Meno plastica sul pianeta, in particolare quella vergine. È giunta l’ora di passare dall’era della “plastica nuova e ovunque”, all’era più ecosostenibile della plastica “ridotta e circolare”, cioè riutilizzabile più volte.

La guerra all’inquinamento e allo spreco è stata lanciata dall’Unione europea, e Coop è tra i primi interlocutori a raccogliere il guanto di sfida. L’adesione, volontaria, alla campagna di impegni della Commissione Europea è tutta tesa ad aumentare l’utilizzo di materia plastica riciclata, eliminare i prodotti monouso e bandire le microplastiche.

Per step successivi, e giocando di anticipo sugli obiettivi Ue, Coop si è proposta di raggiungere nel 2025 – coinvolgendo alcuni prodotti a marchio e non – un uso di 6.400 tonnellate annue di plastica riciclata. Un impegno che Maura Latini colloca nel solco della continuità e della omogeneità dei fini: «Gli indirizzi europei in materia di economia circolare e di lotta alla dispersione della plastica in mare – sottolinea il direttore generale di Coop Italia – vanno esattamente nella stessa direzione della nostra policy aziendale».

Gli impegni assunti con l’Europa e con i propri consumatori e soci (6,8 milioni, verso i quali scatterà una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione) mettono al centro le bottiglie di acqua minerale, i flaconi per la detergenza casa e tessuti, le vaschette per l’ortofrutta. Grazie alle misure attuate, già da quest’anno Coop risparmierà 960 tonnellate all’anno di plastica vergine che riempirebbero in volume 9 tir.

Oltre ad aver aderito alla campagna europea, Coop prevede di raggiungere entro il 2022 – quindi con 8 anni di anticipo – gli obiettivi che l’Unione Europea ha posto come obbligatori entro il 2030: nell’arco di un quadriennio tutti i prodotti a marchio Coop saranno realizzati con materiali di imballaggio riciclabili o compostabili o riutilizzabili.

Già entro il 2019 lo stesso traguardo del packaging riciclabile, compostabile o riutilizzabile sarà tagliato dalla linea Vivi verde espressamente dedicata alla tutela dell’ambiente.

Azioni concrete e misurabili «La politica ambientale di Coop non si limita ad operazioni di facciata – ricorda Maura Latini – ma si sviluppa lungo tutta la filiera produttiva coinvolgendo stabilimenti di produzione, magazzini, punti vendita, fornitori, trasportatori». Fino ad arrivare a risultati concreti e misurabili, frutto di azioni pianificate per tappe successive. Vediamoli.

Cominciamo dalle bottiglie di acqua Coop. Oggi sono interamente fatte di Pet vergine: entro dicembre 2019 avranno come minimo il 30% di materiale riciclato, percentuale che nel gennaio 2023 sarà salita al 50%. Anche in questo caso Coop si propone di condizionare in positivo il mercato.

Molto più vicina è… la porta, come si direbbe nel gergo calcistico, se ci spostiamo nel campo delle vaschette dell’ortofrutta. Quelle Coop già da questo settembre avranno come minimo l’80% di contenuto in Pet riciclato. Le cassette Cpr a sponde abbattibili, che si usano per la movimentazione in ortofrutta, hanno già un 40% di polipropilene riciclato e, come gli shopper, rappresentano il tipico caso di un prodotto riutilizzabile che ne sostituisce uno monouso, in omaggio ai principi dell’economia circolare cari alla Ue.

Proseguendo con la metafora calcistica, spostiamoci ora nella metà campo dei flaconi per la detergenza casa e di tessuti. Qui è il 2025 l’anno in cui si faranno i conti con le statistiche. Per scoprire che tutti i flaconi di questi prodotti a marchio Coop, come minimo avranno a quella data un 25% di plastica riciclata al loro interno e l’85% anche di più, raggiungendo un contenuto minimo del 50% di riciclato. Un processo, questo, un po’ più lungo e complesso, così come lo è stato quello per le capsule monodose di caffè compostabili che possono essere smaltite nell’organico. Nel giugno del 2016 è comparsa la prima capsula sugli scaffali, la Tintoretto Fior fiore Coop, e nei prossimi mesi tutta la linea sarà compostabile.

