RUBRICA - Le parole per dirlo

Dove comincia la sfida contro il bullismo

Domenica ai giardinetti: scontro tra titani sullo scivolo. I titani hanno intorno ai cinque anni, entrambi sono maschi e con la faccia dura si sfidano a chi debba passare per primo. “Io sono il capo” dice uno e l’altro abbaia “tu non sei capo di niente”. Il primo titano ringhia, il secondo tira fuori la lingua e gli dà una leccata in faccia; a quest’umiliazione, il primo risponde con uno sputazzo. Prove tecniche di bullismo?

I comportamenti aggressivi nei bambini fino a un certo punto sono normali, ma qual è il limite? Come accorgersene per tempo che questo limite è stato superato? E ancora, da dove vengono? Le domande da farsi sono scomode, perturbanti e necessarie. La paura più grande è quella che dallo scivolo, il conflitto si sposti ai banchi di scuola e diventi qualcosa di più grave. Purtroppo il bullismo è un fenomeno in crescita in tutta Europa che coinvolge 1 ragazzo su 4, e più della metà delle ragazze e ragazzi direttamente coinvolti non ne parla, per vergogna o paura. I bulli esistono da che esiste il mondo, ma certamente la rete – con la possibilità dell’anonimato e la convinzione (la certezza?) di passarla liscia –  ha reso il fenomeno ancora più pervasivo e ambiguo. Le storie di ragazze e ragazzi bullizzati sono all’ordine del giorno. Càpita, purtroppo, che qualcuna delle vittime, presa nel vortice di una disperazione piena di vergogna – specie quando di mezzo c’è il sesso, magari sottoforma di foto e contenuti espliciti rubati e condivisi sui social – si suicidi. Come Hannah Baker, la protagonista e voce narrante di una serie tv statunitense per adolescenti di cui si è molto discusso: Thirteen Reasons Why, (in Italia, Tredici, prodotta da Netflix dal romanzo di Jay Asher). Hannah, nella prima puntata è già morta suicida: la sua voce narrante proviene dalle 7 cassette che ha registrato in precedenza, nelle quali racconta i 13 fatti, gli incontri, le persone, i motivi che l’hanno spinta a questo gesto. Perturbante, ma utile da vedere insieme ai propri figli adolescenti. Inutile nascondersi dietro un dito. La violenza, quella esibita ma anche quella sotterranea, scorre nelle nostre vite e se vogliamo arginarla dobbiamo affrontarla, comprenderla in noi stessi prima che negli altri. Come difendere i nostri figli dalla possibilità di diventare bulli o vittime di bulli?

Il Miur (Ministero dell’istruzione dell’Università e della Ricerca) ha già elaborato un piano nazionale per la prevenzione del bullismo e del cyberbullismo a scuola (www.istruzione.it). La campagna si chiama “Un nodo blu contro il bullismo” e si articola in 10 azioni studiate per la prevenzione e il contrasto. Tutte ottime cose, partecipative, che coinvolgono ragazzi, insegnanti e genitori. Resta la spiacevole sensazione che la violenza sia inestirpabile dall’umano, che i comportamenti sbagliati continuino a perpetuarsi da una generazione all’altra e che sia inutile dare la colpa a internet, al mondo che cambia, quando siamo noi i primi a mettere in atto comportamenti aggressivi e violenti e a non essere capaci di metterli in discussione. Ogni volta che urli a un bambino, anche se hai ragione, stai perdendo una battaglia, ogni volta che alzi le mani stai per perdere la guerra. Il bambino imparerà che gli adulti è così che si difendono e che attaccano: con le urla e con le botte. Perché mai un bambino dovrebbe scegliere di essere da meno? Se lui è terrorizzato, cercherà di terrorizzare gli altri. Se si è sentito umiliato e ferito cercherà qualcuno sul quale sfogarsi.  È la cosa più banale del mondo da capire e come quasi tutte le cose banali, tra le più difficili da cambiare.

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