RUBRICA - Le parole per dirlo

Depressione, i più colpiti sono i poveri

Gli antichi greci e poi i latini la chiamavano melancholia: bile nera o atrabile. Il termine lo aveva coniato il medico greco Ippocrate nel IV secolo a.C. e si riferiva a uno dei quattro umori corporei che considerava la base dell’organismo umano e il cui squilibrio interno provocava malattia: bile nera, flegma, bile gialla e sangue. Nel corso dei secoli, il tema della melancolia o malinconia è stato trattato da tantissimi scrittori, filosofi e artisti e spesso, questo stato di tristezza disperata veniva associato al tema della follia creativa.

Il poeta Petrarca, nel Trecento, nel trattato Secretum immagina di dialogare con Sant’Agostino a riguardo di questo terribile morbo dell’anima che lo affligge e lo identifica con l’accidia, uno dei vizi capitali. Per giungere al termine “depressione” bisogna arrivare all’inizio del ‘900, quando lo psichiatra svizzero Adolf Meyer, negli Stati Uniti, fonda la psichiatria dinamica e comincia a prendere in considerazione l’idea che questo “stato affettivo” non sia soltanto di origine biologica, ma abbia un rapporto strettissimo con le esperienze e le condizioni di vita di chi lo patisce. Lo scrittore Giuseppe Berto la definì “Il Male Oscuro”, Ferdinando Camon “La malattia chiamata uomo”, Cesare Pavese “il male di vivere”, per Virginia Woolf era un’onda, lo scrittore americano Andrew Solomon, riprendendo la definizione usata dai monaci del deserto, la chiama “Il demone di mezzogiorno”, William Styron sceglie l’ossimoro “Un’oscurità trasparente”, lo scrittore e illustratore americano Matthew Johnstone la incarna in un grosso cane nero.

Fatto sta che la depressione (nelle sue varie forme e nelle sue molte varianti) è uno stato della mente, dell’anima e del corpo che attraversa la storia dell’umanità e non accenna a sparire né a diminuire, anzi. “La depressione – scrive l’Organizzazione mondiale della Sanità nell’ottobre 2016 – colpisce persone di tutte le età, di tutti i ceti sociali e in tutti i paesi. Essa provoca angoscia mentale e impatta sulla capacità delle persone di svolgere anche le più semplici attività quotidiane, a volte con conseguenze devastanti per i rapporti con la famiglia e gli amici e la possibilità di guadagnarsi da vivere. Nel peggiore dei casi, la depressione può portare al suicidio, oggi la seconda causa di morte tra i 15 e i 29 anni”. Si stima (fonte Società Italiana di Psichiatria) che in Italia il 12,5 per cento della popolazione soffra di depressione: 7,5 milioni di persone. Nel mondo, sarebbero 322 milioni. Negli ultimi dieci anni c’è stato un aumento mondiale di disturbi psichiatrici del 18,4 per cento. Solo la metà delle persone colpite (e solo nei Paesi relativamente benestanti) ha accesso a un qualche tipo di cura. Qual è la sorpresa? Che non sono i ricchi a piangere, ma i poveri: la maggior parte delle persone che soffrono di disturbi psichiatrici e di depressione provengono dalle fasce deboli. In questi giorni si è svolta la Giornata Mondiale della Salute e proprio la Depressione è stata scelta come tema; sarà dunque al centro di molte discussioni e iniziative: è necessario aumentare le possibilità di prevenzione investendo nei servizi e nella cura. A questo link c’è il Piano d’Azione per La Salute Mentale 2013-2020: http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2448_allegato.pdf. C’è anche un hastag #LetsTalk. Parliamone.

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