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La dimensione digitale del lutto

Cosa succede di noi online, dopo la morte? La vasta impronta digitale che creiamo e aggiorniamo ogni giorno – fatta di foto, condivisioni, post pubblici e messaggi privati – a un certo punto ci sopravviverà: ce ne accorgiamo quando, scorrendo la bacheca di Facebook o Instagram, ci troviamo davanti un compleanno, un ricordo, un post che appartiene a una persona scomparsa. E online, sempre più spesso, veniamo a sapere della morte di qualcuno, che si tratti di amici o personaggi pubblici. L’elaborazione del lutto collettivo avviene condividendo ricordi e sentimenti su una scala enormemente più ampia di quanto fosse possibile un tempo.

È un bene, è un male? La domanda è mal posta: la parola “condoglianze” deriva dal latino condolere, che si potrebbe tradurre in “condividere il dolore”; se la tecnologia digitale ci permette di “tenere in memoria” reti più ampie, è conseguenza naturale il condividere il lutto con molte più persone. Oltre al dolore spesso si condivide la solidarietà: il digitale dà strumenti con cui è più semplice raccogliere fondi in memoria o aprire una colletta per sostenere famiglie in situazioni difficili, e facilita l’organizzazione di reti amicali per dare una mano a chi resta.

Molte di queste iniziative restano seminascoste in gruppi e conversazioni private ma questo non ne sminuisce il valore. Come per ogni altro aspetto della nostra vita, elaboriamo gradualmente nuovi codici condivisi per affrontare la morte, anche per aspetti inediti. È opportuno parlare pubblicamente di un decesso se non l’hanno (ancora) fatto parenti e amici stretti? Di chi sono le foto che ritraggono una persona morta? Possiamo scrivere sulla sua bacheca? Possiamo taggarla? Se non troviamo le parole giuste, un’emoji può esprimere cosa sentiamo o è inopportuna? Non c’è quasi mai una risposta che valga per tutti, ma più ci interroghiamo, più agiremo in modo consapevole, anche online.

Cancellazione, “contatto erede” e account commemorativo Nel tempo le piattaforme online hanno adeguato le loro funzionalità per gestire cosa accade dopo la morte del titolare di un profilo.

Facebook è l’ambiente che dà più opzioni: dalle impostazioni dell’account possiamo decidere che dopo la nostra morte il nostro profilo verrà cancellato con tutti i suoi dati, o nominare un “contatto erede”, cioè una persona che potrà disporre del profilo trasformandolo in un account commemorativo. Gli account commemorativi sono meno visibili degli altri (non vengono ad esempio proposti fra “le persone che potresti conoscere” e fra i compleanni del giorno), ma restano con la bacheca aperta per gli amici che vogliono “parlare con chi non c’è più”. Il “contatto erede” può fissare un post in cima alla pagina, cambiare la foto profilo, rispondere alle richieste di amicizia, scaricare un backup di tutti i nostri post, immagini e video, esclusi i messaggi che restano privati.

Anche Instagram può trasformare un profilo in account commemorativo, ma senza consentire alcuna modifica: parenti stretti o esecutori testamentari possono chiedere la rimozione totale dell’account ma non il backup dei dati. Le stesse opzioni – account commemorativo o chiusura – valgono per LinkedIn, mentre su Twitter non esiste l’opzione dell’account commemorativo, ma solo quella di chiederne la rimozione.
In tutti questi casi le piattaforme richiedono una documentazione certa del decesso, attraverso un certificato di morte o il link a un articolo di fonte affidabile.

 

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