RUBRICA - Le parole per dirlo

C’è bisogno di scuola

A chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola.” Gianni Rodari, La grammatica della fantasia, 1973

In un racconto della scrittrice americana Shirley Jackson, la signorina Helen Spencer, mite insegnate di scuola elementare in una piccola cittadina, viene cooptata per dare una mano nello svolgimento della fiera estiva annuale. Si era preparata per una solitaria serata di riviste da leggere e invece le tocca precipitarsi verso la fiera senza neanche sapere cosa si troverà a dover fare. Un attimo ed eccola pronta: ha un turbante scarlatto in testa, uno scialle e in mano un mazzo di tarocchi: La Regina degli Zingari che spiega il passato e legge il futuro! Ma la povera signora Spencer ammutolisce davanti alla fila di persone in attesa di farsi svelare la vita. Lei non sa leggerle, le carte!

Neanche io so leggerle, e infatti mi trovo qui, in questo punto dell’estate 2020 a cercare di immaginare che cosa accadrà nelle scuole del nostro Paese quando, il 14 settembre, secondo l’ordinanza del ministro dell’istruzione Azzolina, dovrebbe ricominciare l’anno scolastico. Le linee guida ci sono, ma ogni plesso scolastico ha variabili ancora tutte da verificare riguardo la gestione degli spazi e la capienza delle aule per garantire il “distanziamento”. Mi domando cosa ne avrebbe dedotto la signora Spencer in questa selva di se e ma. Servono più bidelli, più insegnanti, servono i banchi monoposto, quelli con le rotelle, la distanza tra le “rime buccali” deve essere di minimo un metro, due dall’insegnante, mascherina in tutti i luoghi d’incontro, turni differenziati, didattica mista, una babele di variabili che fa girare la testa e fa, forse, dimenticare il motivo essenziale per il quale le scuole devono riaprire. La maestra Spencer, via via che i suoi compaesani le scorrono davanti, scopre di essere molto a suo agio nella lettura dei tarocchi. Forse è stato il suo lavoro di maestra a insegnarle come si leggono le persone, i dubbi, i sogni, le fragilità.

E forse, a questo punto capirebbe quello che aveva capito il pedagogista e maestro Mario Lodi: «Il concreto, nell’educazione, è il bambino: non il progetto educativo, non il programma scolastico, non la tecnica didattica in sé..». C’è un libro molto bello  scritto da Vanessa Roghi, si intitola Lezioni di Fantastica ed è la storia “pubblica” di Gianni Rodari, amatissimo scrittore per ragazzi e provocatorio intellettuale nei confronti della “vecchia” scuola dei contenuti e del voto. Come Mario Lodi, Gianni Rodari aveva ben presente che il centro di tutto il dibattito sulla scuola non è una mera questione di didattica e abbraccia al suo cuore il bambino. La bambina, i bambini, ovvero i grandi assenti di questi mesi del 2020. I piccoli fantasmi dei quali si discute come pacchi da appoggiare, spedire e ritirare  riguardo i quali ancora non si è fatto nessun serio ragionamento su ciò che in questi mesi abbiano perso in termini di apprendimento intellettuale, relazionale ed emotivo. Confidiamo che gli insegnanti certe domande se le siano fatte, e magari nelle notti agitate, abbiano cercato di sognare i sogni dei loro scolari. Quando li reincontreranno non ci sarà da chieder loro conto solo della tabellina del nove e delle guerre puniche. Ma dell’irruzione di una realtà angosciosa, multiforme e senza risposte certe, in un’età che le risposte le chiede a gran voce, anche quando viene ammutolita. (Buona immaginazione e fantasia a tutte le maestre e a tutti i maestri: abbiamo tutti, grandi e soprattutto piccini, tanto bisogno di voi.)

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