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Mangiare pesce, ecco perchè fa bene

Alcuni anni prima che dilagassero in Europa le preoccupazioni sulla “mucca pazza”, una delle più prestigiose riviste mediche (The Lancet) aveva pubblicato una rassegna sui pregi nutrizionali dei pesci, concludendo con la frase: “Un maggior consumo di pesce può risultare particolarmente utile per la salute umana”.

Infatti, gli studi pubblicati negli ultimi decenni hanno confermato l’attendibilità scientifica di quel suggerimento. Al punto che le raccomandazioni delle linee-guida nutrizionali dei Paesi più evoluti concordano ormai nell’incoraggiare il consumo del pesce, proponendo a chiunque almeno due o tre pasti settimanali a base di pesce. Perciò, non accontentiamoci di riscoprire il pesce soltanto nei ristoranti specializzati ma consumiamolo più spesso, anche a casa e nella forma più economica di “pesce azzurro”. Senza offendere il palato dei buongustai ricordiamoci che non esistono riserve da parte della medicina neppure sulla validità nutrizionale del pesce surgelato o di allevamento, certamente meno costoso ma più ricco di pregi nutrizionali di ostriche o aragoste.

La “carne” dei pesci va considerata, per quanto riguarda il contenuto proteico, allo stesso livello delle altre carni con analogo valore biologico ma con il vantaggio di una più facile masticazione e di una migliore digeribilità. Questa caratteristica ne ha motivato da parte dei medici, in ogni tempo, la prescrizione preferenziale per anziani, bambini o malati. Oggi, ci interessa ancora di più che, a parità di aminoacidi, nessun altro alimento di origine animale permette, come il pesce, di contenere l’apporto di grassi saturi, rifornendoci nel contempo di un pregiato gruppo di grassi polinsaturi, noti come “omega3”.

Il grasso dei pesci, in primo luogo del pesce azzurro ma anche dei prodotti di acquacoltura e in particolare delle trote, oltre a fornire i progenitori biochimici di una complessa famiglia di prodotti attivi nella vasodilatazione e vasocostrizione delle arterie, influisce favorevolmente sulla viscosità del sangue, sulla coagulazione e sulla stessa permeabilità ed elasticità delle pareti cellulari. Nell’invecchiamento o in situazioni particolari (obesità, diabete, diete squilibrate) alcuni derivati dell’acido linolenico non possono più essere ricavati dal capostipite chimico alla velocità e nei quantitativi ottimali. Perciò, mangiare una porzione di pesce un paio di volte a settimana può rifornirci anche di quei nutrienti intermedi dal nome impronunciabile (eicosapentaenoico, docosaesaenoico, ecc.), capaci di riequilibrare i rapporti fra le varie frazioni grasse del sangue e di ridurre l’ipertrigliceridemia (ma non l’ipercolesterolemia!). Il pesce non è un farmaco ma può fornirci naturalmente degli utili principi attivi senza dover ricorrere agli integratori del commercio.

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