RUBRICA - Nutrizione e salute

Gustarsi un gelato senza sensi di colpa

Consumiamo il gelato soprattutto perché è buono: difficile trovare persone che non apprezzino questo mix equilibrato tra gusto dolce, consistenza cremosa e temperatura fredda. Il gelato è una scelta dettata dall’indulgenza, che non è un “peccato”, ma un tratto normale nel comportamento alimentare umano: l’indulgenza non può essere eliminata, se non per breve tempo. Gestire l’indulgenza è probabilmente la sfida più complicata nel tentativo, frequente, di mettere ordine nel proprio comportamento alimentare. Nel 2010 presso l’Università di Chicago si fece un test tanto semplice quanto indicativo: ad una cinquantina di studenti furono date due barrette proteiche identiche, una con un packaging che ne promuoveva gli aspetti salutistici, l’altra quelli edonistici, e dopo il consumo venne valutata la sensazione di fame. Pur essendo barrette identiche, nelle ore successive al consumo della barretta con il packaging salutistico la fame percepita era significativamente maggiore (+40% circa).

Le aspettative cognitive influenzano la percezione di fame, ma anche la secrezione di ormoni che fanno venire fame, quali la grelina, come dimostrato successivamente dalla professoressa Alia Crum alla Università di Yale. Che implicazioni hanno queste osservazioni con il gelato? Quando si decide di concedersi un gelato è preferibile scegliere ciò che più ci appaga; inutile scegliere un sorbetto al limone se ciò che desideriamo è il gusto panna: il rischio è di non essersi gustati ciò che ci poteva appagare e rischiare di avere più fame dopo: oltre al danno, la beffa! Ma vi è un nemico ancora più insidioso nell’approccio al consumo di un alimento edonistico: la colpa.

Molte persone sono abituate a non potersi concedere alimenti gratificanti, e la sensazione di colpa è quasi automatica dopo aver consumato, ad esempio, un buon gelato. Tuttavia la colpa non ha mai aiutato nessuno nel raggiungere un migliore controllo del comportamento alimentare. Al contrario sulla rivista “Appetite”, nel 2014, viene pubblicato uno studio in cui si evidenziava come chi è in grado di gustarsi le occasioni edonistiche abbia un migliore controllo nel tempo del proprio peso corporeo. Questo non significa che sia suggeribile concedersi tutto ciò che desideriamo: l’essere umano è geneticamente portato a consumare più di quanto necessita, dunque il controllo rimane auspicabile. Ad esempio il controllo della porzione: molti di noi sanno quanto possa essere difficile controllare quanto gelato consumiamo se lo si consuma direttamente dalla “vaschetta”. Il controllo della porzione, e dei momenti in cui concedercela, rimangono aspetti importanti nel gestire il consumo di alimenti edonistici come il gelato. Mentre la privazione e la colpa sono elementi comuni in persone che combattono con il sovrappeso, che si rivelano paradossalmente controproducenti. Rispetto alla privazione è più importante e stimolante imparare a gestire correttamente il consumo di alimenti edonistici, una sfida che dobbiamo avere il “piacere” di cogliere.

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