RUBRICA - Italiani brava gente

Cultura o economia?

Era il 2010, un tempo lontano. C’era un ministro dei Beni e delle attività culturali che si chiamava Sandro Bondi ed era ferventemente devoto al suo presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Gli dedicava brevi, vibranti poesie – una diceva: “Vita vitale/Vita ritrovata/Vita splendente” – mentre aveva un rapporto più complicato con il collega ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Era per via dei continui tagli alle spese per la cultura. La disputa venne chiusa da Tremonti con una frase secca, come nello stile dell’uomo: “Non è che la gente la cultura se la mangia”. È diventato un modo di dire, una di quelle semplificazioni brutali ed efficaci, una visione del mondo: “Con la cultura non si mangia”. Punto e basta. Poi sono arrivati tanti studi che affermano il contrario – ogni euro investito in cultura ne porta 2 negli altri settori – ma la sentenza di Tremonti rimane lì.
Oggi Tremonti fa il commercialista e ogni tanto lo si vede in tv, mentre Sandro Bondi si è disamorato di Berlusconi e vive sereno a Novi Ligure: “Voglio solo essere dimenticato”, dice. Noi speriamo gli sia arrivata la notizia che seppellisce definitivamente quell’assioma.
Viene da Mapello, Bergamo, dove c’è un’azienda edile, si chiama Vanoncini Edilizia Sostenibile S.p.A., che dà ai suoi dipendenti 100 euro per ogni libro letto. I lavoratori sono una novantina, muratori, operai, geometri, ingegneri, funzionari commerciali. Chi vuole si iscrive al book club aziendale – si chiama Club del Libro dei muratori, giusto per sfidare un luogo comune sul mondo dell’edilizia – sceglie un testo a piacere da una lista dove ci sono saggi, romanzi e manuali, lo legge, prepara una scheda e poi lo racconta ai colleghi durante una delle due riunioni mensili del club. L’idea è di Danilo Dadda, l’amministratore delegato. Dice che la passione per la lettura lo accompagna da sempre e gli viene dalla mamma. E poi sottolinea un punto importante, quello che c’è dietro il raccontare un libro, in pubblico, ai colleghi: “Presentando un libro si parla un po’ anche di sé stessi, l’aspetto stimolante è parlare a una platea, in questo modo formo i miei collaboratori a sostenere discorsi in pubblico, a superare l’imbarazzo iniziale e a far crescere la propria autostima”.
I 100 euro aumentano se il libro scelto è in inglese e raddoppiano per le presentazioni successive. Dadda dice che è solo una somma simbolica: “È l’input per una rivoluzione, tanto personale quanto a livello sociale, perché spero che con il Club del libro il messaggio arrivi anche alle famiglie dei miei dipendenti”.
Il club si riunisce in coda alla riunione con i consulenti commerciali, che adesso si fa da remoto causa pandemia, e le adesioni sono state tantissime. La Vanoncini Edilizia sostenibile spa ha chiuso il 2020, l’anno terribile per l’economia globale, con una crescita del 10% sull’anno precedente, fatturato a 28 milioni di euro. “Il Covid ci ha buttato fuori dalla zona di comfort, dice Dadda, ci ha insegnato l’importanza delle relazioni umane, un diverso approccio alla tecnologia, ad ascoltare le esigenze personali e a fare spazio a quelle familiari. Dobbiamo imparare il valore di condividere le competenze con i colleghi”. Vogliamo chiamarlo cultura?

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