Il mercato è pronto ad accogliere i prodotti dell’economia circolare? Lo chiediamo a Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile C’è una certa predisposizione del consumatore ma è contraddittoria: per alcuni il prodotto riciclato rimane un prodotto più scadente. I tessili ad esempio, che da sempre sono dei grandi riciclatori, tendono a non dire che in un vestito c’è una quota di stracci nel timore che ciò spaventi il cliente. Invece bisogna far passare il messaggio che si possono fare prodotti di altissima qualità, nel tessile e non solo, e che questo fa bene all’ambiente. Dobbiamo impegnarci a sviluppare il mercato delle materie prime seconde e dei beni riciclati.

C’è davvero bisogno di nuovi impianti di riciclaggio? Un po’ di nuovi impianti servono. Bisogna vedere filiera per filiera. In alcune non è possibile: ad esempio nel vetro non si possono fare più vetrerie, o ce le hai o non ce le hai, e nemmeno nella carta è pensabile avere una cartiera in ogni provincia, o nell’acciaio una fonderia. Nell’organico e per gli inerti invece si possono fare senza dubbio più impianti di riciclaggio.

Sarebbero utili anche nuovi termovalorizzatori? Può servire qualche impianto io penso al Centro e al Sud, ma al Nord ce ne sono già troppi. Il problema non è quello dell’incenerimento come qualcuno vuole far credere. Abbiamo 175 milioni di tonnellate di rifiuti e il recupero energetico è quasi marginale. Il riciclo, ormai, è la forma largamente prevalente di gestione dei rifiuti in Italia ed è anche la più utile ambientalmente e quella con maggiore redditività economica perché fa impresa, attività, tecnologia e occupati. Qualche coda di rifiuto oggi non riciclabile o la si brucia o la si manda in discarica. Ma è la coda, non la soluzione del problema. Un incenerimento di massa sarebbe un danno.

E infine gli incendi. Che origine hanno? Alcuni sono dolosi, altri no. In genere si tratta di rifiuti plastici sporchi di organico, che quando non vengono mossi ma restano fermi per giorni fermentano producendo gas i quali, in determinate miscele, si possono anche accendere da soli. Infatti alcuni gestori di impianti hanno personale h 24 che appena vede il fumo interviene. Il problema, quando rallenta il ciclo del riciclo, sta nella durata degli stoccaggi e nella sorveglianza.

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