RUBRICA - Le parole per dirlo

Le due storie racchiuse in ogni dono

Tutti abbiamo atteso il Natale, da bambini, con mille aspettative nel cuore. Avremmo rivisto i parenti lontani, mangiato cose buone, ci sarebbe stato concesso di far tardi e di avere un dito di spumante nell’acqua per brindare come i grandi e soprattutto ci sarebbero stati i regali, i doni! Da ammirare prima con gli occhi, poi da spacchettare, chi con foga, strappando nastri e carta, chi con meticolosità, un centimetro di scotch dopo l’altro grattato via con le unghie. Ci sarà dentro una conferma, una sorpresa o una cocente delusione?

Ogni regalo racconta due storie, quella di colui che lo riceve e quella di chi invece lo ha scelto. Per chi lo fa, il dono è un gesto che costruisce o nutre una relazione: dall’inizio dei tempi, anche nelle società primitive, questo gesto libero che può essere rivolto alle divinità per propiziarsele o ad altre persone, aveva una qualità cerimoniale e una forza magica. Il regalo è una promessa di felicità nutrita dall’aspettativa e dall’attesa. Ma non è detto che il dono migliore che riceveremo, quello perfetto, sia quello che abbiamo lungamente desiderato.

Due delle mie storie di Natale preferite raccontano di doni inaspettati. “Un Natale di Charlie Brown” (striscia e film del 1965), racconta di Charlie, depresso perché il Natale lo fa sentire triste, che viene designato da Lucy (la bambina psichiatra) come regista della recita natalizia della scuola per far sì che abbia uno scopo e la smetta di essere così musone. Lui decide che per dare un’atmosfera natalizia alla scena serve un albero di Natale, ma gli alberi che trova sono tutti finti, di alluminio e plastica, e l’unico vero è un alberello stortignaccolo e spiumato. Ovviamente, nessuno approva la scelta e Charlie si attira gli strali di tutta la compagnia. Non sanno ancora che quel piccolo, misero alberello sarà capace di fare una magia, più preziosa di qualunque scintillante albero sintetico.

L’altra è un racconto per ragazzi della grandissima Grazia Deledda, intitolato proprio “Il dono di Natale”: una vigilia di Natale d’inizio Novecento in un povero villaggio della Sardegna sepolto dalla neve. La storia è narrata dal punto di vista di Felle, un pastorello di undici anni che va a fare gli auguri a casa dell’amichetta Lia. L’atmosfera nelle due case è completamente diversa. Da Felle si sta per festeggiare, tutto è illuminato a festa, profuma di cibo e vibra di gioia, in casa di Lia c’è un misterioso clima sospeso: i genitori non ci sono e le sorelline più piccole stanno sedute a tavola con solo qualche manciata di uva passa in attesa di un dono misterioso che il padre ha promesso di portare. Dopo la messa, e il meraviglioso cenone a casa sua, Felle è curioso di scoprire cosa mai possa essere il dono comprato dal padre delle sue vicine.

Il mistero viene svelato nell’ultima riga e non ve lo racconterò, ma ha a che fare con il significato profondo del dono, che a differenza di un semplice regalo, può trasformare la vita e il cuore di chi lo riceve.

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