Biologico sì o no? O meglio: il biologico è una reale garanzia per i consumatori in termini di qualità e salubrità dei prodotti? Insomma, il biologico è davvero meglio?

Qualche tempo fa, Elena Cattaneo, senatrice a vita, farmacologa e biologa, ha definito il biologico  una favola “bella ma impossibile”, a causa (secondo lei) delle basse rese e della qualità non significativamente migliore dei prodotti biologici.

Nonostante questo dibattito però, più che una favola, il biologico continua a confermarsi come una solida realtà cui si affidano tanti italiani, visto che negli ultimi 7 anni il mercato bio è cresciuto molto, con un segno più, ancora nel 2018, dell’8% e un significativo ampliamento nel mondo della casa e della persona oltre che a quello della tavola. Con un aumento del 71% in 7 anni, gli ettari coltivati a biologico sono 1 milione e 900mila, pari al 15,4% della superficie agricola nazionale e 75mila le imprese coinvolte. Quello italiano è il terzo mercato europeo per i prodotti bio, con un giro d’affari di 5,6 miliardi di euro, di cui 3 miliardi e mezzo di vendite bio in Italia e 2 miliardi di export.

«È evidente – spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente di Federbio – che i consumatori chiedono sempre di più prodotti senza chimica di sintesi. E c’è fiducia verso il biologico perché sono i prodotti più controllati di tutti». Controlli cui si aggiunge un sempre più forte impegno contro tentativi di truffe e “furbetti”.  «Le truffe sono in primo luogo truffe contro i tanti produttori onesti – risponde Mammuccini – e a quanto si è visto sono riferibili quasi sempre ai prodotti d’importazione. Tutto questo crea danno all’intero settore ed è per questo che Federbio si è costituita sempre parte civile nei principali procedimenti giudiziari che si sono aperti negli ultimi anni. Per parte nostra vogliamo assolutamente rafforzare i controlli attraverso procedure avanzate e moderni sistemi in grado di garantire la completa tracciabilità dei prodotti anche attraverso la tecnologia Blockchain, rafforzando la vigilanza del Ministero e superando definitivamente ogni possibile conflitto di interesse fra organismi di certificazione e operatori». Un rafforzamento dei controlli previsto dalla legge quadro sull’agricoltura biologica, una legge che è già stata approvata a larga maggioranza alla Camera e che ora attende l’approvazione in Senato. Proprio a luglio l’iter ha fatto un passettino avanti con un’audizione in Commissione agricoltura.

Nel dibattito intorno alla legge, sostenuta da tutte le associazioni agricole comprese Confagricoltura e Coldiretti, è stato approfondito anche il tema delle rese più basse dei terreni coltivati, cosicchè, sostengono i critici, servirebbe più estensione di terra per realizzare lo stesso raccolto. Una visione decisamente contestata dagli operatori del biologico: «L’oscillazione dei rendimenti, a seconda anche delle colture e delle caratteristiche del terreno, va dall’8% al 25% in meno – spiega la presidente di Federbio  -. Ma ovviamente nel biologico non bisogna considerare solo la resa dei raccolti annuale ma anche la produttività di un terreno nel tempo. Secondo un rapporto Onu, nel 20% dei suoli si sta verificando una riduzione della produttività per desertificazione, un fenomeno che deriva dall’impoverimento del terreno causato dalla chimica di sintesi e dai concimi chimici. Nelle coltivazioni biologiche  invece, si utilizzano solo fertilizzanti organici – anche grazie all’integrazione tra allevamenti e produzioni agricole –  e si segue il principio della rotazione, cioè dell’avvicendamento colturale che conferisce al terreno nutrienti specifici, in particolare coltivando leguminose. Inoltre non usando diserbanti, si usa la trinciatura delle erbe per arricchire ulteriormente il suolo di sostanza organica. Va inoltre considerato che produciamo anche più cibo di quello che consumiamo, visto che il 30% finisce nei rifiuti! Quindi non si tratta di aumentare le rese dei terreni, quanto, piuttosto di distribuire adeguatamente quello che produciamo. Il fatto è che si è puntato a produrre un surplus, finalizzato a ridurre il prezzo che viene corrisposto all’agricoltore. Abbiamo già scordato la triste vicenda dei pastori sardi e del prezzo del latte al litro?».