50 anni di attenzione all’ambiente Queste sono solo le ultime azioni in ordine di tempo che fanno parte della “pledging campaign” (campagna di impegni) per soddisfare le richieste europee. Ma per Coop si tratta di tasselli di un mosaico costruito nel tempo. «Già nel 1995 ci siamo dati delle linee guida che prevedevano una maggiore tutela ambientale – prosegue Maura Latini – un tema che consideriamo di portata epocale». Si contano almeno cinquant’anni di iniziative di protezione ambientale e di interventi lungo tutta la filiera, che consentono oggi a Coop di partire da una situazione di vantaggio in virtù di scelte pregresse compiute in tema di riduzione, riciclo e riuso: le famose “tre R”.

Altre azioni virtuose sono state fatte. Qualche esempio. Coop ha già sostituito alcuni prodotti optando per i biodegradabili, come i bastoncini di cotone per le orecchie che per la legge italiana dovranno esserlo dal 2019. Così come nel 2009 anticipò alle casse gli shopper monouso compostabili, che oggi la normativa ha reso obbligatori, e le borse riutilizzabili fatte di plastica, cotone e juta. Anche tutti i piatti e bicchieri monouso della linea Viviverde sono già in Pla biodegradabile e compostabile.

Dal 1996, non da oggi dunque, si susseguono gli interventi sul packaging per ridurne l’impatto ambientale, alleggerendolo e riducendo così le quantità, impiegando materiale riciclato o riciclabile, promuovendo un uso di manufatti che possono essere riutilizzati, vedi le cassette del circuito Cpr. E poi, come non ricordare scelte “forti” come la rinuncia al Pvc nelle pellicole per conservare gli alimenti a marchio Coop, a cui si è poi adeguato tutto il mercato?

In questo mezzo secolo di attenzione e tutela dell’ambiente rientrano le campagne che hanno modificato stili di vita e abitudini di acquisto degli italiani. Per ricordare le principali in carrellata, si va dalle campagne storiche degli anni ’80 (ad esempio quella per la messa al bando dei pesticidi) alla più recente “Acqua di casa mia” (2010/2013, volta a incentivare l’uso dell’acqua di rubinetto e comunque di acqua locale), passando per l’azione di sensibilizzazione sui fornitori di prodotto a marchio, ovvero il progetto “Coop for Kyoto” che nel 2017 è diventato “Coop insieme per un futuro sostenibile”. Oggi sono 328 i fornitori sensibilizzati e coinvolti in processi di miglioramento continuo verso una maggiore sostenibilità delle proprie azioni. Erano 30 nel 2006 quando partì questa iniziativa che si è evoluta e ampliata nel tempo.

Innovazione più incentivi Sono di varia natura le iniziative contro la “plastica ovunque”. Da molti anni, ad esempio, si sono sviluppate nei negozi importanti esperienze di vendita sfusa. Nell’ortofrutta, Coop è il principale venditore di prodotti sfusi. Per la detergenza, in 124 punti vendita (dati 2017) si possono trovare altre esperienze di questo genere. Ma nessuno può pensare che lo sfuso risolva del tutto il problema. E anche il riciclo della plastica non è sempre un’operazione facile. Maura Latini fa notare che «molto dipende dalle caratteristiche del prodotto che andrà nell’imballaggio riciclato. La sfida per l’ambiente – aggiunge – può essere vinta solo se ci saranno investimenti nel campi dell’innovazione e incentivi da parte del legislatore italiano ed europeo, tesi a valorizzare le buone pratiche».

Sempre in un’ottica di economia circolare e di riduzione a valle dei rifiuti, va ricordato che Coop è stata la prima a introdurre nel 2007 le etichette “parlanti” che segnalano al consumatore il materiale dell’imballaggio e dove gettare il rifiuto. A fine 2017 queste informazioni erano presenti sull’84% dei prodotti a marchio. Un’altra grande trovata sono state le cassette riutilizzabili “salvaspazio” a sponde abbattibili prodotte dal consorzio Cpr e adottate a partire dal 2001. Ne sono state movimentate 67 milioni nell’ultimo anno, nell’ortofrutta, e ora questo sistema più ecosostenibile sarà esteso anche ad altro.

