RUBRICA - Nutrizione e salute

Intolleranze alimentari e scientificità dei test

Più di 15 anni fa, nell’ambulatorio frequentato durante la scuola di specialità a Pavia, visitai i primi pazienti che portavano con loro l’esito di bizzarri test per le intolleranze alimentari. In questo lasso di tempo l’offerta di test alternativi si è moltiplicata, forse avrete già sentito alcuni dei nomi commerciali, vega test, alcat test, dria test; essi sono effettuati con diverse metodiche basate ad esempio su immunoglobuline classe G (IgG4), metodi sublinguali, kinesiologia, biorisonanza, citotossici. Uno dei problemi maggiormente rilevati è il riscontro di risultati “falsi positivi”, ovvero l’individuo risulta “intollerante” ad alcuni alimenti anche se una diagnosi più raffinata non rileva tale problema; gli alimenti più frequentemente individuati come problematici in questi test sono lievito (fino all’86% delle persone testate), latte (fino all’84%), farina (fino al 49%).

Si è tardato a prendere una posizione chiara, e risale solamente alla fine del 2015 il documento firmato dalle 3 maggiori società scientifiche di allergologia insieme all’Ordine dei medici che descrive questi test come “privi di credibilità scientifica e validità clinica, pertanto non sono assolutamente da prescrivere”. Nel frattempo i vari test alternativi si sono diffusi capillarmente, anche grazie ad abili operazioni di marketing che promettono la soluzione dei più svariati problemi di salute, quali ad esempio: difficoltà a perdere peso, gonfiore, cefalea, gastrite, colite, candidosi.

Alle volte le persone sperimentano un miglioramento dei sintomi dopo aver eliminato i cibi segnalati dai test; è da considerare che, vista la tipologia dei cibi maggiormente segnalati da tali test, mangiare meno in generale è qualcosa che fa bene a molti di noi, visto che quasi la metà degli italiani è in sovrappeso o obeso.

Infatti, solitamente, il miglioramento è momentaneo e i problemi si ripresentano nel giro di qualche mese. Alcuni dei test più diffusi si basano sulle immunoglobuline di classe G (IgG), necessitano di un semplice prelievo capillare effettuato pungendo il polpastrello, tuttavia la società europea di allergologia ritiene che la presenza di tali immunoglobuline sia un sintomo di tolleranza del nostro corpo nei confronti di un alimento, esattamente l’opposto di quello che si vorrebbe testare. Frequentemente questi test sono commercializzati come test di “autodiagnosi”, quindi il responsabile dell’interpretazione di tale esame è la persona che lo acquista; questo anche se vediamo che il referto viene firmato da un dottore in quanto esso è frequentemente il dottore in biologia responsabile del laboratorio di analisi, che non può essere responsabile di una diagnosi. Caso differente nel momento in cui ci si rivolge a un professionista come il medico di medicina generale o allo specialista, ma attenzione in quanto kinesiologi, erboristi, estetiste, osteopati, naturopati e altre figure non abilitate a svolgere attività diagnostica frequentemente propongono tali test.

Molte persone cercano risposte ai sintomi sopra descritti nei test delle intolleranze, tuttavia tali sintomi possono essere dovuti a cause differenti: frequentemente è utile mettere ordine nella propria alimentazione e incrementare l’attività fisica per avere miglioramenti sostanziali.

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