30_consumatori_.jpg    Che cos’è una testata come Consumatori? E chi sono, i consumatori? Le risposte a queste domande possono essere declinate in molti modi. Noi – in occasione dei trent’anni della nostra rivista rivolta ai soci Coop – abbiamo scelto di farlo promuovendo una discussione pubblica che ha coinvolto una saggista ed esperta di comunicazione come Annamaria Testa, un sociologo come Enrico Finzi, il segretario generale di una associazione come Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso, e Massimo Bongiovanni che è presidente della Cooperativa editrice della nostra rivista.
Sarà poi giusto parlare di “consumatori”? “A me piace parlare di soci coop”, spiega Enrico Finzi: “perché essere socio Coop è qualcosa di più che essere consumatore. Essere socio Coop è appartenenza a elementi di valore che vanno al di là del business, è attenzione al mondo della produzione, che è lo sviluppo dell’originaria vocazione al rapporto con i fornitori delle prime cooperative di consumo; ed è attenzione agli aspetti etici del prodotto, al rispetto dei diritti dei lavoratori. Dunque, per spiegarla più brevemente, attenzione ai valori più che agli interessi”. E la rivista, qual è il suo ruolo? “In tutto questo Consumatori ha avuto un ruolo fondamentale. È servito a togliere ideologicità e astrattezza a una serie di valori, traducendoli in comportamenti concreti. E perciò è diventato strumento essenziale della diversità Coop. Una diversità che è soprattutto riferita all’approccio nei confronti dei propri soci (ma anche di tutti gli altri consumatori), che, attraverso il giornale, possono diventare più sensibili ai propri diritti, più evoluti”.
Perché andare alla Coop significa esprimere un sorta di diversità come consumatori (e non solo)? Risponde Finzi: “Perché la dimensione essenziale della cooperazione di consumo è il noi. Per la sillaba “co”. Noi siamo “co”. Il cooperare è qualcosa di più della solidarietà. Esse co-altri è un’esperienza fondativa dell’essere umano, che ci fa esistere in quanto non da soli. La cooperazione è cultura e terapia psichiatrica contro lo squagliamento della personalità”.
La pensa così anche Massimo Bongiovanni: “Coop è molto di più di un prodotto conveniente. Coop sono ad esempio i volontari che portano la spesa a casa degli anziani. Ovvero è un tessuto  costituito dalla relazione tra persone”.
E tutto questo si fa anche attraverso la rivista Consumatori. “Una rivista con una forza straordinaria – spiega Annamaria Testa – perché una diffusione di più di due milioni di copie è una cosa straordinaria. In più, il migliore dei quotidiani vive solo un giorno, invece Consumatori ha una vita pressoché infinita”.
Numeri “pazzeschi” (quelli della nostra rivista) li definisce Testa, che torna – a proposito dell’essere soci Coop –  sul concetto dell’appartenenza. “La scelta che di ciò che compriamo o non compriamo è scelta di ciò che ci appartiene e a cui sentiamo di appartenere”. Perciò anche il giornale che esprime un modo preciso di essere cittadini e in questo è uno strumento importantissimo, che rappresenta una sfida decisiva: “Per buona parte delle persone che ricevono Consumatori è uno dei pochi giornali di casa. Per questo è assolutamente necessario fare uno sforzo continuo verso un linguaggio che sia il più chiaro e comprensibile possibile, specie quando si affrontano argomenti difficili, specie quando dobbiamo portare avanti idee nuove”.
Le idee nuove di Consumatori. Per Bongiovanni la sintesi di queste novità sta nell’idea di un consumerismo gentile. “Consumatori è qualcosa che è tra di noi, nelle famiglie, nelle abitudini ed è fisicamente nei diversi ambienti della casa. Un giornale che ha diffuso un’idea nuova che è quella del consumerismo gentile, che ha introdotto riflessioni, valori, dialettiche, senza urlare. Voce diversa e gentile in un paese in cui si urla troppo. Un giornale che è continuo scambio e capacità di relazione tra i nostri lettori e Coop. Nella logica del consumerismo gentile – prosegue Bongiovanni – è cresciuta fino al 60% la quota di persone che nell’atto della spesa cerca prodotti in promozione; molti, sempre di più, comprano solo l’essenziale, e sono il 54%. Circa il 30% compra meno degli anni scorsi e molti altri poi, il 20%, sono passati a marchi più economici. Ma di tutti questi, l’86% non è disponibile a rinunciare alla salubrità e alla sicurezza, e per il 72% l’eticità della filiera è e continuerà ad essere un aspetto fondamentale del prodotto che si decide di acquistare. E non controllo di filiera da un punto di vista della rassicurazione personale, di ciò che riguarda solo noi stessi, la nostra salute; ma dal punto di vista della collettività: cioè si cerca e si compra una merce prodotta con il minor impatto ambientale possibile e nel rispetto dei diritti dei lavoratori”.  
Per Antonio Gaudioso di Cittadinanzattiva, Consumatori è un forte presidio di fiducia. “Immaginiamo cosa succederebbe – spiega – se saltasse la fiducia tra cittadini, operatori e istituzioni… salterebbe tutto, a partire dal ciclo dei rifiuti. In quanto presidio di fiducia, Consumatori è stata capace di creare una comunità di persone che crescono insieme e che, attraverso Consumatori, rafforzano i legami tra loro. Perché anche grazie a Consumatori e alle associazioni come Cittadinanzattiva, il cittadino è diventato un interlocutore attivo, che ha preteso di poter dare il proprio contributo esercitando il diritto di scelta sulla sostenibilità dei prodotti come impatto ambientale e su scelte etiche come la responsabilità sociale dell’impresa”. Non solo. Secondo Gaudioso “la presenza di Coop sul territorio ha contribuito a rendere meno evidenti le disuguaglianze tra un territorio e l’altro, e aiuta i cittadini a non sentirsi di serie A o B a seconda della parte del paese in cui si è nati. Perché la difficoltà di arrivare a fine mese non riguarda solo i consumi e il costo del carrello, ma è condizionata fortemente anche da quello che c’è tutto intorno”. Cosa c’è intorno al carrello? “Cè una Coop – risponde Bongiovanni – che in un momento di crisi durissima ha deciso di restituire al territorio quello che il territorio ci ha dato: a partire dal rapporto con i fornitori del territorio in cui operiamo. E poi c’è la scelta di promuovere prodotti – in base a quello che abbiamo definito il consumerismo gentile – che siano etici, senza ogm, biologici, a basso impatto ambientale… Il momento è difficile, ma noi abbiamo scelto di fare in modo che gli sforzi che ci attendono non portino al depauperamento e alla perdita della qualità. Anche mettendo in campo nuovi strumenti, e confrontandosi con nuove realtà di comunicazione e nuovi comportamenti”. 

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