RUBRICA - Nutrizione e salute

La colazione di moda

La colazione è da tempo associata al consumo di alimenti dolci come pane e marmellata, biscotti, cappuccio e brioche, ma negli ultimi anni stiamo assistendo a rapidi cambiamenti. Oggi la colazione salata incuriosisce, mentre solo nel 2009 è stato scritto uno dei documenti di consenso scientifici più rilevanti sul tema (con il coordinamento di Nutrition Foundation of Italy) e, tra i dieci modelli di considerati, nessuno era salato.

A volte si trae spunto dalle colazioni internazionali proposte negli alberghi, ma la colazione salata non può essere l’occasione per consumare più salumi e formaggi, che non vanno banditi ma neppure consumati quotidianamente. In Italia, il toast con prosciutto e formaggio è stato tra i primi alimenti salati ad essere consumato a colazione, frequentemente associato ad una nota dieta commerciale, ed è proprio un esempio di colazione salata che non dovrebbe diventare un’abitudine. Mentre tra le proposte che potrebbero unire il desiderio di nuovi gusti ai vantaggi della dieta mediterranea, vi possono essere il pane casereccio tostato con extravergine, oppure derivati del pane comuni all’estero come i “knäckebröd” o “crispbread”, magari accompagnati da un uovo una o due volte a settimana. La colazione tipicamente italiana è frugale e frequentemente insufficiente, mentre nel documento di consenso viene specificato come ad una porzione di prodotto da forno (dolce o salato) andrebbe abbinata una porzione di latte o yogurt ed un frutto.
Nel merito, un altro cambiamento significativo è stato l’aumento dei consumi di bevande vegetali alternative al latte. Chi le sceglie lo fa per intolleranza al latte vaccino, per ragioni etiche o di gusto, o perché convinto che siano una opzione salutistica. Tuttavia, ad esempio, il latte rappresenta una fonte di calcio e di proteine nobili, mentre le bevande vegetali di riso, mandorla, avena o cocco contengono una quota proteica decisamente bassa. Per utilizzarle al posto del latte vaccino andrebbero dunque consumati contestualmente alimenti con una maggiore quota proteica.

Molte convinzioni su cosa sia salutare a tavola nascono anche dalla notevole quantità di informazioni disponibili oggi in rete in merito alla nutrizione ed al ruolo che i social media hanno nell’influenzare le nostre abitudini alimentari. Un esempio è il consumo di porridge (a base di fiocchi di avena, indiscutibilmente salutari), abitudine che si è diffusa rapidamente negli ultimi anni fino a diventare una moda: le ricerche su Google sono decuplicate in 10 anni, su TikTok è seguita da 2 milioni di follower una giovanissima influencer italiana il cui soprannome emblematico è “la ragazza del porridge”.
Negli ultimi anni ho osservato come una buona percentuale delle pazienti con anoressia chiedesse di consumare porridge a colazione. Ho poi letto l’articolo di un gruppo di ricerca australiano che correla il frequente utilizzo dei social all’insorgenza di disturbi del comportamento alimentare negli adolescenti. Questo non significa che il porridge predisponga all’anoressia, ma che i social hanno contribuito a cambiare velocemente alcune abitudini, ad esempio a colazione. Ma le informazioni da essi veicolate andrebbero poi verificate con fonti accreditate.

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