di più sottile, ma altrettanto spaventoso. Ce ne siamo accorti in queste ultime settimane, con la polemica che ha infiammato i social su quello che è stato battezzato il caso Wienstein: uno dei produttori più influenti di Hollywood denunciato da decine di attrici per molestie sessuali e ricatti. Il fenomeno al quale abbiamo assistito – soprattutto in Italia, è il caso di dirlo – è il cosiddetto Victim Blaming: la colpevolizzazione delle vittime. A fronte delle dichiarazioni dell’attrice Asia Argento, che ha rivelato di essere stata anche lei vittima del potente produttore vent’anni fa, si è scatenato un putiferio. “Ma come, parli solo adesso?” “Tutta pubblicità” “Un po’ mignotta lo sarai pure stata” eccetera. La violenza verbale e gli attacchi personali si sono sprecati e molti fanno ancora più paura quando ci si rende conto che vengono da donne.

Sarà che il mio immaginario sul tipo di rapporto, anche sessuale ovviamente, che dovrebbe intercorrere tra uomini e donne, si è costruito sulla lettura di autrici come Erica Jong e Dacia Maraini. Equivalenza e non squilibrio di potere. Rispetto e stima reciproci. Forse, oltre alla fortuna sfacciata (perché spesso, è evidente, incontrare o meno gli orchi è questione di fortuna) questa consapevolezza mi ha protetta come uno scudo invisibile. Ho attraversato la vita con una fiducia costante nella mia capacità di discernere e la velocità, il tempismo con i quali mi allontanavo da situazioni potenzialmente pericolose, sono sempre stati impeccabili (non dico certo questo per farmi gli applausi da sola, perché appunto, tanta parte ce l’ha avuta anche la fortuna).

Qui, oggi, 2017, siamo tornati al punto in cui occorre ricominciare da capo a definire i rapporti tra i sessi. In questi giorni ho riascoltato la cantautrice americana Fiona Apple, stuprata a 12 anni: tutte le sue canzoni sono segnate da quell’evento terribile; il talento e la musica hanno dato voce alla sua rabbia e l’hanno trasformata in una meraviglia artistica. Ma certamente, la sua vita sarebbe stata più felice senza quell’episodio. Mi sono fatta domande sulla presunta complicità che spesso viene imputata alle vittime di stupri o molestie. Dove mai potrebbe stare la complicità di una bellissima ragazza ancora quasi bambina? La bellezza? La bellezza si offre da sé, la bellezza non si vende e soprattutto non si ruba e non si strappa. Sempre al fianco di ogni bambina o donna che abbia sperimentato sulla sua pelle l’offesa, perché comunque, sarà indelebile.

Consiglio a tutti la lettura di un bellissimo libro di Stephen King – un maschio, sì, un grande scrittore –  è una raccolta di quattro racconti intitolata “Notte buia, niente stelle”, in cui personaggi femminili si vendicano in qualche modo degli abusi subiti; come King stesso ha spiegato: “In realtà nessuna delle donne del libro è una carnefice: non innescano la violenza, ma reagiscono ad essa, facendo del loro meglio. Sono le sopravvissute.” Ecco, perché sempre meno si debba parlare di “sopravvissute”, interroghiamoci e lavoriamo sull’educazione delle più piccole e dei più piccoli. Con i gesti, le parole e le scelte politiche. Una cultura si può cambiare, basta rendersi conto che lo sforzo è necessario nonché urgente. E ridicolizzarlo per smontarlo è peccato non veniale. 

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