RUBRICA - Italiani brava gente

Il nostro Autovelox? E’ da esportazione

A volte basta la parola. Succede con quelle forti, che superano i confini nei quali sono state inventate. Una di queste è Autovelox: è entrata nel linguaggio comune per  indicare  qualsiasi tipo di apparecchiatura di misurazione della velocità dei veicoli. Per gli automobilisti significa multa da pagare, ingiustizia percepita, comune che fa cassa sulla pelle di chi va in auto pescando multe a strascico. Parola emotivamente connotata: l’Autovelox piace poco. Se poi uno ci pensa a sangue freddo, meglio qualche mese dopo aver pagato di quella stramaledetta multa presa proprio con l’Autovelox su un vialone più deserto del deserto del Nevada in un pomeriggio di ferragosto, tocca riconoscere che Autovelox significa anche maggior sicurezza e meno morti sulle strade.

L’automobilista che un paio di mesi fa sfrecciava a 157 chilometri all’ora in una strada urbana di Torino – un vero pericolo pubblico – lo ha beccato un Autovelox. E adesso lo aspettano 828 euro di multa e la sospensione della patente. Questa parola potente, Autovelox, è l’invenzione di una famiglia toscana. Sono i signori Sodi, stanno a Calenzano, tra Prato e Firenze, dove nel 1964 Fiorello e Carla fondano la Sodi Costruzioni Elettromeccaniche.

Adesso si chiama Sodi Scientifica, ha 29 dipendenti, quattro milioni di fatturato, una Divisione Ambiente che fa prodotti per il trattamento delle acque e una Divisione Traffico cha inventato molti prodotti per il controllo della circolazione e l’Autovelox. Che come sinonimo di misurazione di velocità che sta nei dizionari della lingua italiana e, come macchina, sulle strade. Fiorello Sodi dice che hanno cominciato nel 1959 mettendo a punto un apparecchio per misurare il tempo di reazione nervosa  di chi guida, una cosa di psicotecnica. Nel ’66 il primo brevetto, nel ’74 inizia la collaborazione con la Polizia Stradale, nel ’76 arriva il primo Autovelox a raggi infrarossi e negli anni ’90 sono i primi al mondo a sviluppare la tecnologia laser per rilevare elettronicamente le infrazioni al codice della strada.

Adesso in azienda ci sono i figli, Paolo e Roberto. Uno è amministratore delegato, l’altro sviluppa nuove tecnologie. Gli Autovelox della Sodi sono sulle strade di mezzo mondo. L’ultima commessa viene dal Qatar, per le cui superstrade hanno a messo a punto un apparecchio che fotografa l’emiro in eccesso di velocità anche quando ci sono 50 gradi di temperatura e l’asfalto ribolle.

La loro ultima creazione è il modello 106: è del 70% più leggero dei predecessori, si comanda via wireless con un tablet, controlla quattro corsie in contemporanea, scatta fotografie in digitale ad alta risoluzione e vede i veicoli che transitano in entrambi i sensi di marcia. È anche un bell’oggetto, molto slanciato. Da noi conta poco, ma dicono che in Qatar c’è grande  attenzione al design italiano. Anche nell’Autovelox.

PS: Il sito internet dell’azienda risponde a molte domande sull’Autovelox. A chi chiede se la lacca per capelli spruzzata sulla targa serve ad evitare le multe i Sodi ricordano che adesso la lacca è inutile anche per i coiffeur. Per l’Autovelox lo è sempre stata. È solo una leggenda metropolitana. E i CD sul cruscotto? Idem. 

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