RUBRICA - Italiani brava gente

Portare il cane in ufficio aumenta la produttività

Cos’è che trasforma un posto di lavoro in un buon posto di lavoro? Lo stipendio, certo, poi la sicurezza per il futuro – un lavoro a tempo indeterminato è meglio di uno che scade ogni sei mesi – e ancora la possibilità di far carriera, imparare, vedere un futuro. E molte altre cose piccole e grandi, concrete o impalpabili, difficile da misurare ma che cambiano molto la vita di tutti i giorni: l’avere dei colleghi simpatici, la qualità dei rapporti con chi comanda. Poi gli orari: rigidi o flessibili, che si adattano alle esigenze della tua vita. Perché quando si hanno 25 anni si è diversi da quanto se ne hanno 40 e due figli da accompagnare a scuola prima di arrivare in ufficio. E ancora tante altre determinanti: un posto di lavoro diventa un buon posto di lavoro per il mischiarsi di molte cose.

    A Formigine, provincia di Modena, ci anno messo dentro anche il cane. Hanno pensato a quello che succede ogni mattina nelle tante case italiane dove convivono un quattrozampe ed una persona che lavora. Succede che si esce insieme, cane e umano, sul presto, per il giretto del mattino. Il cane è contento come riesce ad essere contento solo un cane che si appresta ad uscire insieme al suo umano: una bomba scodinzolante di allegria proiettata a razzo verso la porta di casa. Si esce, la gioia sale.

Si raggiunge il parchetto più vicino e si fa quello che si deve fare. Poi ancora quattro passi con il cane che esplora olfattivamente la scena della passeggiata con un’attenzione che i Carabinieri dei Ris di Parma non hanno ancora raggiunto e l’umano che intanto guarda l’orologio. Stiamo facendo tardi, bisogna andare al lavoro. Così il cane e l’umano tornano in casa. C’è un breve saluto. Lui, quello a quattro zampe, non è più scodinzolante come prima perché sa quello che lo aspetta: rimanere solo. A un cane non piace mai. L’umano chiude la porta e si sente un po’ in colpa.

Se invece l’umano lavora per Tekapp, un’azienda di servizi informatici con un fatturato di 700mila euro e una decina di dipendenti, ogni mattina lui e il suo cane saltano in macchina e vanno al lavoro insieme. Perché Tekapp è un’impresa dog friendly.

Il titolare, Daniel Rozenek, dice che è cominciato due anni fa con una collega un po’ in difficoltà perché ha appena preso un cucciolo e non può lasciarlo da solo in casa. Un cucciolo di cane lasciato troppo solo in casa quando non ha voglia di starci, lo sappiamo, può ridurre l’arredamento ad un cumulo di rovine graffiate. Rozenek chiede agli altri dipendenti se il cucciolo della collega, lì in ufficio tra tavoli, monitor e tastiere, dà fastidio a qualcuno. Pare di no. In Tekapp arriva il primo cane e Rozenek si accorge che cambia qualcosa: aumenta la produttività – lui è contento – e aumenta “la coesione tra i dipendenti”. Perché, racconta, un cane che scodinzola in giro obbliga ogni tanto a staccarsi un po’ dal monitor del pc e a fargli quatto carezze. E questo fa bene a tutti. Adesso i cani sono tre. L’ultimo arrivato è Bruto, un molosso salvato da un canile lager spagnolo. Bruto ulula spesso: dicono che pare Mario Biondi. Di sicuro funziona come antistress.

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