RUBRICA - Italiani brava gente

Tra Sicilia e Mediterraneo, un olio che aiuta la pace

Quando compriamo una bottiglia di olio extravergine d’oliva conviene sempre dare un’occhiata all’etichetta e guardare da dove viene: se c’è scritto Italia è meglio. Per molti motivi: filiera corta, qualità, un po’ d’orgoglio agricolo nazionale. Da oggi c’è un’eccezione, è di quelle importanti. Si chiama Olio per la Pace. Lo si riconosce facilmente perché sull’etichetta c’è un bel disegno di una grande pianta d’ulivo, di quelle tutte rugose e stortignaccole perché son lì da mille anni, con  fronde, tronco e radici. Le radici si allargano verso la terra a disegnare il simbolo della nonviolenza.

È quello che abbiamo visto mille volte su bandiere, striscioni, cartelli e anche sulle guance di una ragazza, dipinto con il pennarello: il cerchio tagliato da tre linee. È un simbolo con una storia importante: lo inventa un artista inglese, Gerald Holtom, nel febbraio del 1958. Sono anni di grande paura: c’è la guerra fredda, il mondo diviso in due, i bombardieri nucleari sempre in volo, giorno e notte, pronti a sganciare le bombe. C’è chi dice che l’umanità  si salverà solo se comincia a disarmarsi. Le tre linee del simbolo sono la sovrapposizione delle lettere N e D – Nuclear Disarmament – prese a prestito dall’alfabeto semaforico, il Morse con le bandierine. Il cerchio rappresenta la Terra dove stiamo tutti.

Racconta Holton che all’inizio lo aveva disegnato con le tre linee divergenti rivolte verso l’alto: “Ero in uno stato di disperazione. Profonda disperazione. Ho disegnato me stesso: la rappresentazione di un individuo disperato, con le palme delle mani allargate all’infuori e verso il basso, alla maniera del contadino di Goya davanti al plotone d’esecuzione. Ho dato al disegno la forma di una linea e ci ho fatto un cerchio intorno”. Poi lo ha girato verso il basso, come le radici dell’ulivo. Dice che gli era rinata dentro un po’ di speranza.

Nell’etichetta dell’Olio per la pace, dietro, c’è scritto che è un mix di oli, i migliori, che arrivano da Tunisia, Spagna e Grecia, uniti a extravergine italiano.

È un’idea nata alcuni anni fa in Sicilia, Zagaria, provincia di Enna, dove sono  state messe a dimora 400 varietà di olivo provenienti da tutto il mondo. E adesso convivono insieme, tranquillamente, nello stesso campo. Ne fanno un olio simbolico, lo avevano portato ad Expo, adesso è nei supermercati. Manfredi Barbera della Premiati Oleifici Barbera che lo produce, parla di “sapori e profumi mediterranei, per continuare a dire che biodiversità e integrazione possono convivere armoniosamente in un unico olio, così come ci insegna la Sicilia: un’isola nel cuore del Mediterraneo, che ha sempre accolto e unito religioni, culture e tradizioni differenti tra loro, nel segno della convivenza pacifica”.

Per ogni bottiglia venduta mezzo euro va a Medici Senza Frontiere, gli operatori umanitari che stanno ogni giorno nel Mediterraneo per salvare vite umane di chi lo attraversa per sfuggire a povertà, persecuzioni e alla guerra. Quella che aveva fatto nascere, 57  anni fa, il simbolo della pace. L’olio per la pace, fa piacere scriverlo, è sugli scaffali di 420 punti vendita di Coop.

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