«La sostenibilità in agricoltura – spiega anche Claudia Sorlini, docente di microbiologia agraria all’Università di Milano – non va misurata solo sulle rese, ma anche sulla capacità di aumentare la sostanza organica e la fertilità biologica dei suoli, di conservare la biodiversità, di ridurre l’uso dei prodotti agrochimici. In questo modo si contrasta anche l’erosione dei suoli, che all’Europa costa 1,25 miliardi di euro, problema che colpisce in particolare l’Italia».

E poi c’è la questione dei pesticidi: secondo l’Ispra, ve ne è traccia nel 67% dei punti di campionamento delle acque superficiali e nel 33,5% di quelle sotterranee. Ma in molte regioni la presenza dei pesticidi è molto più diffusa del dato nazionale, arrivando a interessare oltre il 90% dei punti delle acque superficiali in Friuli, Bolzano, Piemonte e Veneto, e più dell’80% in Emilia Romagna e Toscana. Supera il 70% in Lombardia e a Trento.  Va inoltre ricordato che il biologico promuove la biodiversità, proprio perchè non viene usata chimica di sintesi: vermi, uccelli, ragni, piccoli mammiferi, sono più presenti sui terreni coltivati con metodo biologico che non su quelli convenzionali».

Non sbagliano dunque i consumatori che acquistano il biologico soprattutto pensando ai benefici per la loro salute (nel 52% dei casi), e a prodotti di maggiore qualità e a migliori metodi di produzione. Ma sono in crescita anche le persone che comprano bio per ragioni legate all’ambiente e alla sostenibilità (26%). Per Roberto Zanoni, presidente di Assobio, «la scelta biologica riflette un vero cambiamento nelle abitudini alimentari dei consumatori, che mostrano un sempre maggiore interesse nei confronti dei prodotti naturali, semplici e a basso impatto ambientale».

Ma davvero cambia qualcosa per i consumatori, quando decidono di acquistare il biologico?«Intanto sono prodotti con pesticidi pari a zero – spiega Mammuccini – cosa che è stata verificata ogni volta che sono stati eseguiti dei controlli».  E la professoressa Sorlini cita una metanalisi basata su un numero rilevante di evidenze scientifiche secondo la quale frutta e verdura coltivate a biologico avrebbero un contenuto leggermente superiore di composti fenolici, ovvero gli antiossidanti “spazzini” dei radicali liberi; i cereali una minore quantità di cadmio e i latticini una più alta concentrazione di omega3!   

C’è chi si lamenta dei prezzi, però, ritenendoli troppo elevati. «Su questo fronte – spiega Mammuccini – è necessario rendere efficiente tutta la filiera per non gravare troppo sul consumatore finale, anche se bisogna dire che in molti casi, grazie anche alla grande distribuzione, c’è stato un abbassamento dei prezzi del biologico. È indispensabile però evitare il rischio che anche per il bio ci sia la rincorsa al ribasso dei prezzi ed affermare il principio del ‘giusto prezzo’ dei prodotti agricoli. Bisogna infatti comprendere che il prezzo di un prodotto deve riconoscere il lavoro che c’è dietro e per questo bisogna fare tanta informazione su come si coltiva: nel bio ci sono costi superiori, regole molto stringenti».

Quali future sfide attende il biologico italiano? «Dobbiamo aumentare la produzione del biologico italiano per evitare quanto più possibile il ricorso a prodotti importati. Anche per accrescere le opportunità per i giovani, che faticosamente si riaffacciano al mondo agricolo in particolare quello biologico».

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