RUBRICA - Cibo e Cultura

Orti e cortili, spazi di libertà (non solo alimentare)

“Anno internazionale dell’agricoltura familiare”: così le Nazioni Unite hanno deliberato di nominare il 2014. A questo tema – la produzione familiare, il cibo di prossimità – è dedicato il Baccanale che si svolge a Imola e dintorni fino al 23 novembre. Titolo di questa edizione: “Orti e cortili fra campagna e città”.

L’orto: storico compagno delle case contadine e urbane. L’orto che dà frutti numerosi e variati, che si rincorrono da una stagione all’altra: non c’è tempo che non abbia le sue verdure, i suoi frutti. Isidoro di Siviglia, il grande erudito medievale, nella sua monumentale enciclopedia così ne spiegava l’etimologia: «l’orto si chiama così perché ci cresce sempre qualcosa». Isidoro giocava sul verbo latino oriri, che significa “nascere”, “crescere”. Per lui, “orto” era sinonimo del cibo che cresce dalla terra, con una continuità che nessun altro spazio concede. Dietro l’immagine c’era un motivo reale: l’orto, prossimo alla casa, era il solo spazio a godere di una concimazione sistematica, garantita dagli avanzi, dai rifiuti, dagli escrementi quotidiani. La sua produttività era altissima, a differenza di quella dei campi, lasciati alla volontà divina e ai capricci delle stagioni. Ecco perché l’orto si è ritenuto per secoli il luogo per eccellenza della sicurezza alimentare, di un approvvigionamento diretto che completava, spesso in modo decisivo, gli apporti della produzione agricola e del mercato; un luogo, per di più, che non conosceva la fase delicata e incresciosa (per i contadini) della divisione dei frutti col padrone. Perché sull’orto non c’erano prelievi: tutto restava al contadino – o a chi, fattosi cittadino, non dimenticava il rapporto con la terra. Produrre il cibo da sé: è un aspetto della storia economica, e della storia alimentare, che allo storico rischia sempre di sfuggire, perché lascia poche tracce nei rapporti di lavoro.

In questa economia sommersa e fondamentale non mancano gli animali. Il cortile, in cui razzolano polli e galline, mescolandosi a conigli, anatre, oche, è stato nei secoli un altro luogo strategico del complicato rapporto fra gli uomini e il cibo. Anche i signori, anche i monaci hanno dedicato attenzioni agli orti e al piccolo allevamento. Ma è soprattutto nella vita dei ceti umili che orti e cortili hanno rivestito un ruolo di importanza essenziale. Con le loro risorse, questi spazi hanno consentito a contadini e cittadini di variare per quanto possibile la loro dieta, temperando le asprezze di un’economia fragile e di rapporti sociali a volte umilianti.

Orti e cortili non sono semplicemente luoghi per produrre il cibo vicino a casa. Sono spazi di rivincita, di autonomia, di libertà.

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