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Donne e tecnologia, quanti stereotipi ancora da abbattere

Nei giorni scorsi si è celebrato l’Ada Lovelace Day, una ricorrenza dedicata a mettere in evidenza il contributo femminile alla scienza e alla tecnologia. La celebrazione è nata nel 2009 dall’iniziativa di Suw Charman-Anderson, giornalista scientifica stanca di frequentare eventi dedicati a Ict, scienza e innovazione e vedere sul palco relatori tutti o quasi tutti uomini: un’esperienza frustrante che vivo spesso anch’io nel mondo digital.

Il problema è duplice: da una parte, stereotipi duri a morire fanno sì che bambine e ragazze siano inconsapevolmente indotte a pensare di essere meno portate dei loro coetanei maschi verso le discipline matematiche, scientifiche e tecnologiche (le cosiddette Stem). Questa percezione è totalmente infondata nei fatti ma ancora molto solida nell’immmaginario collettivo: quanti telefilm, spot, video umoristici hanno come protagonisti dei nerd brufolosi e secchioni e delle ragazzine frivole e un po’ oche? Per ciascuno di questi, quanti esempi “a ruoli rovesciati” riuscite a contare?

Non è solo questione di role model: le aspettative stesse di famiglie e mondo della scuola orientano le scelte femminili più verso percorsi di tipo umanistico e letterario che verso le Stem.

Inoltre, se le donne che lavorano nella scienza e nell’Ict sono tuttora meno degli uomini, fino a poco tempo fa erano praticamente invisibili, a partire dalla storia della scienza. Quanti di voi sanno che Ada Lovelace è stata la prima a scrivere algoritmi pensati per far funzionare una macchina calcolatrice (il calcolatore programmabile di Charles Gabbage), quindi di fatto ha inventato la programmazione? E che è stata una matematica, Margaret Hamilton, a scrivere i programmi che hanno portato la navicella Apollo sulla Luna?

Il gender gap tecnico-scientifico rappresenta un problema sia per le giovani donne, escluse dalle opportunità di un settore che genera sempre più ricchezza e posti di lavoro, sia per la società nel suo complesso, che non sfrutta appieno il loro potenziale.

Negli ultimi anni sono nate varie iniziative che incentivano bambine, ragazze e donne ad avvicinarsi alle discipline Stem e a coltivare non solo le proprie competenze sociali e linguistiche, ma anche quelle analitiche, matematiche, progettuali; è arrivato anche il momento di abbattere i cliché opposti, quelli che tengono i maschi lontani dal cosiddetto lavoro di cura, sia in famiglia che fuori. Una società con meno stereotipi rende migliori le vite delle persone e permette alle idee di fiorire e svilupparsi.

Approfondimenti Girl Geek Life – www.girlgeeklife.com È un magazine online indipendente nato dall’iniziativa delle prime organizzatrici delle Girl Geek Dinner in Italia; parla di tecnologia, gadget, internet, con un’attenzione speciale alla valorizzazione e al coinvolgimento delle ragazze e delle donne appassionate di tecnologia e digitale.
Girls Who Code – www.girlswhocode.com Organizzazione non-profit fondata negli USA da Reshma Saujani con l’obiettivo di abbattere il gender gap tecnologico, nel giro di pochi anni ha coinvolto oltre 90.000 ragazze in corsi di programmazione e informatica. Dall’esperienza è nato il libro omonimo, che spiega i concetti di base della programmazione e racconta le storie di molte informatiche di ieri e di oggi.

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