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Influencer online a caccia di piccoli consumatori

Quanto tempo passano online i bambini, anche piccoli? Difficile trovare dati certi, perché tracciare il comportamento dei minori di 13 anni è strettamente regolamentato dalla normativa sulla privacy, ma molti segnali suggeriscono che questo tempo sia aumentato nell’ultimo anno. Sia per il ricorso alla didattica a distanza sia perché, bloccati in casa causa pandemia, la tolleranza delle famiglie rispetto ai tempi del gioco e dei passatempi online è giocoforza cresciuta.

Certo è che i canali video espressamente dedicati ai bambini hanno ormai audience paragonabili a quelle dei successi televisivi di un tempo: molte delle videostar più note sono bambini o si rivolgono ai bambini. I loro video collezionano centinaia di migliaia, spesso milioni di visualizzazioni, diventando uno spazio molto appetibile per gli inserzionisti. A settembre 2019 YouTube ha ricevuto negli USA una multa pesantissima per violazione della privacy dei minori, proprio a causa del tracciamento degli utenti under 13 allo scopo di proporre loro pubblicità mirata. La risposta di Google, proprietario della piattaforma, è stata duplice:

• da febbraio 2020 chi pubblica un video su YouTube deve dichiarare se si tratta di contenuti destinati ai bambini; in questo caso il video non può essere salvato o commentato, viene disabilitata la notifica dei nuovi video del canale e soprattutto non è possibile associare al video pubblicità tagliata su misura sui comportamenti degli utenti;

• Google ha creato una piattaforma parallela, YouTube Kids, destinata espressamente agli under 13, con una selezione più rigorosa dei video e molti strumenti di controllo parentale, e cerca di indirizzare i genitori a fare usare quella e non lo YouTube “per tutti”.

L’obiettivo è diminuire la pressione pubblicitaria sui bambini, ma chiaramente il funzionamento del sistema dipende in buona parte dalla correttezza dei creatori di contenuti. Questi, dichiarando di lavorare per un pubblico under-13, vedono decisamente diminuire gli introiti pubblicitari del loro canale, così alcuni di loro seguono le regole – semmai cercando comunque di fidelizzare gli spettatori in altri modi, come app dedicate – mentre altri, nonostante siano seguiti da moltissimi bambini, fanno finta di niente. E ovviamente, anche in questo ambito, non sempre gli influencer di turno dichiarano espressamente di aver ricevuto denaro o omaggi per parlare di un prodotto o mostrarne lo spacchettamento (unboxing).

Che fare allora? Alcune regole di base:
• regolare i tempi di uso dei dispositivi
• scegliere criticamente i siti e le app a cui dare accesso, privilegiando quelle più controllate
• accompagnare i bambini nella navigazione, commentando insieme a loro ciò che si guarda per stimolare il pensiero critico
• segnalare contenuti inadeguati innanzitutto alle piattaforme, per aiutare i filtri algoritmici a fare le scelte giuste.

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