RUBRICA - Terra, uomini e clima

Qual è il vero costo delle bollette

Le questioni energetiche sono vitali per il nostro benessere: senza elettricità e petrolio la nostra vita piomberebbe nel Medioevo nel giro di pochi giorni. Eppure è un tema poco conosciuto, viviamo in un’ignoranza ovattata, dando per scontato che l’energia arrivi sempre azionando un interruttore o un distributore di benzina. Ne conosciamo una sola unità di misura: gli euro che si pagano in bolletta o alla pompa.

Ma gli euro non sono una buona unità di misura dell’energia, soggetta a mille oscillazioni e speculazioni, mentre sarebbe meglio parlare di Joule o di kilowattora (kWh), unità fisiche che non variano mai in tutti i Paesi. Quanti kWh sono contenuti in un litro di benzina? Circa 10. Quanti in un metro cubo di gas? Poco meno di 11. E quanti kWh di elettricità consuma in media una famiglia italiana? 2.700 all’anno. Ecco, abbiamo i primi numeri in mano.
Ma poi c’è il problema delle trasformazioni energetiche: la benzina bruciata in un motore a scoppio nel traffico, fatto di accelerazioni e frenate continue, rende in movimento trasmesso alle ruote solo il 25 per cento, quindi circa 2,5 kWh; gli altri 7,5 kWh che abbiamo pagato se ne vanno in calore dal radiatore. Un motore elettrico utilizza fino al 90 per cento dell’energia che ha assorbito e dissipa pochissimo calore. Quindi nella bolletta elettrica paghiamo ciò che veramente impieghiamo per un elettrodomestico, mentre tutto ciò che passa attraverso una combustione rende meno e disperde di più. Ma ovviamente dipende anche come è stata prodotta l’elettricità a monte: se si è bruciato petrolio, gas o carbone, abbiamo perso per strada molta energia e inquinato l’ambiente; se la fonte è una centrale idroelettrica, pannelli fotovoltaici e pale eoliche non abbiamo perso quasi nulla nella trasformazione e non abbiamo prodotto inquinamento.

Se afferriamo un po’ di nozioni sul complicato mondo dell’energia allora capiremo anche come risparmiarla e produrcela da soli, invece di essere dipendenti dagli umori del mercato e dei rapporti internazionali.

In queste settimane di guerra in Ucraina si è generato il panico della chiusura dei gasdotti russi e l’affannosa ricerca di sostituti. Si è parlato di riaprire giacimenti nell’Adriatico, ma sono ormai quasi tutti esauriti in oltre 70 anni di sfruttamento e ciò che resta potrebbe servirci per un solo anno. Si è parlato di rigassificatori, per utilizzare il gas metano liquefatto trasportato via nave dagli Stati Uniti: comprimere e portare così il gas costa a sua volta energia; quindi, quel gas sarà più caro e più inquinante di quello via tubo. Inoltre, navi metaniere e terminali rigassificatori sono infrastrutture pesanti, occorrono alcuni anni per costruirle e centinaia di milioni di euro. Poi si cercherà di utilizzarle il più a lungo possibile per rientrare degli investimenti, rallentando la transizione energetica verso le rinnovabili (non dimentichiamo che il metano è fossile). Capire qualcosa di energia è importante per non farsi raggirare, sia in bolletta sia in promesse verdi.

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