RUBRICA - Italiani brava gente

Gli “Ecomori”, sentinelle dei rifiuti

Siamo a Torino, mercato di Porta Palazzo, un anno fa. C’è il problema di come smaltire meglio i rifiuti che rimangono quando chiudono le bancarelle, tutti se ne vanno e in piazza sorgono enormi cumuli di frutta e verdura mischiati a cassette di legno e di plastica. Bisogna  aumentare la raccolta differenziata dell’organico e rendere un po’ meno caotico il tutto.

Non è una sfida da poco: quello di Porta Palazzo è il mercato all’aperto più grande d’Europa. C’è una società che fa bioplastiche, si chiama Novamont, che propone al comune di distribuire agli ambulanti i sacchetti per l’umido. Chiede ad un’associazione, si chiama Eco dalle città, di farlo spiegando l’importanza della raccolta differenziata. C’è l’inventore dell’associazione – si chiama Paolo Hutter, è giornalista e ambientalista da sempre, è stato consigliere comunale a Milano e assessore a Torino – che si accorge di quanto cibo ancora buono finisca ogni giorno nei rifiuti. Pensa che si potrebbe provare a recuperarlo. Si accorge che già lo fanno molte persone, rovistando tra le cassette di frutta e verdura rimaste per terra. “Anziani indigenti, dice Hutter, ma anche giovani universitari sensibili alle campagne antispreco”. Ci sono anche, a recuperare cibo, cittadini stranieri, quelli con la pelle un po’ più scura.

Hutter ci pensa un po’ su e poi chiede ad un’organizzazione no-profit che si chiama Eri di provare a cercare dei volontari per raccogliere il cibo ancora buono e ridistribuirlo. I primi a rispondere sono quattro ragazzi pakistani, due ghanesi e due gambiani, tutti richiedenti asilo. Decidono di chiamarsi  “Ecomori”. Eco più “moro”, come da sempre i piemontesi chiamano quelli con la pelle scura. Una forzatura linguistica, autoironia per attirare l’attenzione. 

Gli Ecomori si mettono una pettorina arancione con su scritto “Sentinelle dei rifiuti”, girano tra i banchi e quando gli ambulanti iniziano a sbaraccare raccolgono la frutta e la verdura assolutamente commestibile ma un po’ ammaccata o troppo matura, quella che ormai non la compra più nessuno.

Quando il mercato chiude aprono un loro banco  di fronte alla fermata del tram 4 ed iniziano la distribuzione. Tutto gratis. Regalano fino a  200 chili al giorno ed il sabato, quando il mercato è aperto fino a sera, si arriva a 600. Nel frattempo, in quest’anno, la raccolta differenziata dell’organico al Mercato è aumentata del 120% e gli Ecomori sono diventati 25. 

Omar, che è arrivato dal Gambia passando per gli orrori della Libia dice che a prendere frutta e verdura vengono anziani italiani che raccontano di quando c’era la guerra e non si buttava via nulla; molti stranieri poveri e persone che lo fanno per scelta, come i ragazzi dei centri sociali. Per lui è importante “fare qualcosa e rendermi utile, ma soprattutto restituire l’aiuto che mi hanno dato accogliendomi in Italia”.

Hutter ci ricorda  che un terzo del cibo mondiale viene buttato via con uno spreco immorale e che quello degli Ecomori “non è solo un lavoro di pulizia e decoro, è molto di più, è parte di quell’economia circolare che può rilanciare una società in difficoltà”. Adesso gli Ecomori arrivano a Milano e a Roma. Noi speriamo nell’invasione di tutti i mercati.

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