RUBRICA - Terra, uomini e clima

Le città? Abitiamole meglio

Oltre il 56 per cento della popolazione mondiale abita in aree urbane, seguendo una tendenza in continuo aumento. Per questo motivo le città hanno una parte sempre più importante nel dirigere i consumi di energia e risorse e nella produzione di emissioni di gas a effetto serra e di rifiuti. Ma è pure nelle città che si stanno sviluppando moltissimi progetti di sostenibilità ambientale sia per ridurre gli impatti sul clima e la natura, sia per migliorare la qualità della vita degli abitanti, soprattutto in vista dei cambiamenti climatici che si annunciano particolarmente gravosi proprio per le aree urbane. La rete ICLEI – Local Governments for Sustainability (www.iclei.org) riunisce oltre 2.500 città e regioni urbanizzate in 125 Paesi proprio per mettere insieme esperienze e buone pratiche su cinque filoni. Vediamoli.

1) Sviluppo a basse emissioni: per limitare il riscaldamento globale, diminuire le emissioni e limitare i danni alla salute generati dallo smog,  promuovere le energie rinnovabili, l’efficienza energetica degli edifici, i trasporti pubblici, la pedonalizzazione e le piste ciclabili, la mobilità elettrica e condivisa.

2) Sviluppo di soluzioni basate sulla natura: ampliamento di zone verdi per mitigare le ondate di calore, assorbire le acque delle piogge intense e aumentare la biodiversità.

3) Economia circolare: promuovere nuovi modelli di produzione e consumo che privilegino il riciclo e il riuso degli oggetti, riducano lo spreco di materie prime e la generazione di rifiuti, anche creando nuovi circuiti sociali di condivisione e di scambio.

4) Aumento della resilienza: programmi per anticipare, prevenire e riprendersi dagli shock ambientali, climatici e sociali. Preparazione dei cittadini ad affrontare i rischi e ridurre i danni, rinforzo delle strutture di protezione civile.

5) Sviluppo equo e centrato sui bisogni delle persone: formazione di comunità urbane socialmente e ambientalmente sostenibili, attente a evitare la povertà e le diseguaglianze, garantire la salute e l’educazione pubblica, il cibo di qualità, l’acqua e le fognature, l’energia pulita e le infrastrutture per contrastare gli eventi climatici estremi, dalle alluvioni alla siccità, dalle ondate di calore alle tempeste.

È un vasto disegno che molte città cercano di realizzare almeno in parte, e che dovrebbe costituire la base irrinunciabile di ogni programma politico municipale. Non solo con queste pratiche si ridurrebbero gli impatti sull’ambiente, ma soprattutto si preparerebbe quella rete di salvataggio nei confronti dei futuri eventi climatici estremi che ci attendiamo diventino sempre più frequenti. Bisogna però avere il coraggio di eliminare le contraddizioni: non si può dichiarare di voler seguire un tale nobile programma se poi non si ferma il consumo di suolo con la nuova cementificazione invece del recupero delle aree dismesse, se si continua a espandere l’illuminazione pubblica che dovrebbe invece tener conto del crescente inquinamento luminoso, se non si limitano l’inquinamento acustico, la circolazione delle auto di grossa cilindrata e lo spreco di energia come i negozi con le porte aperte.

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