RUBRICA - Italiani brava gente

EsseEsse9, sulla via Emilia sfreccia una moto elettrica

In principio furono lo gnocco fritto, i tortellini e il lambrusco. Poi arrivarono i motori e nella provincia di Modena nulla fu più come prima. Le macchine e le moto più belle del mondo si fanno qui. Dev’essere l’effetto della via Emilia, tutta dritta, che te la vedi e davanti ti viene l’istinto di partire e fare molta strada.

Questo pezzo di pianura hanno iniziato a chiamarla Motor Valley, per far capire anche agli americani cosa si è depositato qui: un concentrato di piccole e medie imprese, eccellenze, un tessuto produttivo che si evolve di generazione in generazione, tiene insieme stile e performance, innovazione e tradizione. Così qui si arriva prima. Per esempio nelle moto elettriche. Ce n’è una serie che si chiama Energica, la definiscono “la Tesla delle due ruote”, fascino e elettricità. È la più avanti di tutte e nasce da una storia. Che comincia nel dopoguerra, con la famiglia Cevolini: il padre Salvatore contribuisce alla ricostruzione industriale dell’Italia e poi passa il testimone al figlio Roberto.

Siamo negli anni ‘70 e l’azienda nel giro di pochi anni diventa fornitrice dei più importanti gruppi automobilistici che corrono in Formula 1. Pezzi per le vetture più veloci e tecnologiche del pianeta e anche componenti aerospaziali.

Poi un’altra generazione, con Franco, figlio di Roberto, laureato in ingegneria dei materiali, che porta l’azienda nel mondo della prototipazione e del 3D Print. Siamo negli anni ‘90 e inventano un materiale nuovo, si chiama Windform e rivoluziona il mondo della fabbricazione additiva. Vuol dire, a farla semplice, fabbricare oggetti strato dopo strato, uno sopra l’altro, non scavandoli come fa un tornio. Fanno anche una moto elettrica, con il coraggio di partire da zero: non derivata da una moto con il motore termico, come fanno tutti gli altri ma pensata specificamente per l’alimentazione elettrica al 100%. Nel 2014, con la fusione di tutte queste competenze, nasce Energica Motor Company S.p.A., il primo costruttore di moto elettriche supersportive.

Supersportive vuol dire che al semaforo, se uno vuol partire veloce, la moto passa da 0 a 100 chilometri all’ora in meno di tre secondi, un tempo inferiore a qualunque moto stradale con motore a combustione.

Giri la manopola del gas e un istante dopo sei qualche centinaio di metri più avanti, come in Star Trek. Più che di partenza si dovrebbe parlare di teletrasporto, e, chiaramente, conviene non farlo mai quando si guida in città. Meglio in pista. Non a caso dal 2019 il Moto GP, la massima gara di motociclismo mondiale, darà spazio anche alla moto elettriche: si chiamerà Fim Moto-e World Cup e la moto con cui correranno sarà  una Energica. Si chiamerà Ego, Io, ma sarà uguale per tutti.

Energica si ricarica alla svelta, immagazzinando  l’energia per fare 120 chilometri meno di 30 minuti e ha una componente elettronica, diciamo le istruzioni per funzionare bene, fatta da un miliardo e qualcosa di righe di programma. Lo Space Shutte – quello delle missioni spaziali – ne aveva 400mila. Un modello si chiama EsseEsse9 (nella foto): è la sigla della via Emilia, quella fatta costruire dal console romano Marco Emilio Lepido nel 187 a.C. Tra un po’, siamo sicuri, ci sfreccerà sopra una moto quantica. Qualsiasi cosa sia la faranno a Modena.

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