RUBRICA - Italiani brava gente

Demolire qualcosa per costruire il futuro

Noi umani siamo fatti per costruire. Ce l’abbiamo nel Dna. Da quando siamo usciti dalle caverne costruiamo: case, palazzi, ponti, strade. Costruire è entrato nel linguaggio comune e lo usiamo per dire di noi: “costruire la propria carriera”, “costruire la propria vita”. Ma anche sbagliare è umano e con tanto costruire abbiamo tirato su anche molte bruttezze.

Case deformi, palazzi orrendi, edifici che li guardi e pensi a cosa diavolo c’era nella mente del geometra mentre disegnava quel progetto: acido lisergico misto a cemento? Desiderio di onnipotenza? Odio per i vicini? Invidia per Le Corbusier?  Ma quell’edificio malfatto, sproporzionato, fuori luogo, adesso c’è. Offende il paesaggio o noi che ci passiamo davanti una volta ogni tanto o tutti i giorni della nostra vita. Forse quella cosa brutta tiene lontano qualcuno: un turista che è venuto per cercare il Bello. Questa ricerca muove persone da ogni dove verso l’Italia – pochi partono per vedere il brutto – è questa bellezza che dobbiamo tutelare. Anche distruggendo il brutto. Ma non è facile abbattere, distruggere, demolire. Sembra, per noi umani, un atto contro la nostra natura. Perché siamo fatti per costruire e perché a demolire ci pensano altri: le guerre, i terremoti. Così sopportiamo il brutto: “È brutta davvero questa casa. Ma ormai c’è”. 

Un segnale importante arriva dal Piemonte. Con una fondazione bancaria, quella della Cassa di Risparmio di Cuneo, che fa una domanda a Comuni e Associazioni: “C’è qualcosa che volete distruggere? Ditecelo perché abbiamo 150mila euro per ridurre un po’ della bruttezza che contamina i nostri paesi”. Arrivano 14 proposte. Ne vengono scelte 5. A Bene Vagienna, 3.600 abitanti, il Comune e la Parrocchia di Maria Vergine Assunta hanno chiesto di demolire un fabbricato che serviva come teatro. Può sembrare un attacco alla cultura, ma è un edificio in cemento di un squallore desolante e tirarlo giù  è un atto di giustizia. A Margarita, 1400 abitanti, c’è la Cascina Castello, che è anche un bel nome ma corrisponde a fabbricato mezzo rudere e tutto inguardabile. Giù anche lui.

Non sempre si può distruggere: a Monticello d’Alba, 2300 abitanti, c’è un enorme muro in cemento armato proprio in centro paese. È brutto forte, ma serve a sorreggere il Castello e se lo tiri via viene giù tutto. Allora si può “mitigare”. A Monticello hanno scelto di addolcire la bruttezza del loro muro con l’arte: installandoci sopra 100 bassorilievi in cemento armato e smalto alti 2 metri. Li ha disegnati Valerio Berruti e a scelto che di farli convivere con l’edera, che già ci aveva provato a mitigare quella bruttezza ricoprendola di verde. A Govone, 2300 abitanti tra Alba e Asti, non riuscivano a sopportare le scatole elettriche di plastica che qualcuno aveva appiccicato sulla facciata del loro castello che domina le Langhe. Una piccola cosa rispetto ad altri orrori. Ma erano brutte davvero.

Nella nuova edizione del bando ci sono più soldi e la possibilità di votare via web cosa si vorrebbe demolire. Una Fondazione Bancaria di solito da soldi per costruire: a Cuneo lo hanno chiamato Bando Distruzione. Per costruire il futuro bisogna anche aver il coraggio di demolire qualcosa.

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