RUBRICA - Nutrizione e salute

Porzioni “taglia forte” da non sottovalutare

In Italia quasi un bambino su tre è in sovrappeso oppure obeso. Tra i paesi europei è uno dei dati peggiori, il che impone una riflessione: come mai l’Italia, “culla” della dieta mediterranea, diventa ora “culla” dell’obesità infantile? Ciò che mangiamo è evidentemente cambiato. Si pensi al termine flexitariano, oggi abbastanza in voga: descrive la persona non vegetariana, che consuma solo saltuariamente carne e in generale poche fonti proteiche di origine animale. La dieta mediterranea era flexitariana: le carni rosse venivano consumate solo raramente, mentre le carni bianche provenivano dagli animali da cortile, solitamente utilizzate solo per il “pasto della domenica” e divise in nuclei familiari numerosi. Dunque, frequenza di consumo e porzioni erano decisamente differenti rispetto alla notevole disponibilità odierna; avere una importante disponibilità di cibo è certamente più rassicurante rispetto alla penuria, ma è una risorsa che bisogna saper gestire con saggezza.
Le porzioni di cibo sono cambiate negli ultimi 30 anni, quelle “super size” non raggiungono gli estremi statunitensi, tuttavia possiamo fare degli esempi concreti con la pizza, che è passata dai 210 grammi presenti nel primo atlante ragionato di alimentazione Scotti Bassani, ai 300 grammi medi attuali, con un incremento del 45%. Oppure il primo gelato stecco ricoperto al cioccolato, il “mottarello”, oggi percepito dai bambini come piccolo, perché lo stecco ricoperto attualmente più venduto è aumentato del 60%. Le porzioni grandi creano un nuovo concetto di normalità per il bambino, che percepisce come “piccolo” e insoddisfacente un gelato che era vissuto come gratificante nell’Italia degli anni ‘50. Questo ci ricorda come il contesto storico e culturale dove cresciamo possa condizionare il concetto di normalità di una porzione, e il relativo comportamento alimentare.
Oltre alla quantità di cibo, anche la qualità è importante, e negli ultimi decenni si è vista moltiplicarsi l’offerta di alimenti a bassa densità di nutrienti (ne abbiamo parlato nell’articolo sul “cibo spazzatura”). Ho suggerito di approcciarli con più attenzione che disprezzo: essi sono studiati fino all’ultimo dettaglio per essere appetitosi, ed è probabile che un bambino in sovrappeso farà fatica a regolarsi nel consumo. Essere consapevoli di questo impone riflessioni su cosa tenere stabilmente in dispensa.
Una ultima osservazione è sul fatto che si sia portati a sottovalutare il problema dell’eccesso di peso, pensando che poi si sistemerà con l’aumento dell’altezza, oppure che quando si vorrà si farà una dieta. Per quanto apparentemente semplice possa sembrare la terapia di sovrappeso e obesità, la medicina sta perdendo la sfida e molti di coloro che hanno messo piede nell’obesità non riescono più a tornare indietro, siano essi bambini o adulti. A questo si aggiunge che l’obesità infantile può avere conseguenze psicologiche anche dovute al cosiddetto fat shaming o a fenomeni di bullismo, che tutti i genitori risparmierebbero volentieri ai propri figli.

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