RUBRICA - Nutrizione e salute

La dieta per avere un cervello in forma

Con l’invecchiamento il cervello perde alcune delle sue potenzialità, tuttavia se lo trattiamo bene e lo teniamo in allenamento è possibile mantenere nel tempo una mente brillante. Le variabili in gioco sono molte, dall’inquinamento ambientale ai traumi, dagli stress emotivi alla genetica; in questo articolo focalizzerò l’attenzione sulla nutrizione. Le membrane dei neuroni svolgono una funzione cruciale nella conduzione di stimoli elettici e sono composte da acidi grassi; per tale motivo alle donne in gravidanza o durante l’allattamento vengono frequentemente suggeriti integratori con Dha: esso è uno degli acidi grassi omega 3  e svolge un ruolo importante nella crescita e nello sviluppo del cervello.

L’importanza del Dha va ben oltre tale limitato periodo in quanto il benessere del nostro cervello merita attenzione durante tutto il corso della vita. Gli integratori possono integrare carenze nutrizionali, tuttavia nella quotidianità suggerisco di usare i comuni alimenti; nel caso del Dha si traduce nel consumo di pesce un paio di volte per settimana. Anche gli acidi grassi omega 6 sono importanti, in particolare l’acido alfa-linolenico: in pazienti con Alzheimer lo stato di nutrizione per tale grasso risulta più basso. Esso è un nutriente classificato come “essenziale”, ovvero il nostro corpo non è in grado di sintetizzarlo, dunque dobbiamo assumerlo con gli alimenti, ma dove si trova? Ne sono particolarmente ricchi i semi di lino, le noci, l’olio di soia, anche quello di oliva ne è una buona fonte; ho anche delle buone notizie: esso è contenuto anche in burro, formaggi e salumi, a dimostrazione che non esistono alimenti etichettabili come “buoni” o “cattivi”. Il consumo moderato di vino come parte della dieta mediterranea può avere un effetto protettivo, mentre un consumo eccessivo di bevande alcoliche è deleterio per il nostro cervello.
A febbraio su Lancet è stato pubblicato un grande studio che ha raccolto i dati di ben 31 milioni di persone in Francia: il 57% delle persone con un inizio precoce di demenza ha avuto anche un problema di eccessivo uso di bevande alcoliche. Tale problema riguarda anche il “binge drinking”, fenomeno sempre più diffuso in giovane età anche in Italia.

Tra le vitamine del gruppo B particolare importanza rivestono i folati, il cui elevato consumo è associato ad una riduzione del rischio di demenza. I folati si trovano in tutte le verdure in foglia verde, preferibilmente non cotte in quanto sensibili alle elevate temperature.

Lo stress ossidativo danneggia i neuroni ed è una delle cause di declino cognitivo, tuttavia la supplementazione con anti-ossidanti quali selenio e vitamina E non ha avuto alcuna efficacia preventiva. L’ultima novità sul tema è un lavoro svolto dal team guidato dal prof. Antonio Orlacchio, del Centro europeo di ricerca sul cervello di Roma, che ha studiato la trans-crocetina, carotenoide contenuto nello zafferano: è stato dimostrato come essa sia in grado di fare da “spazzino” nel nostro cervello degradando la beta amiloide, la proteina principale indiziata nella malattia di Alzheimer.

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