Redazione

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7 Commenti

  1. Leggo nell’articolo: “Ma nessuno può pensare che lo sfuso risolva del tutto il problema.” …
    Ma tutti siamo d’accordo che la vendita di prodotti “alla spina” ridurrebbe drasticamente il consumo di plastica e altro materiale di packaging, si stima anche dell’80% in meno! E i 124 punti vendita su territorio nazionale che offrono questa ‘esperienza’ sono ancora pochi !
    Vivo a Roma Sud e i punti vendita della mia zona non offrono prodotti alla spina, non ancora. La vendita di detersi per la casa e la persona, di alimenti freschi e secchi (pasta, riso, cereali, legumi, biscotti, spezie, olio, vino, ….) sarebbe un impegno importante e significativo, coerente con il primo principio per le politiche ambientali Coop, ovvero:
    RENDERE LO SVILUPPO DAVVERO SOSTENIBILE, ANCHE PER LE GENERAZIONI FUTURE.
    E noi consumatori saremmo orgogliosi di riuscire a fare la spesa con minore impatto ambientale !
    Concludendo: quando offrirete la vendita di prodotti sfusi nei punti vendita di Roma Sud ? Grazie

  2. sono rimasta delusa dal nuovo ipercoop flaminia di brescia dove sono stati tolti i detersivi sfusi e a quanto pare non verranno ripristinati ,li trovavo molto comodi per il risparmio di plastica e non capisco questa scelta, visto che nel vecchio supermercato c’erano, anzichè incrementare l’uso dei prodotti sfusi vengono tolti anche quelli già in atto, incomprensibile

  3. Mi complimento per le belle iniziative.
    Sono un socio coop ma anche e soprattutto un cittadino informato.
    Innanzitutto inviterei tutti ad una corretta educazione civica prima ancora di demonizzare un materiale piuttosto che un altro. Non è colpa del materiale di cui è fatta la cannuccia , del cottonfiok o della bottiglia di PET se queste finiscono in mare ma è colpa del cittadino maleducato. Se venisse fatta un’adeguata educazione civica ed in parallelo venissero imparite misure severe da parte delle autorità verso il cittadino che inquina vivremmo tutti in un mondo migliore.
    Oltre a ciò invito COOP ad occuparsi ancora di più di eco-design. Vedo ancora troppi over-packaging (cartone+alluminio+plastica) mentre un packaging semplificato e monomateriale ridurrebbe notevolmente i rifiuti. Ciò implicherebbe sicuramente una modifica al modo di fare marketing ma sono sicuro che si può migliorare.
    Per ultimo sono molto sospettoso nel promuovere a tutti i costi il sacchettino biodegradabile in quanto si sta ottenendo un risultato contrario alle intenzioni iniziali pur buonissime. Il sacchettino biodegradabile ha delle prestazioni nettamente inferiori ai vecchi sacchettini in polietilene ed oltretutto non lo si può mettere direttamente nel frigorifero nel caso contenga frutta. Oltre a ciò il sacchetto stesso rischia di venire spesso utilizzato per la raccolta domenstica della plastica, di fatto inquinandola dal momento che questa perde alcune delle sue caratteristiche meccaniche nel prodotto da riciclo meccanico. Infine se tale sacchetto biodegrababile viene utilizzato per l’umido domestico, poi rappresenta un problema per gli impianti industriali di trattamento di tale stream in quanto i suoi tempi di decomposizione sono molto più lunghi rispetto ai tempi richiesti dagli impianti stessi di trattamento del compost, tanto che molto spesso in questi impianti spesso tali sacchetti vengono preventivamente separati.
    Come potete vedere quindi oltre al marketing bisognerebbe andare un po’ più a fondo per scoprire che non è tutto oro quel che luccica.

  4. è vero che lo sfuso da solo non risolve il problema, ma un po’ aiuterebbe. oltre ai detersivi (che già acquisto sfusi presso di voi), mi piacerebbe poter comprare anche pasta, riso, legumi secchi alla spina.
    un saluto

  5. Un bel articolo che mi fa chiedere:
    “Perché il tetrapack del latte uht 500 ml è stato fornito di un tappo a vite in plastica?”
    Mi sembra che questa scelta di “mercato” sia una mossa di marketing vincente ma cozza contro quanto ho appena letto nell’articolo.
    Finora piegando un angolo e mettendo una pinza da bucato ottenevo lo stesso risultato senza rendere difficile il riciclo di questo tetrapack.
    Quanti si prenderanno la briga di separare il tappo dal contenitore?!

    • RISPONDE LA REDAZIONE
      Inserito da Redazione il 22 novembre, 2018 at 11:42 am — Rispondi

      Grazie del commento, segnaleremo la cosa a chi in Coop Italia si occupa del packaging dei prodotti.

  6. Bene. potrebbero mettere anche le macchinette x la raccolta delle bottiglie di plastica, del vetro, delle lattine. Già in diversi stati europei e non sono già in uso, e forse anche in alcuni posti in Italia. Ottenendo scontrini di sconto per sul negozio accanto. Grazie

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