La notizia non è che i rifiuti, che vanno considerati merci in un’ottica di economia circolare, viaggiano, ma che lo fanno su tragitti sempre più lunghi con un impatto inevitabile sui gas serra dal momento che circolano su gomma e soltanto un quarto su rotaia se diretto all’estero. Lo studio sulla movimentazione dei rifiuti presentato da Marco Botteri di Ecocerved, la società di analisi e studi di Unioncamere, paragona i dati del 2016 con quelli del 2012 e fa vedere che su 193 milioni di tonnellate in viaggio (+7%, in linea con le quantità prodotte) 44 milioni si spostano per più di 100 Km (+17% ) e 14 milioni (il 7% del totale) superano i 300 Km. I chilometri percorsi in un anno salgono a 1,2 miliardi, equivalenti a circa 175 mila volte l’intera rete autostradale del nostro paese!

Oltre la metà del totale trasportato è costituito da inerti, cioè da scarti di costruzione e demolizione e da rifiuti derivanti dal trattamento di altri rifiuti (+23%). I rifiuti pericolosi rappresentano solo il 5% ma salgono al 26% se ci focalizziamo su quelli esportati all’estero, il cui totale non supera tuttavia i 9 milioni contro i 184 milioni di tonnellate che rimangono entro i confini nazionali, prevalentemente all’interno della stessa macroarea di origine. L’86% infatti viene trasferito da un punto di partenza a uno di arrivo che si trova sempre o al Sud, o al Centro, o nelle Isole, o nel Nord-Est, o nel Nord-Ovest, e il 21% nell’ambito di uno stesso comune. Gli spostamenti tra macroaree diverse sono meno del 10% del totale e riguardano soprattutto le direttrici da Centro-Sud a Nord (i flussi più consistenti vanno dalla Campania e dal Lazio alla Lombardia) e da Nord-Est a Nord-Ovest. Lo studio conferma il problema dell’allungamento della filiera della gestione: l’8% delle aziende si occupa infatti solo di stoccaggio e un numero crescente (32%) opera nel misto (stoccaggio più trattamento) per difficoltà ad avere le autorizzazioni al riciclo.

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