RUBRICA - Nutrizione e salute

Intestino, un “lavaggio” che depura davvero?

Frequentemente i pazienti chiedono se è il caso di sottoporsi al “lavaggio dell’intestino”, o idro-colon-terapia per detossificare l’intestino, migliorare il gonfiore addominale o la stipsi. Per orientarsi sono disponibili sul web diversi articoli in inglese, tuttavia in italiano si trova pochissimo che aiuti a farsi una idea evidenziando anche aspetti delicati e potenzialmente pericolosi. Il lavaggio dell’intestino è una procedura in cui si “lava” l’intestino con acqua tiepida, a cui vengono eventualmente aggiunti fito-estratti, introdotta artificialmente nell’intestino attraverso differenti tipi di strumenti che vanno dai più professionali utilizzati nelle gastroenterologie, fino ad economici kit “fai da te” in vendita anche sul web.

La procedura eseguita in gastroenterologia (come coadiuvante nella preparazione per la colonscopia) ed il kit “fai da te” sono i due estremi di uno spettro in cui si trovano le più diverse proposte: ad esempio in centri di medicina alternativa, in hotel con centri termali o da naturopati; i costi variano dagli 80 ai 150 euro e la pubblicità relativa sostiene che si possa trarre beneficio alle più svariate condizioni, dalla depurazione dalle scorie tossiche dell’organismo al gonfiore addominale, dalla cefalea alla candidosi fino alla colite. La procedura peraltro non è scevra da rischi, ad esempio in chi ha diverticolosi, malattie infiammatorie intestinali, malattie renali o cardiache.

La diverticolosi è una alterazione della parete dell’intestino presente nella metà della popolazione sopra i 50 anni e non dà sintomi finché non si infiammano i diverticoli, dunque può succedere di sottoporsi a tale procedura inconsapevoli di avere una controindicazione. Le complicanze pubblicate in letteratura scientifica sono numerose ed in alcuni casi particolarmente gravi, vanno dallo squilibrio elettrolitico all’emorragia intestinale.

L’idea che si possa “pulire il colon” è quantomai bizzarra: il suo normale funzionamento prevede un certo grado di contaminazione, il nostro colon, infatti, contiene una grande quantità di batteri, funghi e lieviti chiamati oggi “microbiota”, in grado peraltro di esercitare funzioni che oggi sappiamo essere fondamentali alla nostra salute. Le conseguenze dell’“lavaggio dell’intestino” sulla flora batterica intestinale sono ad oggi poco conosciute, ed i pochi dati che sono stati pubblicati mostrano una alterazione negativa su alcuni ceppi ad azione probiotica.

Alterare concretamente il microbiota è un’operazione delicata, in questo caso si parla di “trapianto” di flora batterica intestinale, una procedura complessa per la quale in Italia abbiamo centri all’avanguardia, come quello diretto dal prof. Gasbarrini dell’Università La Sapienza. In questi centri si possono, ad esempio, curare infezioni intestinali altrimenti incurabili (ex Clostridium Difficilis) con il 90% di esiti positivi proprio attraverso un miglioramento del nostro sistema immunitario dato dal trapianto di flora batterica. Questo ci dà una idea di quanto possa essere delicato modificare il nostro microbiota, operazione che deve essere fatta solo dopo aver avuto una diagnosi corretta, nei pochi centri specializzati che hanno adeguate competenze.   

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