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Quattro cose da sapere sui bitcoin

Quanto vale un bitcoin? Ogni moneta ha un valore nominale che non dipende dal suo valore intrinseco (una banconota è, alla fine, un pezzo di carta), ma dal fatto che siamo tutti d’accordo nell’attribuirle un determinato potere d’acquisto. Nel caso delle monete ufficiali questo potere d’acquisto dipende dall’andamento dell’economia e dagli equilibri internazionali; per i bitcoin è il mercato a determinarlo, perciò il “tasso di scambio” bitcoin-dollaro è soggetto a oscillazioni che dipendono, ad esempio, dal fatto che un fondo d’investimento decida di acquistare criptovalute o che una grande azienda accetti pagamenti in bitcoin (e magari cambi idea, come è successo quando a maggio Elon Musk ha sospeso la possibilità di acquistare le Tesla in bitcoin, adducendo come motivazione l’impatto ambientale delle attività di creazione di queste criptomonete). Come in genere accade per le speculazioni, nel lungo periodo il valore dei bitcoin sembra salire, nonostante oscillazioni anche importanti; così, se i primi bitcoin generati nel 2009 valevano meno di un dollaro, oggi le quotazioni si misurano in decine di migliaia di dollari.

Come si comprano i bitcoin? Ormai molti siti di trading vendono bitcoin al pari di altre valute e azioni, ma gran parte degli acquisti avviene come scambi fra privati sui cosiddetti siti di exchange, ad esempio Coinbase. Per acquistare bitcoin bisogna creare un proprio wallet, il portafoglio virtuale in cui conservare la valuta elettronica; l’indirizzo del wallet è quello che verrà usato in tutte le transazioni, un po’ come se fosse un Iban bancario.

I bitcoin sono anonimi? Non c’è niente di più tracciabile delle transazioni in criptovalute, proprio per il meccanismo che sta dietro alla loro validazione: ogni movimento è riportato nella blockchain, un registro condiviso, liberamente consultabile e non modificabile. Tuttavia, “tracciare” non significa poter risalire all’identità dei proprietari di un wallet, se chi l’ha aperto vuol nascondere la propria identità. Per questo – oltre che per la velocità delle transazioni e l’assenza di commissioni – le criptovalute sono usate per molti traffici illeciti, ad esempio per chiedere un riscatto dietro minaccia di attacchi con virus informatici.

Posso produrre bitcoin per conto mio? Anni fa era possibile fare mining (“estrarre” criptovalute) sul proprio computer, ma oggi non è più conveniente: le operazioni di calcolo necessarie per generare bitcoin o validare transazioni diventano sempre più complesse. Inoltre, secondo le regole definite dai creatori del sistema bitcoin, ogni 4 anni si dimezza la “remunerazione” di chi certifica le transazioni (per statuto, la quantità totale di bitcoin non potrà mai superare la soglia dei 21 milioni).  Perciò oggi la stragrande maggioranza delle operazioni di estrazione avviene in enormi server farm dedicate.

Ma l’impatto ambientale è reale Uno degli aspetti più criticati delle criptovalute è l’impatto ambientale generato sia dal processo di “estrazione” di nuova moneta, sia dalle procedure di validazione delle transazioni lungo la blockchain: si stima che il consumo di energia totale di questi processi sia paragonabile a quello di uno stato di media grandezza, e molta di questa energia viene prodotta bruciando combustibili fossili. Un approfondimento su questo aspetto è in un recente articolo de il Post.

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