RUBRICA - Italiani brava gente

Scaldarsi con il pellet alternativo fatto con i fondi di caffè

Tra un po’ arriva l’inverno, tocca riaccendere l’impianto di riscaldamento e dopo arrivano anche le bollette. Molti, in questi anni, hanno scoperto il pellet. È un combustibile ricavato dalla segatura di legno essiccata. Lo si usa in stufe di ultima generazione, al posto dei ciocchi di legno.

Produce molto calore, pesa meno del legno, sta comodamente in sacchi che si versano nel serbatoio della stufa e la alimentano per ore. Dà un vantaggio ambientale, perché per fare il pellet non è necessario buttar giù gli alberi: si usano scarti di lavorazione del legname.

Poi c’è il caffè. Da sempre scalda le persone perché berlo è sempre un momento conviviale: l’inizio della giornata, la fine del pasto. Adesso comincia a scaldare anche le case, come pellet. A Modena è nata da poco una start up che punta sui fondi di caffè come base per pellet e biomasse. Si chiama Oltrecafè e si rivolge a privati, esercizi commerciali e pubbliche amministrazioni. Partendo da un’intuizione semplice e geniale, quelle che si hanno quando si riesce a guardare le cose da un altro punto di vista, mettendo insieme due punti: 1- se in Italia il caffè è una delle bevande più consumate in assoluto, ci sono anche i fondi di caffè da smaltire con un costo. Sono 180 milioni di chilogrammi all’anno. Una montagna nera di fondi di caffè. 2- i tre quarti del pellet usato in Italia arriva dall’estero. Sono quasi 3 milioni di tonnellate importate da Europa dell’Est, Canada e America.

Francesca Lovato, ingegnere ambientale e giovane imprenditrice ecologica, ha trovato la sintesi: dare una seconda vita al caffè, usarne i fondi per fare pellet economico ed ecologico.

Intanto, visto che il caffè è una sostanza di origine biologica, rispetta le direttive di Kyoto sulle emissioni e abbatte l’impatto ambientale rispetto ai combustibili fossili; poi lo togliamo dal ciclo dei rifiuti aggiungendo valore a qualcosa che altrimenti avremmo buttato in discarica; poi il fondo di caffè lo trovo qui, in casa, a chilometri zero, riducendo i costi – anche ecologici – di trasportare pellet da molto lontano.

I primi studi fatti dai ragazzi di Oltrecafè con le università di Modena-Reggio Emilia e Ancona ci dicono che il potere calorifico del pellet da caffè è addirittura superiore a quello del pellet da legno, e che le emissioni di anidride carbonica vengono ridotte più o meno della metà rispetto.

Il costo finale del prodotto, autorizzazioni e burocrazia permettendo, sarà analogo o forse addirittura inferiore a quello del pellet comune derivato dal legno. La cenere che ne rimane è un ottimo fertilizzante o può andare nella compostiera. Francesca Lovato con Andrea Maccari e Riccardo Cariani che si sono associati ala progetto stanno lavorando ad un primo impianto prototipo capace di produrre mezza tonnellata di pallet e lavoro per circa 5 persone.

Un impianto modello per gestire una domanda e un’offerta regionale, da cui partire per stringere accordi con altre regioni. “Se tutto va bene il progetto potrebbe generare il circolo virtuoso già nei primi sei mesi”. “Il caffè – ricorda Francesca Lovato – è al secondo posto tra le materie prime commercializzate a livello mondiale dopo il petrolio”. Utilizzarlo come combustibile è un grande segno di cambiamento. Un pezzo di futuro, da leggere nei fondi di caffè.

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