RUBRICA - Nutrizione e salute

Integratori? Occhio agli ingredienti

Due notizie recenti sono lo spunto per una riflessione sul mondo degli integratori: la prima riguarda una operazione internazionale svolta dalla Guardia di Finanza di Torino che ha sequestrato centinaia di confezioni di integratori che contenevano anabolizzanti. L’integratore veniva importato in Italia dalla Spagna, prodotto in Germania ed era finito anche sui banconi di una grande catena, che però non era assolutamente consapevole del reale contenuto degli integratori. Naturalmente sulle etichette di tali confezioni si legge “integratori alimentari” e non vengono menzionati gli steroidi; tuttavia le analisi, effettuate dal laboratorio dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Torino, ne hanno confermato la presenza.

Il secondo è il risultato di uno studio pubblicato su “Hepatology” a metà novembre:  negli Stati Uniti il 20% di casi di lesioni del fegato è dovuta all’assunzione di integratori nutrizionali. I principali responsabili sono gli steroidi, seguiti da estratti di tè verde ed integratori con molteplici ingredienti; nella metà dei casi vengono assunti per il bodybuilding o per cercare di perdere peso. In Italia non abbiamo dati precisi in merito, tuttavia i casi di tossicità per il fegato (epato-tossicità) dovuta ad integratori è passata in Spagna dal 2% nel 2006 al 13% nel 2013, il che fa supporre che anche in Italia sia un fenomeno rilevante. Poiché il fenomeno della tossicità per il fegato è noto da tempo, esiste uno specifico network dedicato all’analisi delle segnalazioni (Dilin); tale network tra il 2003 ed il 2016 ha analizzato nel laboratorio dell’Università del Mississippi più di 200 integratori portati da 1268 pazienti con epato-tossicità, ed i risultati sono stati sorprendenti: solo 90 prodotti su 203 contenevano le sostanze dichiarate in etichetta.

E in Italia? A ottobre Coldiretti ha elaborato la classifica dei «cibi più pericolosi» per la salute, usando dati contenuti nell’ultimo rapporto del Sistema di allerta rapida europea sui rischi alimentari (Rasff), relativo al 2016. Al secondo posto di questa classifica si sono posizionati i «prodotti dietetici e gli integratori», la pericolosità era data dalla presenza di ingredienti e novel food non autorizzati nell’Ue. È dunque suggeribile cautela nell’acquisto di prodotti, evitando fonti poco attendibili frequentemente reperibili sul web.

Più in generale è bene tener presente che se in etichetta vediamo che la quantità contenuta di uno specifico nutriente è maggiore del 100% del fabbisogno, indicato con l’acronimo Nrv, dovremmo quantomeno conoscere il motivo di tale aumento o discuterlo con un professionista.

Cautela particolare va posta quando il motivo dell’assunzione non è semplicemente quello di “integrare” una carenza alimentare: nel caso in cui si speri che un integratore faccia dimagrire, riduca il colesterolo, sia pro-energetico, combatta l’invecchiamento o faccia ricrescere i capelli, allora sarebbe preferibile non fermarsi a quanto si legge sulla confezione o si sente in pubblicità, ed approfondire l’argomento con un professionista esperto.

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